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Yulia fuori?

Grazia in cambio di una sorta di auto-esilio in Germania. Questo il possibile accordo per porre fine alla detenzione della Tymoshenko e spinare la strada agli Accordi di associazione e stabilizzazione tra Kiev e Bruxelles. 

(Scritto per Europa)

La Tymoshenko nel giorno della condanna (tymoshenko.ua)

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di Matteo Tacconi

Stavolta è ben più di un’ipotesi sussurrata. Stavolta sembra davvero che la reclusione di Yulia Tymoshenko possa terminare. C’è un piano europeo, formulato nei giorni scorsi, per ridarle la libertà. Ed è possibile che il presidente ucraino Viktor Yanukovich possa accettarlo, concedendole la grazia.

Sul tavolo, del resto, c’è la firma degli Accordi di associazione e stabilizzazione, un pacchetto costituito da agevolazioni sui visti, liberalizzazioni doganali e assistenza finanziaria che assicura una relazione più integrata con l’Ue, offrendo una partecipazione al suo mercato interno. Un’occasione unica, per l’economia asfittica di Kiev, martellata duramente dalla crisi globale. Un incentivo che Bruxelles ha però vincolato proprio alla scarcerazione della Tymoshenko. Yanukovich è davanti a un bivio: liberare la sua arci-nemica o rischiare che il paese collassi, finendo risucchiato da Mosca, che malgrado i sentimenti filo-russi del capo di stato ucraino, non ha attenuato i suoi appetiti su Kiev.

Ma prima di continuare è necessario, tanta è la complessità di questa storia, partire dall’inizio. Dalla condanna a sette anni per Yulia Tymoshenko. È arrivata esattamente due anni fa, l’11 ottobre del 2011, al termine di un processo bollato dall’Ue come una forma di «giustizia selettiva» con cui Yanukovich ha eliminato dalla scena la sua più scomoda avversaria politica. Fu lei, con Viktor Yushchenko, a orchestrare la “rivoluzione arancione” del 2004-2005, sloggiando dalle stanze dei bottoni la corrente filo-russa dell’establishment. Ed è lei l’unica che può impensierire realmente la tenuta dell’attuale coalizione al potere, riconfermatasi alle legislative del 2012.

Previsioni Ucraina
Le previsioni sull'economia ucraina (2014-2017)

Il reato della Tymoshenko, secondo i giudici, è stato quello di negoziare con Mosca, nel 2009, quando era ancora premier, accordi sulle tariffe del gas talmente svantaggiosi da mettere a repentaglio la tenuta economica del paese. Dopo la sentenza la Tymoshenko è stata rinchiusa a Kharkiv, nell’est ucraino. Da allora ne sono successe. Il marito ha ottenuto l’asilo a Praga e l’ex paladina della rivoluzione arancione ha accusato un’ernia al disco piuttosto seria. È stata poi aperta e successivamente congelata un’altra inchiesta, per l’omicidio di un imprenditore. E si sono celebrati gli europei di calcio del 2012, con tanto di levata di scudi internazionale per la scarcerazione della “pasionaria di Kiev”. Ma né allora e né dopo Yanukovich ha prestato ascolto a questi appelli.

Cos’è che adesso è cambiato? Come mai il capo di stato ucraino potrebbe graziarla? Ci sono diversi fattori a monte del possibile cambio di rotta. Il più incisivo sta nella pressione politica, enorme, che Mosca ha esercitato negli ultimi tempi sull’Ucraina.

Una volta eletto alla presidenza, a inizio 2010, Yanukovich ha cercato di riequilibrare l’asse del paese, spostatosi verso occidente durante la stagione arancione e costato due “guerre del gas” con la Russia, lesta a tagliare gli approvvigionamenti e a lasciare Kiev senza energia, penalizzando di conseguenza anche l’Ue. Una larga fetta del gas che l’Europa importa arriva infatti dalla rete di pipeline che attraversa l’Ucraina.

