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Oltre dieci punti in meno a testa per i partiti della Grosse Koalition nelle elezioni regionali dell’Assia, Cdu e Spd. Venti punti in due, lasciati sul terreno di uno dei Land meglio governati del Paese, con l’economia che vola e la disoccupazione ferma al di sotto della già invidiabile media nazionale. Eppure il vento velenoso di Berlino ha soffiato fin nel cuore dell’Assia. Analisi e flussi elettorali nell'approfondimento su Start Magazine.

Per il mondo economico e finanziario tedesco il voto bavarese offre solo conferme: la cornice politica entro la quale gli operatori devono muoversi non è più stabile come un tempo ed è probabile che la minore coesione del governo rallenti o stemperi investimenti e riforme ritenute necessarie. Analisi completa su Start Magazine.

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Un trionfo regionale a 7 giorni dal voto nazionale è sempre di buon auspicio. Una fortuna dunque per Angela Merkel che il calendario avesse assegnato alla democristianissima Baviera il compito di fornire i dati elettorali che nell'ultima settimana di campagna elettorale saranno il punto di riferimento del dibattito politico. La riconquista della maggioranza assoluta da parte della Csu, il partito cristiano-sociale gemello della Cdu di Merkel, può rafforzare negli elettori tedeschi la convinzione che la cancelliera viaggi spedita verso la riconferma.

Ma dietro i numeri del trionfo si nascondono anche alcune insidie. Più degli altri Länder tedeschi, la Baviera è in realtà un mondo a parte, con una specifica tradizione politica che rende azzardata la tentazione di proiettarne i risultati a livello federale. Storia elettorale alla mano, non è una sorpresa che i liberali siano finiti sotto la soglia del 5% né che i socialdemocratici si siano fermati su quella del 20. Il monocolore cristiano-sociale è stato la regola della politica bavarese, il crollo al 43% nelle elezioni precedenti un'eccezione. Aver recuperato il consenso perduto 5 anni fa (le legislature regionali durano in Germania un anno in più rispetto a quelle federali) a danno principalmente degli alleati liberali è stato il capolavoro politico di Horst Seehofer, un leader che in Baviera conta molto più della cancelliera.

La forza ritrovata della Csu potrà semmai diventare un problema quando si tratterà di mettersi attorno a un tavolo per definire l'eventuale futuro programma di governo: Merkel dovrà trattare con un partito molto più forte di 4 anni fa e alcune promesse elettorali di Seehofer - a cominciare dall'introduzione del pedaggio autostradale per gli automobilisti stranieri - saranno spine nel fianco.

Ma in attesa di capire con quali partner la cancelliera dovrà sedersi per costruire il nuovo governo, ci sarà da fronteggiare la reazione dei liberali: Philipp Rösler ha accolto la sconfitta in Baviera sottolineando la specificità di questo voto regionale, ma il rischio di restare sotto al 5% anche il 22 settembre è segnalato da tutti i sondaggi e la debacle bavarese ha aumentato la paura. «Per questo il partito si è lanciato già da qualche giorno prepotentemente nella campagna per il secondo voto», ha scritto il Tagesspiegel, «nella speranza di convincere una parte di elettori conservatori a segnare sulla parte della scheda riservata al voto proporzionale il simbolo dell'Fdp». La scheda elettorale tedesca consente infatti due voti: il primo per scegliere il deputato del collegio uninominale, il secondo per determinare proporzionalmente i seggi dei partiti nel Bundestag. È su questo secondo voto che si gioca la composizione del parlamento.

