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UN ENERGETICO PER L’EST

Mentre sulla Bundesliga si sono accesi i riflettori internazionali dopo i successi delle squadre tedesche nella Champions League dello scorso anno, dietro le quinte del massimo campionato si osservano movimenti importanti, a cavallo fra sport e business, che hanno confermato l'interesse crescente di grandi multinazionali per il calcio tedesco.

È il caso di un piccolo club della provincia orientale del Paese, che ha appena esordito nella Dritte Liga, la terza serie: il RasenBallsport di Lipsia, dietro il cui nome da associazione ricreativa si nasconde il colosso Red Bull, che già da anni presta i suoi colori al campione di Formula 1 tedesco Sebastian Vettel. Lì, nella città della Sassonia che nel 1989 diede il via alle manifestazioni di protesta che portarono alla caduta del Muro di Berlino e del regime della Ddr, i manager di Red Bull hanno lanciato da qualche anno la sfida di impiantare un club calcistico in grado, in un futuro non troppo lontano, di competere con i giganti dell'Ovest, Bayern, Dortmund, Leverkusen, Schalke 04, Mönchengladbach.

Ci avevano provato già nel 2006, cercando di rilevare i diritti sportivi della seconda squadra cittadina, il Sachsen Leipzig, scontrandosi però con il veto della federazione che proibiva l'utilizzazione del nome di una società sportiva per scopi pubblicitari e commerciali. Così tre anni dopo, i signori della bibita fondarono una squadra nuova di zecca, chiamandola RasenBallsport Leipzig (le iniziali ricordano il marchio Red Bull) e partendo dai campionati regionali con l'obiettivo di scrivere una storia di successo: l'affermazione e il consolidamento di una forte squadra calistica dell'est in una Bundesliga a trazione occidentale, capace di competere stabilmente con i tradizionali club dell'Ovest del Paese.

Da una multinazionale piena di soldi e risorse come Red Bull ci si sarebbe tuttavia aspettati una strategia di assalto simile a quelle seguite dai vari sceicchi arabi e tycoon russi e asiatici tuffatisi nel calcio europeo negli ultimi anni. E invece la strada intrapresa sembra voler ripercorrere quella dei più prudenti club tedeschi: massicci investimenti nelle infrastrutture (stadio, centri di allenamento, ricerca) e nei vivai. Non si spiegherebbe altrimenti la decisione del managment di ingaggiare come direttore sportivo uno come Ralf Rangnick, 55 anni, l'uomo che ha portato in Bundesliga il 1899 Hoffenheim, il cosiddetto Chievo tedesco, un piccolo club di provincia (Hoffenheim conta appena 20 mila abitanti) che è la passione privata di Dietmar Hopp, il capo del primo consorzio tecnologico tedesco Sap.

Rangnick ha le idee chiare su come trasferire anche a est la filosofia vincente sperimentata a Hoffenheim: «Stiamo investendo ingenti risorse per poter allevare e far crescere in casa i talenti del futuro, quelli che daranno al Lipsia la possibilità di rimanere a lungo nella prima divisione». Il nuovo centro di allenamento, una serie di palestre, campi e piscine dotati delle attrezzature sportive più moderne, è costato 35 milioni di euro. Lo stadio cittadino, rinnovato nel 2006 per ospitare alcune partite del mondiale tedesco, è stato rilevato dal consorzio e ulteriormente ammodernato: oggi si chiama Red Bull Arena, è diventato la casa calcistica della squadra, una sorta di luogo identitario attraverso il quale fidelizzare il crescente numero di tofosi. Nell'ultimo campionato regionale ha registrato una media di 7500 spettatori a partita, un record, nello spareggio vittorioso per salire in Terza lega erano presenti sugli spalto oltre 30 mila tifosi. Lipsia è una grande città tedesca, con una fame enorme di grande calcio e l'ambiente entusiastico potrebbe rendere la strada per raggiungere i vertici del gotha tedesco più veloce rispetto a un piccolo centro come Hoffenheim.

A patto di rimanere fedeli al principio dei piccoli passi. La squadra che dovrà guadagnarsi i galloni della Seconda Bundesliga è stata costruita con l'accorto acquisto di giocatori di categoria e con qualche promettente giovane già emerso dal vivaio. «Abbiamo evitato di portare a Lipsia grandi nomi», ha spiegato il patron del club Dietrich Mateschitz, il miliardario austriaco a capo della Red Bull, «perché il nostro obiettivo non è quello di arrivare come un carro armato a tappe forzate nella Bundesliga, ma di creare una crescita sana e solida della squadra, possibilmente con giocatori fatti in casa».