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Progetto Sochi

Colloquio con Arnold Van Bruggen, giornalista olandese che ha dedicato gli ultimi cinque anni a raccontare la rivoluzione olimpica di Putin. 

(Scritto per Europa)

Il cantiere di Sochi 2014 (paraolympic.org)

di Matteo Tacconi

La prima volta che arrivarono a Sochi, nel 2009, Arnold Van Bruggen e Rob Hornstra, giornalista e fotografo olandesi, rimasero spiazzati da quello che videro nel fazzoletto di terra designato a ospitare il cuore dell’area olimpica di Sochi 2014, con tutto il suo corredo di vetro, cemento e acciaio. Si trova nel distretto di Adler, il più a sud della città. «C’era un campo di cavoli, c’era una vegetazione sub-tropicale e c’erano le serre malandate di un vecchio sovkhoz. All’orizzonte si vedevano le montagne», racconta Arnold Van Bruggen. Con Rob Hornstra ha dato vita a The Sochi Project, uno dei più interessanti esperimenti di long journalism degli ultimi tempi.

Nessuno più di loro, nella grande famiglia della stampa occidentale, ha frequentato così tanto la città olimpica. In cinque anni ci sono stati sedici volte, grazie ai finanziamenti di alcune fondazioni e alle donazioni dei privati. Chiamatelo crowdfunding, se volete. Ma di recente hanno dovuto cancellare una loro mostra a Mosca: non gli è stato più concesso il visto per entrare in Russia.

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