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Come era previsto, il summit del 19 dicembre tra Ucraina e Unione Europea si è concluso senza la firma sull’accordo di associazione. Nonostante le trattative siano state completate (paradossalmente era stato proprio il presidente Victor Yanukovich ad accelerare il processo dopo lo stallo durante il periodo del tandem Victor Yushchenko-Yulia Tymoshenko), Kiev rimane alla porta.

Le prospettive di integrazione economica con la creazione di un’area di libero scambio rimangono congelate e non è ben chiaro se e quando riusciranno ad essere rilanciate. Bruxelles ha legato la sottoscrizione dell’accordo alla liberazione e riabilitazione della Tymoshenko, in carcere con una condanna a sette anni per abuso d’ufficio e sulla quale pendono altri processi, ma sembra che Yanukovich non voglia lasciare alcuna possibilità all’eterna rivale.

Diversamente da come si ipotizzava qualche mese fa, pare che ora ci siano pochi spazi di manovra per un ritorno della Tymoshenko alla politica attiva, e nel caso di un rilascio nel breve periodo qualcuno sussurra che l’eroina della rivoluzione potrebbe anche fare le valige e cercare asilo per esempio sulle sponde del Tamigi, dove l’hanno già trovato gli oligarchi invisi a Vladimir Putin.

Nello spazio postsovietico la guerra tra gruppi di potere si regola ancora con le maniere forti e chi perde, se è abbastanza veloce e non si illude che il sistema malato guarisca improvvisamente, si dà alla fuga. Comunque sia, se da un lato la Bankova non si è dannata per trovare una soluzione che accontentasse Bruxelles, dall’altro la coppia Barroso-Van Rumpoy, arrivata a Kiev per il vertice, ha riaffermato che la porta non è definitvamente chiusa e che i rapporti di collaborazione tra Unione e Ucraina proseguiranno.

Resta da comprendere invero su quali basi, dato che Yanukovich sente sul collo il soffio del Cremlino che in questi ultimi mesi si è trasformato in un ventaccio al quale sarà difficile resistere ancora per molto. Gas e Unione Euroasiatica sono i dossier che la Russia considera ancora aperti e che vuole girare a proprio favore. Il no di Bruxelles, che poteva dare un appiglio a Kiev verso l’Europa, dà così la possibilità a Mosca di giocare nuovamente le proprie carte senza bisogno di bluffare.

I prossimi mesi, anche alle luce delle traballanti condizioni economiche del paese e dalle pressioni che arriveranno dalla Russia con il ritorno di Vladimir Putin al Cremlino, saranno decisivi per capire quali opzioni rimangano davvero a Yanukovich, impegnato in un rischioso gioco di equilibrio.

(Limes)

Far fuori gli avversari politici mettendoli dietro le sbarre non è certo il metodo migliore per gestire il potere ottenuto in maniera democratica. Eppure è quello che sta succedendo in Ucraina con il caso di Yulia Tymoshenko, ex primo ministro e leader dell’opposizione che è stata condannata a sette anni di galera per abuso di potere.

Al presidente Victor Yanukovich la dura sentenza serve anche per ottenere una piattaforma giuridica per tentare di ottenere la revisione dei contratti del 2009, obiettivamente svantaggiosi per il paese. Si spiega in questa maniera la reazione russa, con il Cremlino che sia durante il procedimento sia alla sua conclusione si è schierato a favore dell’imputata, sottolineando la validità degli accordi raggiunti tra l’eroina della rivoluzione arancione e Vladimir Putin due anni fa.

I rapporti tra Kiev e Mosca sono sempre passati attraverso le pipelines: è l’oro blu a unire o dividere, a seconda dei momenti. E i protagonisti di queste storie sono sempre gli stessi. In Ucraina Yulia Tymoshenko, ex principessa del gas che con il suo gruppo ha gestito per anni il traffico con la Russia e che prima è passata al ministero dell’Energia poi alla seggiola di premier; Dmitri Firtash, oligarca impegnato nell’energia e non solo, nemico giurato della bionda pasionaria; Yuri Boiko, attuale ministro dell’Energia, ex ceo a Naftogaz e uno dei suggeritori di Yanukovich, da anni schierato con l’ala conservatrice uscita dal blocco dell’ex presidente Leonid Kuchma cui appartengono gli altri magnati dell’industria ucraina, guidati da Rinat Akhmetov.

