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LA CADUTA DI GUIDO WESTERWELLE

Le polemiche interne all’Fdp, scoppiate dopo la triplice sconfitta alle elezioni regionali delle ultime due settimane, potrebbero spingere Guido Westerwelle a lasciare la carica di presidente del partito già in questo fine settimana. Il ministro degli Esteri è impegnato fino a domenica pomeriggio in un viaggio diplomatico in Cina, che prevede anche una breve sosta in Giappone. Poi farà rientro a Berlino e, secondo indiscrezioni giornalistiche, potrebbe già in serata riunire un ristretto gruppo di dirigenti e comunicare la decisione di dimettersi. Per lunedì mattina, alle 9, è previsto il presidium dell’Fdp.

Le dimissioni di Westerwelle non sarebbero immediate. L’Fdp ha già fissato per il prossimo 13 maggio il congresso del partito a Rostock. Il ministro comunicherebbe dunque la decisione di non ricandidarsi alla guida, lasciando spazio al suo successore. Secondo lo Spiegel online, che ha raccolto informazioni all’interno del gruppo dirigenziale dell’Fdp, il ministro degli Esteri starebbe maturando la decisione in queste ore, preoccupato dal livello delle polemiche sollevate dalle federazioni regionali e dalle loro ripercussioni sulla tenuta del partito e dello stesso governo.

Questa mattina il quotidiano economico anseatico Handelsblatt, ha pubblicato i risultati di un sondaggio realizzato dall’istituto Forsa, che suona come una bocciatura completa del suo operato e rappresenta una pietra tombale per le ambizioni di riscatto. Il 65% degli intervistati considera Westerwelle come il principale responsabile della debacle del partito e solo il 21% attribuisce le colpe alle dichiarazioni del ministro dell’Economia Rainer Brüderle sulla valenza elettoralistica della moratoria nucleare varata dal governo. Un risultato chiaro, confermato anche sezionando il campione intervistato: tra gli elettori dell’Fdp la percentuale sale al 68% e nella fascia sociale dei professionisti, tradizionalmente legati alle idee liberali, si sale addirittura al 71%.

Non va meglio quando si tratta di giudicare le ultime mosse prese per reagire alla sconfitta, in particolare quella avanzata dal segretario generale Christian Lindner di chiudere per sempre i 7 reattori atomici più vecchi messi temporaneamente fuori produzione in attesa delle verifiche degli esperti: solo il 18% degli interpellati trova giusta questa proposta, a fronte di un 72% che la considera demagogica e falsa. Percentuali bulgare che bocciano senza appello la svolta in materia di politica nucleare adottata solo pochi giorni fa. Una svolta poco credibile che mira ingenuamente a inseguire i Verdi sul loro terreno.

I dati riportati dall’Handelsblatt hanno dato ancor più vigore alla rivolta delle fazioni regionali, per nulla convinte che le misure promesse dal gruppo dirigente di rinnovare le prime file del partito avviando un deciso cambio generazionale siano sufficienti ad arginare l’inatteso e rapido declino. Le pressioni più robuste arrivano in queste ore dalla Baviera, dove la responsabile del partito Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, che è anche ministro federale alla Giustizia, si è proposta come alternativa a Westerwelle nella guida dell’Fdp. Una sfida aperta, sostenuta anche dalla 32enne vicepresidente del gruppo parlamentare Miriam Gruß, bavarese pure lei, che consiglia al suo capo partito di dimettersi: il problema di credibilità dei liberali può essere risolto solo con un cambio radicale di strategia e di personale.

Parole che combaciano con quelle del deputato Frank Schäffler, portavoce di una corrente interna assai vivace, Partenza liberale, il quale ha sostenuto che «al rinnovamento degli uomini deve seguire una sorta di botta di liberazione del libero mercato in Germania, che chiuda la stagione della produzione dei debiti e metta i contribuenti nelle condizioni di raggiungere i loro obiettivi attraverso la responsabilità personale e senza la tutela dello stato paternalista». Un ritorno al cuore dell’ideologia liberale che, sebbene non goda di grande favore nella pubblicistica tedesca, aveva permesso all’Fdp l’exploit elettorale del 2009.

Tra le ipotesi alternative che girano in queste ore riguardo alla successione, oltre a Sabine Leutheusser-Schnarrenberger sono in campo l’attuale ministro della Salute Philipp Rösler e lo stesso segretario generale Christian Lindner. Secondo lo Spiegel online, l’accoppiata Rösler- Lindner sarebbe favorita. Westerwelle punterebbe a mantenere le cariche governative: ministro degli Esteri e vice-cancelliere.

Il partito sembra in preda a una sorta di fuggi fuggi generale dalle prime file. La sottosegretaria agli Esteri Cornelia Pieper ha annunciato le proprie dimissioni da vice-presidente dell’Fdp e da responsabile della federazione della Sassonia-Anhalt, dove due settimane fa, con il 3,4% dei voti, era stato mancato l’ingresso nel Landtag. E critiche al capo del partito arrivano anche dalle rappresentanze della Saar e di Berlino. «Negli ambienti dell’Fdp», ha scritto questa mattina la Frankfurter Allgemeine Zeitung, «non ci si chiede più se Westerwelle debba lasciare la presidenza, si discute piuttosto su chi sarà incaricato di dirglielo personalmente». A questo punto, è probabile che il leader decida di anticipare tutti e dirselo da solo.