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Il dibattito allo stadio olimpico di Kiev ha chiuso la campagna elettorale, la più sporca dal 2004, dimostrando non tanto quanti progressi abbia fatto la democrazia ucraina, quanto il suo degrado. Del sistema e dei suoi protagonisti.

Da una parte Petro Poroshenko, l’oligarca del cioccolato, diventato presidente nel maggio del 2014 dopo la rivoluzione di Euromaidan e il cambio di regime a Kiev avallato da Europa e Stati Uniti. Arrivato alla Bankova dopo un ventennio in cui ha cavalcato un po’ tutti i cavalli, a seconda di come tirava il vento, compagno di merende degli industriali del Donbass e di Yulia Tymoshenko, filorusso ed europeista, un po’ carnivoro e un po’ vegano. Classico robber baron assetato di potere che ha avuto per cinque anni, giunto ora al capolinea. ...continua a leggere "L’OLIGARCA, IL COMICO E IL DEGRADO UCRAINO"

L’Ucraina è un paese spaccato. Sia perché la Crimea non c’è più e il Donbass è diventato un protettorato filorusso, sia perché, come hanno dimostrato per l’ennesima volta le elezioni (in questo caso presidenziali, ma per parlamentari e amministrative è la stessa cosa), la distribuzione del voto indica che all’est e al sud si vota in una determinata maniera, al centro e all’ovest in un'altra. ...continua a leggere "ZELENSKY E GLI OLIGARCHI"