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Il tanto atteso summit nel formato normanno è finito nella solita aria fritta, messa nero su bianco nel comunicato finale pubblicato dall'Eliseo. In sostanza Ucraina e Russia, con la mediazione di Francia e Germania, si sono impegnate a rilanciare il dialogo nel Donbass, in stallo da qualche annetto. La guerra nel sudest prosegue sottotraccia e continua a fare morti, siamo arrivati a oltre 13mila. Senza contare oltre un milione di profughi, tra quelli interni ucraini e chi ha preso definitivamente la via della Russia. Il faccia a faccia tra Putin e Zelensky si è risolto nel nulla e il presidente ucraino continua sulla falsariga del suo predecessore Poroshenko. Con queste premesse non ci si può aspettare nulla di nuovo per il futuro prossimo. E nemmeno a lungo termine. Continua su Linkiesta

L’ultimo incontro nel cosiddetto “formato normanno” risale all’ottobre del 2016. A Berlino si riunirono con Angela Merkel e l’allora presidente francese François Hollande, Petro Poroshenko e Vladimir Putin, i quattro che si erano visti per la prima volta in Normandia nel 2014 alle celebrazioni per il 60esimo anniversario dello sbarco degli Alleati e che avevano poi sottoscritto gli Accordi di Minsk nel 2015 impostando la road map del processo di pacificazione nel Donbass. Continua su Lettera43

Gli ultimi mesi sono stati un po’ difficili per Vladimir Putin. Proteste a Mosca e in mezza Russia legate alle prossime elezioni amministrative, ma anche slegate dalla politica, come quelle a Yekaterininburg, dove le manifestazioni iniziate contro la costruzione di una chiesa in un’area verde si sono trasformate in un movimento anti-sistema, non solo locale. ...continua a leggere "PUTIN, RATING E PROTESTE"

L’Ucraina è un paese spaccato. Sia perché la Crimea non c’è più e il Donbass è diventato un protettorato filorusso, sia perché, come hanno dimostrato per l’ennesima volta le elezioni (in questo caso presidenziali, ma per parlamentari e amministrative è la stessa cosa), la distribuzione del voto indica che all’est e al sud si vota in una determinata maniera, al centro e all’ovest in un'altra. ...continua a leggere "ZELENSKY E GLI OLIGARCHI"

Di seguito, dopo  la pubblicazione del rapporto del procuratore speciale Mueller che decreta come il presidente americano non abbia cospirato con la Russia, uno stralcio tratto dal libro "Putin 4.0", pubblicato nel marzo del 2018, in pieno Russiagate. Il capitolo in questione si intitola "Tanto rumore per nulla?"

L'ultimo capitolo in ordine temporale di russofobia o putinofobia che dir si voglia è tutto americano ed è legato all'arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump, giunto dov'è proprio grazie all'appoggio diretto e personale di Putin, che si aspettava evidentemente grandi vantaggi.  Se fosse così bisognerebbe dedurre che Vladimir Vladimorovich si è sbagliato di grosso e a parte il fatto di aver creato un bel putiferio in casa americana, obbiettivo che comunque gli farebbe piacere, ha messo in pericolo la sicurezza non di mezzo mondo, ma di quello intero, Russia compresa. I dossier su Iran e Corea del Nord sono gli esempi più chiari di come una condotta poco accorta di Trump, accompagnata dai falchi a Washington a cui piace gettare benzina sul fuoco, potrebbe condurre a disastri imprevedibili. ...continua a leggere "MUELLER, TRUMP E PUTIN"