«Senza un buon risultato dei liberali, l'attuale governo di Angela Merkel non ha alcuna possibilità di restare in carica», ha aggiunto il quotidiano berlinese, «e l'unica alternativa praticabile sarebbe quella della grande coalizione con i socialdemocratici». Una vittoria mutilata per la cancelliera che si trova adesso, come ha scritto la Tageszeitung, di fronte a un grave dilemma: insistere con i propri elettori per il doppio voto alla Cdu o provare a prestare una parte del secondo voto agli alleati liberali. Un gioco rischioso, come dimostrato dal disastro regionale di 9 mesi fa in Bassa Sassonia, tanto più che le correzioni alla legge elettorale apportate su richiesta della Corte costituzionale hanno reso la funzione del secondo voto ancora più importante rispetto a 4 anni fa. È per questo che il segretario generale della Cdu, Hermann Gröhe, ha escluso alla Süddeutsche Zeitung «che il suo partito presterà voti ai liberali».

A seguito del risultato bavarese, gli ultimi 7 giorni di campagna elettorale rischiano di trasformarsi in uno scontro all'arma bianca proprio fra gli alleati di governo. I singoli elettori conservatori potrebbero essere tentati di disattendere le indicazioni di partito e votare in seconda battuta l'Fdp per evitare una grande coalizione con l'Spd. E i candidati liberali punteranno proprio su questi timori. Scontrandosi inevitabilmente con la cancelliera, che invece vorrebbe fare il pieno di consensi per trattare dalla maggiore posizione di forza possibile gli equilibri del futuro governo: poco importa che si tratti dell'Fdp o dell'Spd. Tanto più che, dopo il voto di Monaco, dovrà già vedersela con un Csu rinvigorita dal 49% ottenuto a casa sua: un risultato che la Cdu di oggi può solo sognare.

(Pubblicato su Lettera43)

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Cosa passa per la testa a un candidato alla cancelleria che negli ultimi mesi aveva speso gran parte del tempo a rimediare all'immagine di gaffeur e che nelle ultime settimane aveva cominciato a recuperare uno svantaggio enorme mostrando competenza e grinta? Bisognerebbe essere nella testa di Peer Steinbrück, che ha avuto l'idea di posare per la foto di copertina del magazine allegato all'edizione della Süddeutsche Zeitung, in uscita venerdì 13 settembre, con il dito medio alzato e le braccia articolate nell'inequivocabile gesto dell'ombrello. Inutilmente il suo portavoce Rolf Kleine aveva tentato di convincerlo a non concedere l'autorizzazione. Steinbrück è stato irremovibile: «Pubblicatela, va bene così».

E un minuto dopo che il direttore del magazine Timm Klotzek aveva reso pubblica l'insolita copertina su Twitter sono tornati a circolare proprio quei termini che il magazine ha riportato sotto il titolo che correda la foto: Panne-Peer, Problem-Peer o l'italianizzato Peerlusconi. La traduzione è superflua, l'effetto della trovata ancora tutto da verificare. La foto è parte di una serie di interviste dal titolo Ora non dite niente: a domanda si risponde con un gesto. E il quesito rivolto a Steinbrück, sintetizzato proprio nei termini utilizzati nel titolo, era se quei diminutivi dovessero essere fonte di preoccupazione per un candidato di punta alle elezioni. La risposta, negativa, è appunto nel gesto dell'ombrello e nel dito alzato. Ironia o arroganza?

Steinbrück ha giustificato la scelta dell'immagine sottolineandone la spontaneità e l'umorismo e si è detto speranzoso che i tedeschi sappiano apprezzare un gesto di leggerezza in risposta a domande che non vertono su temi veramente importanti. Il problema è che le critiche di inadeguatezza che lo hanno perseguitato fin dagli esordi della candidatura non provenivano dalla stampa (che con le spacconate di Steinbrück è spesso andata a nozze) ma dagli stessi elettori, che avevano dichiarato di trovare poco consone a un futuro cancelliere le dichiarazioni troppo esplicite. L'ex ministro aveva esordito in campagna elettorale all'insegna dello slogan Klartext, parlar chiaro, ma poi aveva dovuto scoprire le virtù della diplomazia per correggere un'immagine troppo aggressiva che non riusciva a sfondare nell'elettorato.

