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L’Ucraina e il nodo del gas

Kiev dipende da Mosca, quanto a forniture energetiche. La strada della diversificazione è difficile, se non impossibile.

Pipeline (Audrius Meskauskas -Wikipedia)
Pipeline (Audrius Meskauskas -Wikipedia)

Scritto per Askanews

La questione energetica, in tutte le sue ramificazioni, tiene sempre banco a Kiev. Il presidente Petro Poroshenko è impegnato alla ricerca di soluzioni dei problemi che periodicamente si presentano sotto vari aspetti, da quello strettamente economico a quelli più politici, che contribuiscono alla destabilizzazione del Paese, già segnato dalla guerra nel Donbass.

Risolta un paio di giorni fa, almeno temporaneamente, la diatriba con l'oligarca Igor Kolomoisky per il controllo delle due società statali petrolifere Ukrnafta e Ukrtransnafta, il presidente si è dedicato all'eterno problema che già i suoi predecessori hanno affrontato con scarso successo, quello della diversificazione delle rotte energetiche con l'intenzione di ridurre la dipendenza dalla Russia. Così dopo l'incontro nella capitale ucraina con il vicepremier turkmeno Rashid Meredov, Poroshenko ha rilanciato l'idea di importare gas da Ashgabad, che già nel decennio passato si era affiancata a Mosca, seppure in minima parte, come fornitore. Sino al 2006, infatti, il Turkmenistan ha fornito all'Ucraina 36 miliardi di metri cubi di metano l'anno, in cambio di pagamenti sia in denaro che in merci.

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La strategia ucraina sul medio e lungo periodo, avviata prima sotto la presidenza di Viktor Yushchenko e poi anche di Viktor Yanukovich, è stata quella di tentare di emanciparsi dal giogo del Cremlino, sostituendo progressivamente l'import russo con quello da altri Paesi, dall'Asia centrale al Caucaso, passando anche per l'Europa. Yanukovich aveva addirittura puntato alla totale indipendenza attraverso lo sfruttamento del gas di scisto, siglando nel 2013 contratti miliardari con il gigante multinazionale Shell andati però a rotoli con il conflitto nel Sud-Est.

Rispetto allo scorso decennio e al miraggio del gas non convenzionale la questione della diversificazione si è fatta ora più impellente, alla luce della crisi tra Russia e Ucraina, ai ferri corti su tutto il fronte e anche in questo settore: alla fine di marzo scade proprio il cosiddetto "pacchetto invernale", adottato con la mediazione dell'Unione Europea lo scorso autunno e che richiede a partire da aprile un aggiornamento. Se l'urgenza appare relativa, considerando che l'inverno mite è ormai alla fine e il rischio di emergenze sia in Ucraina che eventualmente in Europa è inesistente, i contratti attuali tra Mosca e Kiev, validi sino al 2019, devono essere comunque rinegoziati per evitare che ogni sei mesi si ripeta il solito carosello.

I prossimi colloqui tra le due parti sono stati fissati per la metà di aprile e il nodo principale è sempre quello del prezzo d'importazione per l'Ucraina, fissato adesso a 385 dollari per mille metri cubi. Se Kiev gioca al ribasso e ha minacciato nei giorni scorsi di voler bloccare del tutto le importazioni dalla Russia, lo spazio di manovra è in realtà per il momento limitato. Mosca ha ricevuto gli arretrati, complessivamente quasi cinque miliardi concordati nel pacchetto invernale, ma insiste sul pagamento anticipato sulle forniture: prima i soldi, poi il gas. Difficile la posizione ucraina, considerando le difficoltà economiche che mettono sotto pressione nelle trattative sia il presidente che il governo del premier Arseni Yatseniuk. Quest'ultimo nei giorni scorsi si era appellato all'Unione Europea per la partecipazione di Bruxelles al finanziamento della modernizzazione del sistema di trasporto ucraino (gts) e poter aumentare così il volume di gas sulla direttrice Europa-Ucraina.

L'economia ucraina nel 2014-2019
L'economia ucraina nel 2014-2019

A complicare ulteriormente la questione c'è il gas destinato alle regioni controllate dai separatisti, che Mosca vuole inviare direttamente, presentando il conto comunque a Kiev. Nel 2014 Kiev ha importato circa il 5 miliardi di metri cubi di gas da Polonia, Slovacchia e Ungheria e 15 dalla Russia, considerando il blocco estivo durato da primavera ad autunno. Al di là del gas, però, la cui dipendenza da Mosca non può essere rimpiazzata sul breve periodo, il problemi di emancipazione per Kiev sono molto evidenti soprattutto sul nucleare, dove i legami con la Russia sono totali.

L'atomo contribuisce per quasi la metà del fabbisogno elettrico del Paese e praticamente tutto il combustibile per i quindici reattori attivi in Ucraina, tutti di tecnologia russa, arriva da Mosca. Alternative non ce ne sono. Da questo punto di vista la strategia di diversificazione delle rotte del gas rilanciata da Poroshenko rappresenta solo una parte marginale degli sforzi ucraini per staccarsi veramente dalla Russia e puntare all'indipendenza energetica.

2 pensieri su “L’Ucraina e il nodo del gas

  1. Pingback: Ucraina, la diversificazione delle forniture energetiche è una strada irta di ostacoli | BUONGIORNO SLOVACCHIA

  2. Zhenia Moskalevich

    L'uranio russo non e' sostituibile. Per capire: le tecnologie USA (impianti) sono della quinta(sesta) generazione, russe della nona(9). Inoltre l'uranio russo puo' essere usato in tutte le stazioni, quell'americano solo nelle stazioni americane.
    La Russia e' avanti del 20- 25 anni del resto del Mondo su questo. Mi e' sorpreso molto il fatto che nell'occidente nessuno lo sa ancora credendo nelle fiabe made in Holywood. Pazzesco!

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