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L'inquinamento dell'aria è sempre stato un problema serio per la Polonia delle tante ciminiere industriali. La situazione va migliorando ma troppo lentamente e in molte regioni i livelli di inquinamento registrati sono superiori ai limiti decretati dall'Unione Europea e dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Lo riferisce il rapporto conclusivo dell'EEA, l'Agenzia europea dell'ambiente, che contiene le misurazioni effettuate nel 2016 in oltre 2600 località dell'intera Europa (anche fuori dai confini Ue). Uno sguardo ai dati fa immediatamente risaltare agli occhi che la situazione più critica è proprio in Polonia (ma anche l'Italia settentrionale mostra diffuse criticità).

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Le visite in Germania dei leader politici turchi rivestono generalmente un significato importante per le relazioni che intercorrono fra i tedeschi e la vasta comunità turca presente nel Paese. Questa volta però, con il viaggio che il presidente della Repubblica Abdullah Gül compirà a Berlino e in Baden-Württenberg, si impongono soprattutto i temi di politica internazionale.

Gül è stato anche ministro degli Esteri nel governo guidato da Recep Tayyip Erdogan ed è quindi personaggio autorevole per mettere a fuoco i temi globali cruciali. E come accade spesso alla vigilia di viaggi solenni, la Süddeutsche Zeitung è riuscita a ottenere un'intervista ufficiale pubblicata sull'edizione del 16 settembre. Solo che, dato anche il momento delicato che vede la Turchia impegnata attivamente su più fronti, le dichiarazioni presidenziali sono state tutt'altro che diplomatiche. Soprattutto verso Israele.

«Ankara non ha più alcuna fiducia nel governo israeliano», ha spiegato Gül ai giornalisti che lo hanno intervistato, «soprattutto perché delusa dal modo in cui Gerusalemme ha voluto condurre le trattative per sanare il conflitto nato dopo la morte di 9 attivisti turchi sulla nave Mavi Marmara che nel maggio 2010 trasportava aiuti nella striscia di Gaza».

Il presidente ha rivelato che fra le delegazioni governative dei due Paesi si sono svolti molti incontri segreti per riuscire a venire a capo dello scontro, ma ogni volta che ci si avvicinava a una soluzione condivisa, gli israeliani cambiavano improvvisamente opinione: «Non ho nulla contro il popolo israeliano ma molto contro il governo di Benjamin Netanjahu». La crisi dunque è destinata a non appianarsi in tempi brevi, forse addirittura a precipitare. La Süddeutsche ha ricordato come si tratti del punto più basso nei lunghi rapporti di amicizia fra Turchia e stato di Israele.

Altro aspetto di interesse generale, il punto di vista turco sulle rivoluzioni che hanno abbattuto le dittature nei paesi arabi del Nord Africa. Il ruolo di Ankara è stato piuttosto attivo ed Erdogan è proprio in questi giorni in viaggio per Egitto, Tunisia e Libia. Il giudizio di Gül è addirittura entusiastico: «L'era dei regimi autoritari nella regione volge ormai alla fine». Il rammarico è semmai che la Siria abbia perso il treno. «Abbiamo ormai perso le speranze nel fatto che Baschar al-Assad possa realizzare le riforme richieste dal suo popolo. Ma anche lui ha il tempo contato e dispiace che così tante persone abbiano perduto la propria vita nelle rivolte delle scorse settimane».

La Turchia è comunque al fianco delle forze politiche e sociali che hanno permesso il rivolgimento delle dittature arabe, offre il suo sostegno e soprattutto il proprio modello democratico come fonte di ispirazione per le transizioni istituzionali appena avviate. Ankara è decisa dunque a giocare d'attacco nel nuovo scacchiere che si va delineando a sud del Mediterraneo.

Ma è una direttrice di interesse che non distoglie dal desiderio di completare il processo di integrazione nell'Unione Europea. I due processi, nella strategia di Gül si saldano: il vecchio sogno di una Turchia a cavallo fra Europa e Medio Oriente, ma non più come semplice elemento di collegamento, semmai come protagonista sull'uno e sull'altro scenario. «Mi auguro che in Europa ci si accorga che la Turchia non rappresenta alcun peso per la comunità. Al contrario, con la sua forza economica può apportare nuova linfa per rimettere in sesto l'Unione».

Nella crisi dei vicini greci, i turchi sono impegnati a fornire gli aiuti possibili, mettendo alle spalle anni di incomprensioni e conflitti. Un segnale che anche gli altri membri dell'Unione dovrebbero cogliere, secondo il presidente turco: «A partire dalla Germania, che potrebbe dare il buon esempio togliendo i visti per i cittadini turchi che vogliono visitare il Paese». Una misura che rallenta lo scambio commerciale e culturale fra turchi e tedeschi, nonostante i rapporti fra i due popoli siano quotifiani e stretti, grazie anche ai tanti immigrati che che muovono l'economia della Germania.

(Pubblicato su Lettera 43) 

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