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WILLIAM, KATE, I TEDESCHI E IL PRINCIPE MUTANDA

Ci sarà un qualche legame storico con le vicende dei fascismi della prima metà del secolo scorso, se la Germania condivide con l’Italia il triste primato degli aristocratici più imbarazzanti d’Europa. A un giovane principe mattatore del Festival di Sanremo, i tedeschi possono affiancare una lunga sfilza di patrizi i cui nomignoli tradiscono già un pericoloso scivolamento sul terreno del kitch e della volgarità.

Roba da cafonal delle nobiltà, se qualcosa del genere esistesse anche in Germania. Una distanza siderale dalle algide tribù reali che si muovono elegantemente negli scenari del centro e del nord d’Europa, dalla Gran Bretagna alla Svezia, dalla Danimarca al Belgio e all’Olanda e perfino in Spagna, dove il temperamento mediterraneo non scalfisce il prestigio assicurato dai lunghi anni di responsabile reggenza di Juan Carlos di Borbone.

Il confronto ritorna puntualmente d’attualità a ogni matrimonio reale. Che si svolgano nella Madrid della movida o nei silenzi ovattati di Stoccolma, le lunghe cerimonie matrimoniali incollano milioni di tedeschi alla tv, pronti a seguire con partecipazione e competenza ogni movimento di carrozze e teste coronate, coadiuvati da commentatori competenti che paiono usciti da corsi di formazione sul bon ton in uso alle corti. Quando poi si tratta del casato per eccellenza, quello britannico, allora la partecipazione di mescola a una certa invidia e i tedeschi si chiedono perché «il destino non abbia riservato loro una discendenza reale altrettanto meravigliosa».

Accade anche questa volta, alla vigilia del matrimonio principesco fra William e Kate. E a dar voce al rimpianto teutonico ci ha pensato la Bild, il quotidiano popolare particolarmente versatile a raccontare il lato futile della vita: «Quando venerdì 29 aprile William e Kate si daranno il bacio del sì sul sagrato della chiesa, saranno tanti i tedeschi che si chiederanno perché invece di reali così affascinanti a loro sia toccata in sorte la tragedia di un principe mutanda, un principe bicipite o una principessa tette». Mutanda, bicipite e tetta non sono altro che i nomignoli con cui gli aristocratici tedeschi calcano disinvoltamente la scena del vippaio di casa, tenuti però a debita distanza dal ristretto circolo real-principesco dei casati che contano. «Tra gli aristocratici tedeschi veri e presunti», ha proseguito caustica la Bild, «il motto noblesse oblige sembra aver assunto un nuovo e soprattutto imbarazzante significato».

Passi per l’assenza di un re o di un imperatore, che probabilmente nessuno più rimpiange, ma almeno la presenza di un’aristocrazia degna di atmosfere d’altri tempi non guasterebbe. E invece il quotidiano popolare ha infilato senza rispetto il dito nella piaga, rifilando ai propri lettori la galleria dei 25 nobili più imbarazzanti di tutto il Paese: conti, principesse e baroni dai nomi altisonanti, che richiamano casati centenari e castelli disseminati lungo fiumi e laghi leggendari, ma i cui soprannomi tradiscono un presente di ben altro tenore. Si parte dal principe Ferfried von Hohenzollern, in arte Foffi, tre volte separato, cronicamente a corto di soldi, che ha pregiudicato la propria reputazione recitando da protagonista nella soap-opera di mediocre livello “La preparazione del matrimonio” e si è distinto per aver corso gare automobilistiche sponsorizzato dal gestore di un sito online pornografico, per arrivare al principe Ernst August von Hannover, pronipote dell’imperatore Guglielmo II, più noto come “principe fuori di testa”, che durante una visita ufficiale ai padiglioni dell’Expo non riuscì a trattenere aristocraticamente un bisogno impellente e orinò direttamente nel giardino davanti a uno stand. «Onestamente, non lo si può definire un sangue blù», ha aggiunto la Bild, ricordando che anche il matrimonio con Carolina di Monaco è andato a ramengo dopo che il nobiluomo era stato sorpreso al fianco di un’affascinante quanto poco regale prostituta.

Nella galleria non manca Carl-Eduard von Bismarck, pronipote del cancelliere che unificò la Germania, che si è guadagnato il titolo di “Calle il Pigrone” per aver collezionato il record di assenze parlamentari nella sua breve esperienza di deputato della Cdu fra il 2005 e il 2007: come uno scolaretto svogliato, presentava al Bundestag un certificato medico denunciando malattie che non gli impedivano tuttavia di partecipare a interminabili party notturni. Inevitabili le dimissioni. C’è poi il principe Marcus von Anhalt, la cui attività nel settore dell’entertainement consiste nel gestire un bordello, che ha acquistato il titolo nobiliare dall’aristocratico che forse più di ogni altro detiene il titolo dell’impresentabilità: il principe Frederic von Anhalt, gestore di una sauna, adottato a suo tempo dalla princessa di Anhalt: ama indossare vistose quanto improbabili uniformi, sposato con Zsa Zsa Gabor, distribuisce a pagamento titoli nobiliari a destra e a manca per rimpinguare le sempre vuote casse di famiglia.

Chi fosse interessato, può sfogliare l’intera galleria alla ricerca della nobiltà tedesca perduta. Nessuna sorpresa, dunque, che gli ex sudditi di Germania abbiano per un periodo sperato che qualcosa di nuovo e favoloso potesse venire da un barone prestato alla politica, come Karl-Theodor zu Guttenberg. Tutto sembrava incastrarsi alla perfezione: charme, glamour, famiglia. Fino allo scandalo della tesi di dottorato plagiata. Imbarazzo, dimissioni e fine della carriera e del sogno. La maledizione dell’aristocrazia tedesca continua.

(Pubblicato su Lettera43)