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TURCHIA-UE, SVOLTA TEDESCA

Il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle si è espresso per la prima volta in maniera chiara per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Lo ha fatto in un articolo a quattro mani, scritto con il suo collega turco Ahmet Davutoglu, che è stato pubblicato sull'autorevole Frankfurter Allgemeine Zeitung: «I due Paesi sono concordi nel dare nuovo impulso al processo di integrazione della Turchia nel club di Bruxelles».

Si tratta di una clamorosa svolta nella politica estera tedesca che avrà conseguenze immediate negli equilibri europei e che potrebbe sbloccare l'impasse che per decenni ha frenato l'avvicinamento di Ankara a Bruxelles. La Germania era rimasta assieme alla Francia la più ferma oppositrice all'allargamento dell'Unione fino al Bosforo, pur modulando in maniera più diplomatica il suo rifiuto. Al contrario l'Italia, pur con il suo alternarsi di governi di destra e di sinistra aveva sempre premuto per l'ingresso della Turchia, considerandolo un punto fermo dei propri interessi nazionali. E così la Gran Bretagna, la Spagna e finanche la Grecia, da sempre vicino refrattario che negli ultimi anni aveva capovolto la propria posizione, avviando una stagione di distensione diplomatica impensabile solo qualche tempo fa.

«La Turchia ha compiuto passi decisivi nell'adozione di riforme politiche che rispettano i valori fondanti dell'Unione come la democrazia, i diritti umani e lo Stato di diritto», hanno scritto i due ministri, «e il successo dei cambiamenti intervenuti dovranno ora riflettersi positivamente nelle trattative per l'ingresso della Turchia nell'Ue». Dichiarazioni impegnative che, pur non fissando ancora date e limiti temporali, indirizzano il lungo rapporto, iniziato nel 1963 con il Trattato di associazione fra la Cee e la Turchia, verso un approdo finale.

Ancora pochi mesi fa, la cancelliera Angela Merkel si era mantenuta assai prudente in occasione del suo viaggio in Turchia, incassando la stizzita critica di un autorevole collega di partito, il commissario europeo all'Energia Günter Oettinger: «Arriverà un giorno in cui un cancelliere tedesco andrà in ginoccio ad Ankara per implorare i turchi di entrare nell'Ue». Ora la svolta, annunciata dal ministro degli Esteri.

La storia del rapporto fra Turchia e istituzioni europee è stata lunga e turbolenta. Ankara manifestò il suo desiderio di aderire compiutamente alla Comunità europea fin dagli anni Sessanta, enfatizzando la sua appartenenza alla storia del Vecchio Continente e ritenendo che i suoi interessi politici e commerciali si indirizzassero prevalentemente verso occidente. Contrasti e resistenze hanno dilazionato l'avvio di trattative vere e proprie e la Turchia si è vista scavalcare da Paesi che avevano fatto richiesta di accesso molto dopo: Gran Bretagna, Danimarca e Irlanda nel 1973, Grecia nel 1981, Spagna e Portogallo nel 1986, Austria, Finlandia e Svezia nel 1995. E Ankara sempre all'angolo ad attendere. Poi la Comunità si trasformò in Unione e la Turchia venne riconosciuta come candidata all'ingresso alla fine del 1999. Nel frattempo Bruxelles ha abbracciato nel 2004 dieci Paesi dell'Europa centro-orientale e del Mediterraneo, nel 2007 Bulgaria e Romania e si appresta ad accogliere il 1° luglio 2013 la Croazia. La Turchia ha invece avviato solo nel 2005 le trattative ufficiali con la Commissione europea e il traguardo finale era stato sempre dilazionato a data da destinarsi.

Nel frattempo il Paese ha conosciuto un prepotente sviluppo economico: mentre molte regioni dell'Europa annaspano in una crisi senza fine, la Turchia macina tassi di crescita annuali che ricordano quelli dei Paesi est-asiatici e i suoi interessi hanno cominciato a muoversi da ovest ad est, sfruttando tutta l'area turcofona liberatasi dal congelatore sovietico. Il consolidamento di una democrazia islamica di tipo moderato l'ha resa protagonista anche nel complesso processo di democratizzazione partito con le primavere arabe in Nord Africa. La crisi greca le ha aperto un ruolo di primo piano nell'area balcanica. Così Bruxelles è diventata meno allettante, la sua ritrosia ha offeso l'orgoglio di un Paese giovane che crede in se stesso e ad Ankara hanno iniziato a chiedersi se davvero l'Ue fosse così importante per il futuro turco.

La preoccupazione della Germania è stata sempre legata a un fattore interno: l'enorme presenza di una comunità straniera turca, accusata di scarsa volontà di integrazione nel sistema tedesco e di aver costituito una sorta di società parallela che manteneva tradizioni e usi poco compatibili con una democrazia moderna. Anche su questo punto Westerwelle sembra aver cambiato opinione: «Dopo più di 50 anni di immigrazione dobbiamo riconoscere che unità e atteggiamento pacifico hanno caratterizzato la presenza della comunità turca in Germania. Artisti, sportivi e imprenditori di origine turca sono diventati un pezzo del pluralismo e del benessere della nostra società». Ora è l'Europa in crisi ad aver bisogno dell'euforia turca.