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UN PARTITO PER IL MARCO TEDESCO

Solo qualche settimana fa, il nuovo partito anti-euro annunciato da un gruppo di economisti per le elezioni federali tedesche del 22 settembre sembrava in grado di minacciare gli equilibri politici della Germania. Ora che quel partito è stato ufficialmente fondato, nel congresso inaugurale di Berlino del 14 aprile, quei propositi di sfacelo appaiono molto meno probabili.

Nel tempo intercorso fra l'annuncio e la fondazione, due sondaggi realizzati dall'autorevole istituto Forsa hanno raffreddato gli entusiasmi  dei professori euroscettici. Il primo, pubblicato la settimana scorsa dall'Handelsblatt, ha rivelato che la stragrande maggioranza dei tedeschi sembra essersi convinta della bontà della moneta unica: il 69% degli interpellati si è detto favorevole al mantenimento dell'euro, contro il 27% di nostalgici del marco tedesco. Solo un anno fa le forze erano divise esattamente a metà e i contrari all'euro avevano raggiunto il 50%. Un calo ancor più sorprendente, se si tiene conto che l'approfondirsi dell'eurocrisi (prelievo forzoso a Cipro, stallo politico in Italia, blocco delle riforme in Portogallo, maggiore impegno di garanzia da parte della Bce) avrebbe teoricamente dovuto rafforzare le posizioni di coloro i quali ritengono il ritorno al marco l'unica via per evitare di essere risucchiati nel gorgo delle crisi altrui. Il secondo sondaggio, tutto politico, è quello di cui abbiamo dato conto qualche giorno fa e segnalava una forte ripresa elettorale dei partiti di governo, la Cdu e la Fdp, che dopo mesi di affanni sembrerebbero ora in grado di confermare la maggioranza assoluta al Bundestag.

Non partono dunque con il vento in poppa i promotori di Alleanza per la Germania (Alternative für Deutschland, Adf): la strategia di abbandonare l'euro per tornare al marco ha perso suggestione fra gli elettori, che invece sono tornati ad aver fiducia proprio in quei partiti cui i professori euroscettici vorrebbero far concorrenza. Eppure il loro congresso fondativo ha monopolizzato i commenti della stampa tedesca, curiosa di capire se il nuovo partito sarà capace di superare quella che ad oggi appare come una felice anomalia tedesca nel panorama partitico continentale: l'assenza di una forza populista a destra dei partiti liberal-conservatori tradizionali.

Tutto si deciderà nei prossimi mesi, quando i sondaggisti potranno valutare il gradimento degli elettori per le tesi e le azioni concrete dei nuovi attori politici, e non per i loro annunci. Secondo l'agenzia Infratest-Dimap, il 24% dei tedeschi potrebbe prendere in considerazione il voto ad Adf. In verità, basterebbe che i professori raggiungessero la soglia del 5% necessaria a entrare in parlamento per scombinare gli equlibri politici del Paese.

«Magari non riusciranno a imporre il punto principale del loro programma, e cioè la fine dell'euro», ha scritto la Süddeutsche Zeitung, «ma potrebbero determinare la fine del governo liberal-conservatore di Angela Merkel». Anche una percentuale più bassa potrebbe essere fatale alla cancelliera, dal momento che il recupero elettorale dei partiti dell'attuale coalizione assicurerebbe un successo pieno solo sul filo di lana. «È già accaduto altre volte che la fondazione di nuovi partiti sia stata commentata con sufficienza da parte di esponenti dei partiti tradizionali», ha proseguito il quotidiano bavarese, «salvo poi dover fare i conti con le conseguenze dei loro successi, anche quando effimeri». Tra i casi più recenti, quello della Linke che nel 2005 costò la cancelleria a Gerhard Schröder, e quelli ripetuti dei Pirati nelle elezioni regionali dell'ultimo biennio, fenomeno quest'ultimo che parrebbe già riassorbito.

I professori scesi (o saliti) in politica dalle loro cattedre universitarie (e che qualcuno ha già bollato spregiativamente come saputelli e saccenti) hanno qualche carta da giocare. Innanzitutto, il nome scelto per la nuova formazione è di fatto un grido di battaglia contro Angela Merkel: Alternativa per la Germania vorrebbe smentire uno dei mantra che la cancelliera ama ripetere agli oppositori della sua politica europea, basata sull'idea che a essa non vi siano alternative praticabili. Costruirsi un avversario chiaro e autorevole può consentire al nuovo partito di schivare le vischiosità del dibattito elettorale e conquistare un profilo definito e riconoscibile.

In secondo luogo, proprio l'autorevolezza professorale dei suoi promotori potrebbe suscitare qualche fascino in un elettorato mediamente attento e istruito come quello tedesco: per la prima volta, un movimento che non disdegna toni populistici è costituito da rinomati accademici e stimati giornalisti economici, in grado di sfidare i politici tradizionali con numeri, grafici e tabelle. Tuttavia, per tornare ai dati del sondaggio di Forsa sull'euro, quel 67% di tedeschi che non ne vuol sapere di tornare al marco sale al 79% tra gli elettori che dichiarano un reddito mensile superiore ai 3 mila euro: proprio quella fascia sociale che teoricamente dovrebbe essere più sensibile a un linguaggio forbito come quello dei professori. E qualche volta la realtà è molto diversa da come viene rappresentata nelle aule universitarie.