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PREMIO E POLEMICA, LA QUADRIGA PER PUTIN

Articolo di Pierluigi Mennitti

 

La Quadriga è uno dei simboli della nuova Germania. Dall'alto della Porta di Brandeburgo osserva, plastica e stentorea, le vicende e le passioni della Berlino riunificata. Lì nel cuore centrale di quella che un tempo fu la città divisa. Una sua riproduzione costituisce anche il premio che dal 2003, ogni anno, l'associazione Werkstatt Deutschland assegna a personalità che rappresentano un apprezzato esempio nel mondo. È il premio Quadriga, rilasciato simbolicamente la sera del 3 ottobre, il giorno della riunificazione tedesca. Ma l'edizione di quest'anno rischia di passare alla storia per la decisione controversa che lo speciale direttorio ha appena preso: assegnare il premio a Vladimir Putin. Ha scritto il Tagesspiegel: «Questo riconoscimento, negli anni passati assegnato a uomini come il premier turco Recep Tayyip Erdogan o Simon Peres, Amid Karzai o gli ex cancellieri Helmut Kohl e Gerhard Schröder, premia da sempre personalità che, con la loro opera, possono rappresentare un esempio di democrazia per la Germania di oggi. Che quest'anno l'attenzione potesse spostarsi verso la Russia era in qualche modo atteso, data la coincidenza di due anniversari di grande rilevanza storica: 70 anni dall'invasione hitleriana dell'Unione Sovietica e 20 anni dalla caduta dell'ex Impero del male».

Ma che il modello di democrazia controllata istaurato da Putin potesse rappresentare un esempio per la Germania odierna, questo non se lo aspettava nessuno. Le proteste non hanno occupato solo i commenti della stampa, ma si sono estese anche all'interno del consiglio della piccola associazione, con qualche plateale dimissione da parte di alcuni componenti di estrazione politica. Ma il direttorio della Werkstatt Deutschland ha tagliato corto, confermando la scelta e fornendone la motivazione: «Il presidente del Consiglio dei ministri russo viene insignito del premio Quadriga 2011 per i meriti ottenuti nell'aver reso stabili e affidabili i rapporti politici fra Russia e Germania». Vista da quest'ottica, la motivazione non fa una piega. I rapporti politici e commerciali fra i due Paesi sono eccellenti. Tra breve, la pipeline che scorre sotto l'Ostsee, il nome con cui i tedeschi chiamano il Mar Baltico, trasporterà senza più rischi d'interruzioni il gas russo direttamente sul suolo tedesco, risolvendo in un sol colpo i problemi legati alle bizzarrie dei Paesi di mezzo, che negli anni scorsi hanno provato a sfruttare il loro ruolo di transito per bilanciare le nuove politiche dei prezzi decise da Mosca. È il progetto voluto all'unisono da Putin e Schröder, che aveva sollevato qualche moralismo di facciata ma che poi è stato completato con uguale diligenza dai governi guidati da Angela Merkel sotto il comprensibile concetto dell'interesse nazionale. E da anni le imprese russe sono sbarcate in Germania, investendo capitali, acquistando quote d'aziende, legandosi a doppia mandata alla solida economia tedesca.

E anche dal punto di vista politico i rapporti si mantengono sereni, nonostante qualche rimbrotto da parte tedesca, di tanto in tanto, sulle questioni dei diritti civili. Ma l'assegnazione del premio Quadriga è parsa a molti un riconoscimento troppo esplicito. «In politica interna, Putin è riuscito ad assicurare stabilità attraverso la combinazione di benessere economico e riscoperta dell'identità russa», ha scritto ancora il Tagesspiegel in un ulteriore articolo di commento, riportando altri estratti della motivazione, «ma questo è quanto riesce anche ad alcuni dittatori. Sarebbe eccessivo considerare Putin un dittatore e certo la Russia ha vissuto pagine assai più nere nella sua storia rispetto a quelle odierne. Tuttavia non può essere dimenticato che la presunta stabilità della Russia sia stata raggiunta anche attraverso una giustizia violenta, la persecuzione degli oppositori politici, gli assassini di giornalisti e metodi della polizia degni della Stasi».

 Il fatto che l'associazione non si sia fatta condizionare dalle critiche piovutele addosso e abbia confermato la cerimonia a Putin per il prossimo 3 ottobre, è stato interpretato dal quotidiano berlinese come un comprensibile tentativo di non aggiungere errore ad errore ed evitare che la risonanza delle polemiche fosse ancor maggiore. Ma la distanza resta netta: «Se fosse davvero necessario incoronare Wladimir Putin come modello», ha concluso il Tagesspiegel, «allora la Germania non avrebbe più bisogno di un'officina (traduzione letterale di Werkstatt, il nome dell'associazione, ndr), ma le sarebbe sufficiente un rottamatore. Non siamo ancora giunti a questo punto, ma nel trasporto a Mosca la Quadriga ha subito già un grave danno».

(Lettera 43)