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Kiev, battaglioni fuori controllo

Il governo ucraino fatica a tenere al guinzaglio la destra nazionalista armata. Con prevedibili conseguenze.

Volontari del battaglione Azov (Wikipedia)
Volontari del battaglione Azov (Wikipedia)

Scritto per Askanews

Come se non bastassero gli spettri della ripresa della guerra nel Donbass e quelli del default economico, il presidente Petro Poroshenko e il premier Arseni Yatseniuk devono fare i conti anche con le schegge impazzite all'interno dell'Ucraina, ossia con i battaglioni di volontari appartenenti all'area ultranazionalista impossibili da tenere al guinzaglio: da un lato creano scompiglio nei già poco lineari processi militari e politici interni, dall'altro confermano come il problema dell'estremismo di destra non sia una questione secondaria e abbia fatto suonare il campanello d'allarme anche al di fuori del Paese.

A Kiev il tandem alla guida fatica insomma a tenere sotto controllo gli alleati più radicali, sia al governo che in parlamento, ma soprattutto fuori: non tutti i gruppi che combattono nel sudest da oltre un anno sono stati ridotti gli ordini e il lacunoso processo di integrazione con l'Esercito e la Guardia nazionale ha lasciato molto spazio di autonomia a diverse compagnie, entrate spesso e volentieri in conflitto con la catena di comando che fa capo da un lato al ministro della Difesa Stepan Poltorak e dall'altro a quello degli Interni Arseni Avakov.

A dare i maggiori grattacapi sono stati fin dall'inizio di quella che ancora oggi viene definita un'operazione antiterrorismo (Ato) gli irriducibili di Pravy Sektor, Aidar, Azov e Dnipro. Ma anche altri squadroni come Tornado e Kiev sono stati al centro di episodi che hanno allarmato la comunità internazionale. Solo questa settimana sono stati arrestati Andrei Medvedko, combattente nel battaglione Kiev 2, e Ruslan Onyshchenko, al comando dell'unità Tornado.

Il primo, candidato anche alle scorse elezioni a Kiev per il partito ultranazionalista Svoboda, sarebbe coinvolto nell'omicidio del giornalista filorusso Oles Buzina, avvenuto lo scorso aprile, al quale avrebbe partecipato anche Denis Polishchuk, legato invece a Pravy Sektor. Il secondo, insieme con una quindicina di altri camerati, è stato fermato a Dnipropetrovsk con l'accusa di vari crimini, dagli omicidi alle torture e al contrabbando.

Il ministro degli Interni Avakov ha decretato immediatamente lo scioglimento del gruppo. Proprio lo stesso Avakov è stato negli ultimi mesi protagonista di un duello a distanza con Dmitri Yarosh, leader di Pravy Sektor e deputato alla Rada, sul ruolo del battaglione della destra ultranazionalista che non è mai stato integrato pienamente né nella Guardia nazionale né nell'Esercito.

Dopo le minacce di scioglimento e le voci della formazione di un comando parallelo dei battaglioni a Dnipropetrovsk con la benedizione dell'oligarca Igor Kolomoisky, il compromesso è stato raggiunto con il mantenimento di una certa autonomia per Pravy Sektor e Yarosh nominato consigliere del ministero della Difesa. Il numero uno del Settore di destra non ha però rinunciato alle provocazioni e oltre al solito grado di insubordinazione militare è salito alla ribalta per le dichiarazioni omofobe alla vigilia del Gay Pride due settimane fa a Kiev, finito a botte e con l'arresto di diversi manifestanti di destra legati a Pravy Sektor.

In realtà bazzecole, rispetto alle denunce rivolte ad Azov e Aidar, finiti nel mirino delle organizzazioni non governative internazionali come Amnesty e Human Rights Watch, che li hanno accusati di violazioni dei diritti umani, omicidi e torture commesse durante il conflitto nel Donbass.

Nel suo ultimo rapporto alla fine di maggio Amnesty International ha chiamato in causa anche le milizie filogovernative di Pravy Sektor e già lo scorso anno aveva puntato l'indice contro Azov e Oleg Lyashko, uno dei suoi fondatori, finito poi parlamento con il suo Partito radicale, ora alleato nel governo con le formazioni di Poroshenko e Yatseniuk. Il battaglione, che raggruppa esponenti di altri gruppi minoritari come i Patrioti Ucraini e l'Assemblea socialnazionale, è diventato scomodo anche al di fuori dell'Ucraina, a tal punto che il Congresso americano ne ha rifiutato qualche giorno fa il finanziamento proprio a causa delle posizioni estremiste assunte da non pochi dei suoi membri.

A Kiev presidente e governo, impegnati costantemente su altri fronti, sino ad ora non si sono preoccupati troppo dei deragliamenti verso l'estrema destra neonazista, ma sul medio e lungo periodo non possono proseguire a ignorare questi gruppi che, nonostante la marginalità numerica, rappresentano un ostacolo sempre maggiore sulla via della normalizzazione democratica dell'Ucraina.

1 pensiero su “Kiev, battaglioni fuori controllo

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