Yanukovich ha approvato diverse misure collimanti con gli interessi russi, tra cui il rinnovo della concessione della base portuale di Sebastopoli, dov’è ormeggiata la flotta russa sul Mar Nero. In cambio ha ottenuto uno sconticino sul gas. Ma le tariffe rimangono troppo onerose e Kiev ha cercato più volte di rinegoziarle. Inutilmente. Perché il Cremlino non ne ha voluto sapere. Anzi, ha imposto un vero diktat, pretendendo in cambio di uno sconto corposo di rilevare la griglia di gasdotti ucraini o chiedendo a Kiev di entrare nell’unione doganale tra Russia, Kazakhstan e Bielorussia (prossima all'ingresso l’Armenia), progetto che rientra nella cornice dell’Unione eurasiatica promossa da Putin e intenta a importare il modello comunitario nello spazio post-sovietico, con il Cremlino a fare da traino.

Condizioni troppo pesanti, queste, anche per chi, come Yanukovich, è sempre stato propenso a coltivare un rapporto prioritario con il Cremlino. E così il presidente ucraino ha cercato altre sponde. Ha ricevuto prestiti ingenti dalla Cina, ha puntato molto sullo shale gas (Royal Dutch Shell è già al lavoro) tagliando l’import di energia dalla Russia e ha cercato di ripristinare un rapporto proficuo con Bruxelles.

L’Unione europea, da parte sua, ha colto l’occasione per rilanciare la sua azione nell’ex Urss, divenuta oltremodo sterile negli ultimi anni. La Eastern Partnership, un’iniziativa partita in sordina nel 2009, volta a potenziare i legami con alcuni paesi ex sovietici, è divenuta lo strumento con cui perseguire questo obiettivo. È in questa cornice che è stata proposta la firma degli Accordi di associazione e stabilizzazione con Kiev, vincolata come detto alla liberazione della Tymoshenko.

Yanukovich ha inizialmente tergiversato. Poi ha liberato Yuri Lutsenko, ex ministro degli interni della Tymoshenko, anch’esso finito dentro al termine di un processo discutibile. L’Ue ha apprezzato il gesto, ma ha continuato a insistere: nessuna intesa senza il ritorno in libertà della Tymoshenko.

Nelle ultime settimane, con l’avvicinarsi del summit della Eastern Partnership di fine novembre (si tiene a Vilnius), l’Ue, che in quell’occasione mette sul piatto gli Accordi di associazione e stabilizzazione, ha continuato a perorare la causa della Tymoshenko, giungendo a presentare a Yanukovich una proposta chiara. A consegnarla sono stati l’ex presidente dell’europarlamento Pat Cox e l’ex capo di stato polacco Aleksander Kwasniewski. Volendo sintetizzare, si chiede la liberazione della Tymoshenko, che da parte sua accetta di trasferirsi in Germania per le cure mediche, in una sorta di autoesilio temporaneo.

In queste ore da Kiev trapela la notizia che Yanukovich potrebbe accettare la cosa. Sarebbe il via libera dell’intesa con l’Ue. Cox e Kwasniewski riferiranno martedì sulla trattativa. Sarà allora che se ne saprà di più. Due le possibilità: Tymoshenko libera subito o ulteriori negoziati, fino alla vigilia dell’appuntamento di Vilnius.

Intanto i russi hanno fatto sapere a Kiev che se siglasse gli accordi con l’Europa – che possono indubbiamente alleviare le sofferenze economiche dell’Ucraina – si ritroverebbe qualche buon muro doganale nel mercato unico in formazione nell’area post-sovietica, perdendo a est quello che guadagnerebbe a ovest. La partita è intricata e non si sa fino a che punto Yanukovich possa permettersi di fare lo “jugoslavo”, cercando di beneficiare del mercato comune europeo senza rinunciare ai buoni rapporti con la Russia.

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