Sono state necessarie molte settimane di duro lavoro per smussare il lato impulsivo del carattere di Steinbrück e far emergere quelle competenze soprattutto in campo finanziario ed economico rimaste a lungo nascoste sotto il gusto per la battuta salace. Quando Steinbrück era ministro delle Finanze nel primo governo Merkel scatenò le ire degli svizzeri per una frase troppo franca sul segreto bancario elvetico. E ancora pochi mesi fa l'uscita su Beppe Grillo e Silvio Berlusconi, «i clown votati dagli italiani», aveva suscitato un incidente diplomatico con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in visita a Berlino, con tanto di disdetta della cena ufficiale.

I suoi avversari politici non hanno perso tempo a prendere la palla al balzo per scatenare una tempesta di polemiche: può l'aspirante a un ruolo tanto delicato come quello di cancelliere della nazione più potente d'Europa mandare a quel paese lettori ed elettori, anche solo per scherzo? E può venirgli in mente di tentare un simile azzardo a soli 8 giorni dal voto? Il fuoco di fila è partito subito: «È un gesto che non va bene», ha detto il leader dei liberali Philipp Rösler, «e che un candidato non dovrebbe mai fare» e il ministro della Salute Daniel Bahr (sempre Fdp) ha aggiunto: «Questo non può essere lo stile di un candidato alla cancelleria». «Imbarazzante» è stato il lapidario commento del ministro dell'Ambiente Peter Altmeier (Cdu).

Silenzio invece da parte di Angela Merkel e del suo entourage: difficilmente la cancelliera s'immischierà in questa nuova polemica, preferendo sottolineare proprio con il distacco la differenza di stile fra i due candidati. L'unico suo gesto impresso nell'immaginario degli elettori in questa campagna elettorale è l'intreccio a rombo delle sue mani che campeggia da una settimana sul maxi-manifesto affisso di fianco alla stazione ferroviaria centrale di Berlino. Un messaggio di compostezza e seriosità che le ha permesso di incassare anche l'endorsement di The Economist, uscito con un appello agli elettori tedeschi: «Fate come dice la Mutti».

La Süddeutsche ha comunque fatto un colpo giornalistico, aggiungendo una nuova perla all'imbarazzante collana di gaffe che negli ultimi giorni non ha risparmiato quasi nessun politico impegnato in campagna elettorale. Le uniche speranze per Steinbrück arrivano da internet, dove ai commenti scandalizzati si sono sovrapposti anche quelli di coloro che sembrano aver apprezzato. Solo nei prossimi giorni sarà possibile valutare l'impatto del dito medio fra gli elettori. Gli ultimi sondaggi, resi noti giovedì 12 settembre, avevano evidenziato un recupero dell'Spd e un nuovo testa a testa fra la coalizione cristiano-liberale e i tre partiti dell'opposizione, che sono però uniti solo sulla carta, visto che i socialdemocratici hanno escluso qualsiasi alleanza con la Linke. Un recupero che poteva essere il preludio alla grande coalizione fra Cdu e Spd ma che ora Steinbrück potrebbe aver gettato alle ortiche proprio nell'ultima volata.

collage2Se anche i sondaggi dei due principali istituti demoscopici tedeschi, Emid e Forsa, hanno rilevato opinioni discordanti dai rispettivi campioni, allora è probabile che l'atteso duello televisivo fra Angela Merkel e Peer Steinbrück sia davvero finito in parità, come sostengono in maggioranza i giornali tedeschi del 2 settembre. Dietro quel risultato di 0-0 che lo Spiegel ha piazzato in apertura della sua edizione online, come se si trattasse di un posticipo della Bundesliga, c'è il racconto di una serata in cui i due contendenti hanno in fondo mantenuto le aspettative della vigilia: lo sfidante all'attacco, la cancelliera in assetto di contenimento, qualche schermaglia reciproca ma nessun affondo personale, nessuna stoccata decisiva ma un tenace tentativo di evidenziare differenze tra personalità e programmi per mobilitare al massimo i rispettivi elettorati e convincere quel terzo di indecisi che dovrebbe sbloccare la propria scelta solo dentro la cabina elettorale.

