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Propaganda pericolosa o libertà di stampa? Il dilemma che sempre accompagna la riproposizione di opere che hanno segnato negativamente il corso della storia è tornato di moda in Germania in questi giorni. Il caso non può che riguardare Adolf Hitler, e in particolare la sua opera più tragicamente famosa, il Mein Kampf, il manifesto dell’odio razziale dato alle stampe in pochi esemplari nel 1925 per i tipi della Franz Eher Nachf. Verlag di Monaco e divenuto nel decennio successivo un vero e proprio best seller da oltre 10 milioni di copie.

Quel testo, che segnò la discesa del futuro Führer nell’agone politico, costò al mondo milioni di morti e fruttò al suo autore, grazie anche all’esenzione dalle tasse assicuratagli dal ministero delle Finanze bavarese di quei tempi, la ristrutturazione milionaria della lussuosa residenza estiva sull’Obersalzberg, da dove Hitler manovrava nei lunghi ritiri estivi le fila della sua politica estera.

La querelle, riportata nell’edizione del 18 Gennaio dalla Süddeutsche Zeitung, contrappone l’editore britannico McGee al ministero delle Finanze dello Stato libero di Baviera, questo il nome ufficiale del Land bavarese. Il primo ha intenzione di distribuire in tutte le edicole tedesche un estratto di 15 pagine del Mein Kampf, arricchite da commenti e materiale d’epoca allegato. Il secondo è il proprietario legale di tutto il patrimonio appartenuto a Hitler e al suo Partito nazista, un diritto conferitogli nel 1948 dalla legislazione d’occupazione varata dalle truppe alleate che avevano sconfitto il nazismo.

«Questo diritto», ha raccontato la Süddeutsche, «è stato più volte contestato ma sempre difeso in tribunale con successo. A nessun discendente della famiglia Hitler spetta un centesimo per quelle che un tempo sono state le sue lucrative attività. Ma come unico titolare dei diritti, il Land bavarese non ha mai permesso alcuna edizione del Mein Kampf in lingua tedesca e ha sempre proceduto per vie legali contro coloro che hanno cercato di aggirare il divieto».

Con metodi diplomatici, lo stesso scopo è stato perseguito per evitare la pubblicazione del testo in lingue straniere e in altri Paesi. Il motivo è ovvio, ma per maggior chiarezza il ministero delle Finanze lo ha ribadito a chiare, seppur burocratiche lettere ancora pochi anni fa: «Il libro non è un semplice testo letterario, ma è stato un simbolo centrale per i nazisti. E rievoca cattivi ricordi».

L’editore Peter McGee, un altro che il diritto lo conosce bene, non è nuovo a imprese del genere. Nel 2009, in occasione del settantesimo anniversario dello scoppio della seconda guerra mondiale, fece scoppiare un altro pandemonio inondando le edicole della riproduzione delle edizioni originali dei quotidiani nazisti Völkischer Beobachter e Der Angriff, accompagnate da commenti comparativi elaborati da una commissione di storici come Hans Mommsen e Peter Longerich. I cattivi fanno sempre notizia e aiutano a vendere i prodotti. La vicenda si chiuse dopo un lungo contenzioso: «Quando il ministero delle Finanze di Monaco fece sequestrare 150mila esemplari del Völkischer Beobachter», ha scritto la SZ, «McGee si atteggiò a difensore della libertà di stampa, raccogliendo però anche pesanti censure. Dopo due istanze di giudizio, il ministero riuscì a far valere il proprio diritto, ma fu costretto a dissequestrare le copie bloccate e a permetterne la vendita». L’editore non fece cattivi incassi.

Ora ci riprova, puntando sul Bignami del Mein Kampf. «Questa volta l’impresa non dovrebbe vedere la luce», ha sostenuto il quotidiano di Monaco, «perché è ancora in vigore il divieto di propaganda nazista». Ma assieme agli interessi commerciali dell’editore britannico, sono entrati in gioco quelli dei concorrenti e anche quelli della comunità degli storici. Il ministro della Scienza del Land bavarese, Wolfgang Heubisch (Fdp) si è augurato la redazione di un’edizione dell’opera di Hitler commentata da storici esperti, «in modo da non lasciare ai ciarlatani e ai simpatizzanti nazisti il monopolio di questa opera scandalosa, una volta che i diritti della Baviera saranno scaduti». Una versione critica del Mein Kampf è in preparazione all’Istituto di storia contemporanea di Monaco, un centro prestigioso finanziato dallo Stato federale e da molti Länder, ma anche questo tentativo non pare smuovere il rifiuto del ministero delle Finanze.

In realtà, una versione critica in lingua tedesca è già in circolazione. Si tratta di un audio-libro, diviso in due CD, acquistabile in alcune librerie specializzate. Lo ha redatto Helmut Qualtinger e ha convinto anche i recensori della Süddeutsche: «Dopo l’ascolto di questo audio-libro a nessuno verrà in mente di prendere Hitler ad esempio e di gettarsi in politica».

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