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YULIA E L’EUROPA NEL PALLONE

Il caso di Yulia Tymoshenko ha assunto davvero una bizzarra dimensione e, dopo l’invito di Angela Merkel al boicottaggio politico di Euro 2012, l’Europa si mostra ancora una volta schizofrenica.

Bruxelles ha subito affiancato Berlino e Juan Manuel Barroso ha fatto sapere di non voler andare a giugno dalle parti di Kiev se prima non sarà risolto il caso dell’eroina della rivoluzione arancione.

Altri capi di Stato hanno annunciato di evitare visite in Ucraina in segno di protesta contro il presidente Victor Yanukovich. In ogni caso, come ha ribadito l’Uefa, gli Europei si giocheranno ed è molto probabile che, all’apertura del torneo l’8 giugno a Varsavia, Yanukovich sarà presente. Insieme a tutti gli altri.

La Germania e l’Europa hanno aumentato la pressione su Kiev, ma per ottenere cosa? Il trasferimento dell’ex premier in una clinica di Berlino probabilmente arriverà comunque. E poi? Difficile - per non dire impossibile - che la Bankova riabiliti improvvisamente la Tymoshenko e le consenta di partecipare alle elezioni di ottobre.

Più facile che la Lady di ferro venga accolta da altri processi, con la prospettiva di rimanere in gattabuia sino alla pensione. Senza cambiamenti al vertice politico, il suo destino in Ucraina è segnato e dovrà forse rassegnarsi all’esilio tedesco o a quello praghese insieme con il marito Olexandr.

Come reagirà quindi l’Europa? L’Accordo di associazione rimarrà nel limbo e la probabilità che l’Ucraina scelga l’Unione doganale con la Russia saliranno. Il Cremlino non si lamenterà.

A Bruxelles e alle cancellerie occidentali manca la visione comune per affrontare i rapporti con l’ex repubblica sovietica, che non è mai stata decifrata in maniera adeguata: come nel 2004 si è capito poco della rivoluzione arancione, così oggi la vicenda Tymoshenko è la cartina di tornasole della mancanza di una strategia sia sul breve che sul lungo periodo.

Non solo: le autocrazie di Asia centrale e Caucaso, ben peggiori di Ucraina o Bielorussia, sono trattate nonostante tutto coi guanti di velluto da Berlino, Bruxelles e naturalmente Washington. La decisione di non andare a guardare una partita di pallone a Kharkiv stride con la lista della spesa di chi va al supermarket del gas di Ashagabad, Tashkenkt, Astana o Baku senza fare una piega.

Qualcuno dovrebbe forse spiegare a tutti gli oppositori che da quelle parti marciscono in prigione o sono stati costretti all’esilio qual è la differenza tra loro e Yulia Tymoshenko.

(Limes)