«Steinbrück è riuscito a risvegliare negli spettatori l'impressione di essere un politico che può guidare questo Paese», ha commentato la Zeit, «forse anche meglio dell'attuale cancelliera, ma non è riuscito a sciogliere alcune contraddizioni importanti, come quella sull'Agenda 2010, il pacchetto riformista di Gerhard Schröder, che un tempo aveva difeso energicamente e oggi vorrebbe altrettanto energicamente correggere». Questa e altre contraddizioni hanno impedito che un pur combattivo Steinbrück trovasse la chiave per aprire il fortino di Angela Merkel, meno coincisa nelle risposte (i moderatori hanno dovuto concedere al socialdemocratico 5 minuti di recupero) e più discorsiva.

«Così la cancelliera si è accontentata di ripetere nell'appello finale il suo programma personale», ha concluso la Zeit, «tranquillizzando i cittadini con la frase 'voi mi conoscete' e assicurandoli che ridandole fiducia, la Germania continuerà ad andar bene come oggi». Anche la Frankfurter Allgemeine Zeitung ha focalizzato il suo commento sul mancato affondo di Steinbrück: «Le attese nei suoi confronti erano maggiori rispetto a quelle per Angela Merkel e ci si aspettava che lo sfidante riuscisse a polarizzare le due posizioni in modo da mobilizzare a suo favore l'elettorato ancora indeciso e tentare in extremis di vincere le elezioni. Ma tali attese non sono state esaudite, non contro questa cancelliera. Più volte Steinbrück ha cercato di incalzarla, ma ogni volta Merkel è riuscita a sottrarsi all'affondo, ripiegando su una narrazione tranquilla e di routine, parando ogni attacco, restituendo ogni tanto una breve stoccata e soprattutto riuscendo a togliere al suo avversario il vento dalle vele».

Per la Frankfurter, «Steinbrück è apparso, fin dall'inizio del confronto, uno sfidante soddisfatto di sé, della sua campagna elettorale puntellata di incontri con i cittadini impostati su un format di domande e risposte, come una lezione universitaria, ma non ha mai dato l'impressione di essere il capo di una falange disposta sul terreno per attaccare il palazzo della cancelleria». È vero che un tale atteggiamento aggressivo sarebbe potuto essere controproducente, tanto che gli stessi spin-doctor di Steinbrück lo avevano ammonito a non eccedere nelle polemiche e a non attaccare l'avversaria frontalmente, ma alla fine il duello di fatto non c'è stato e il terreno scelto è apparso più consono alle caratteristiche della cancelliera: «Merkel ha potuto evitare elegantemente ogni ostacolo, aggiungendovi l'aura della statista», ha concluso il quotidiano di Francoforte, «un duello non fa parte del suo mondo, lei non dà il meglio di sé nello scambio polemico di battute ma quando può affidarsi all'autocontrollo, non punta alla polarizzazione ma all'armonizzazione delle posizioni».

Così è davvero tutto perduto per l'Spd? Forse no. Steinbrück sapeva, già prima del duello, che la partita per la cancelleria era ormai perduta ma quella per il governo è ancora tutta da giocare. I socialdemocratici non possono più scalzare Angela Merkel ma possono evitare che il governo liberal-conservatore riottenga la maggioranza e costringere la cancelliera a una große Koalition. E uno dei tanti sondaggi post-duello, effettuato dalla rete pubblica Ard, ha evidenziato che fra gli elettori indecisi Steinbrück è risultato più credibile della cancelliera. È fra di loro, un terzo dei votanti, che si gioca l'ultima partita.