In Russia chi controlla Gazprom, cioè il Cremlino, è il vero gestore delle relazioni che toccano economia e politica: Putin impera. E se l’ormai scomparso Victor Chernomyrdin dopo essere stato per anni il numero uno di Gazprom era stato mandato a fare l’ambasciatore in Ucraina lo scorso decennio il motivo era chiaro. Politica e gas: gli intrecci al Cremlino sono come quelli alla Bankova e interpretarli non è sempre cosa semplice: ma è chiaro che il processo Tymoshenko si inserisce nel canovaccio dei duelli per il potere.

L’Europa in questa contesa fa da spettatrice: non ha danari per intraprendere un progetto consistente per la ristrutturazione del gas ucraino e rischia di lasciare via libera alla Russia, che - avviato Nordstream (vedi mappa) - ha ora Southstream in progetto (vedi mappa). Il sistema di trasporto ucraino va modernizzato e Gazprom vuole metterci sopra le mani, sul modello bielorusso (lo stesso dicasi per Naftogaz). Bruxelles si allarma per la Tymoshenko, ma non può permettersi di abbandonare i negoziati sull’accordo di associazione che dovrebbe essere firmato entro l’anno con Kiev.

L’errore europeo è stato quello di non capire che la rivoluzione del 2004 era un bluff. Gli ucraini l’hanno capito da tempo, basta andare a guardarsi i sondaggi sul gradimento della Lady di ferro, peggiori di quelli di Yanukovich. Ora rischia di essere troppo tardi.

(Limes)

Un anno fa Vladimir Putin ha proposto la fusione di Gazprom e Naftogaz. Fino a oggi Kiev ha resistito però alle proposte di Cremlino e ora il presidente ucraino Victor Yanukovich sembra indirizzato verso una soluzione che consenta di mantenere il controllo del traballante gigante energetico alla Bankova, mettendo sul mercato una quota minoritaria dell’azienda. Forse.

È una partita su più fronti. L’appetito di Mosca per il sistema di trasporto ucraino è noto da tempo. Sul modello bielorusso, il Cremlino vorrebbe fare un boccone del gts dell’ex repubblica sovietica, ma Kiev non ci sta. Non solo è contraria l’opposizione guidata da Yulia Tymoshenko che si è sempre espressa contro la privatizzazione di aziende strategiche che andrebbe a mettere in pericolo gli interessi nazionali e la sovranità del Paese, ma anche Yanukovich e la lobby energetica sembrano voler approfittare ancora dello status quo.

E poi c’è la questione Southstream, che tanto fa piacere a Mosca, quanto crea dolori a Kiev. Con la sua costruzione l’Ucraina perderebbe il suo ruolo chiave di paese di transito. Per cui meglio cercare altre soluzioni per non affondare. La stessa Bruxelles crea incertezza, si oppone a Mosca, sembra non voler impegnarsi nella modernizzazione del gts e punta tutto sul Nabucco che bypassa Kiev allo stesso modo dell’avversato Southstream.

E allora? L’Ucraina presa nella tenaglia dei due gasdotti cerca di sopravvivere senza cedere all’abbraccio soffocante del Cremlino. Lo Stato vuole incassare circa 5-6 miliardi di dollari dalla vendita di una parte minoritaria di Naftogaz, ha bisogno di liquidità per dare maggior sicurezza a un sistema energetico da tempo sotto pressione. Yanukovich ha sollecitato modifiche alla strategia nazionale e ha detto che “se dobbiamo rinunciare a parte della società e vendere quote sui mercati internazionali dobbiamo farlo, non possiamo continuare a parlare senza prendere misure per rilanciare l’azienda, è necessario trovare buoni investitori”

Chi si possa gettare sulle quote di Naftogaz è ancora da scoprire, ma gli interessati non mancano. A Mosca, ma non solo.

Perchè Vladimir Putin un paio di giorni fa a Sochi, dopo l’incontro con il primo ministro ucraino Mykola Azarov, se n’è uscito con l’idea della fusione tra il gigante nazionale Gazprom e Naftogaz, la compagnia statale ucraina? Nessuno pareva saperne qualcosa. Non Azarov, tantomeno altri a Kiev. La Tymoshenko che pensa che il presidente Victor Yanukovich sia un dittatore, ha commentato la proposta dicendo che “la si potrebbe prendere come una barzelletta se non prendesse corpo giorno dopo giorno davanti ai nostri occhi un grande piano per liquidare l'indipendenza dell'Ucraina”. ...continua a leggere "GAZPROM AL SUPERMARKET UCRAINO?"