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Non sono più quelle di una volta. Quelle che protestavano a muso duro e seno al vento contro il turismo sessuale al grido di "l'Ucraina non è un bordello" e "il sesso non è in vendita". Quelle che hanno manifestato contro il premier Mykola Azarov perché non ha portato nessuna donna al governo e si sono fatte arrestare davanti all'ambasciata italiana di Kiev al tempo dello scandalo Ruby. Le attiviste arrabbiate di Femen, salite alla ribalta internazionale per le loro azioni semi-clandestine a seno scoperto, sembrano essersi ammorbidite un po' troppo, tanto da accogliere nelle loro fila un giovane maschio.

L'occasione è stata quella dello show messo in scena nella storica Maidan, la piazza dell'Indipendenza nella capitale diventata il simbolo della rivoluzione arancione del 2004, dove il gruppo ha organizzato giovedì l'ennesima protesta, stavolta contro le interruzioni delle forniture di acqua calda durante i mesi estivi (questione comune a diverse città e paesi, eredità delle vetuste infrastrutture centralizzate sovietiche). Cosa ci facesse un ragazzone con tanto di corona di fiori tra le femministe è un mistero, ma gli osservatori più attenti hanno parlato di un segno di debolezza del movimento. Tanto più che le ragazze dure e pure si sono presentate per il bagno nella fontana della Maidan in 'casto' bikini bianco.

Solitamente sprezzanti del pericolo e abituate a farsi portar via da imbarazzati poliziotti per disturbo a quiete pubblica e buon costume, le amazzoni di Kiev hanno cambiato tattica. Certo l'appuntamento e la cornice erano importanti e non si poteva rischiare di dover sloggiare in un paio di minuti. Oltre all'ira contro i disagi pubblici ("Senza acqua dal rubinetto ci si lava alla Maidan") la protesta è stata diretta contro uno degli obbiettivi preferiti del gruppo, Euro 2012. I campionati di calcio, secondo le fanciulle di Femen, faranno aumentare il turismo sessuale in Ucraina. Senza contare che i 200mila tifosi attesi il prossimo anno nella capitale dovranno in qualche modo lavarsi. E quindi bagno di mezz'oretta nella fontana, spugne alla mano, per lavarsi palloni e bandiere delle varie nazionali dipinti sul corpo.

L'azione è stata coordinata dalla leader del gruppo, Anna Hutsol, che come al solito ha guardato a distanza le sue adepte, guidate da Alexandra e Inna Shevchenko e accompagnate dal misterioso gentiluomo incoronato. "Le donne non dovrebbero cambiare solo pannolini e preoccuparsi di trucco e scarpe, ma di tutto quello che accader nel Paese, compreso l'acqua calda, o meglio la mancanza di acqua calda", ha detto la Hutsol.

A dire il vero il tuffo alla Maidan è stato seguito più da giornalisti e fotografi che spettatori, ma per Anna e compagne la popolarità passa soprattutto attraverso i media. Se infatti a Kiev nessuno le prende sul serio, la piazza più amata è quella televisiva e di internet. Le battaglie in perizoma delle femministe ucraine contro la prostituzione e contro la censura, contro la corruzione e contro il traffico di bambini, contro le pensioni basse e le donne arabe a cui è proibito il volante sono condivise da seguite infatti da migliaia di fans. La maggior parte uomini.

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(TMnews)

Che dire: non se ne può più. Basta. Hanno stufato loro e hanno stufato tutti quelli che pendono dalle loro tette, pardon, labbra. Le fanciulle di Femen, le attiviste ucraine che protestano contro tutto e tutti, con il comune denominatore di farlo mezze biotte. Non per altro sono uscite dalle cronache di Kiev e sono finite sulle televisioni e i giornali di mezzo mondo, dalla Bcc allo Spiegel, da Taiwan all’Italia.

A seno scoperto contro il nucleare e contro il presidente Victor Yanukovich. Contro la prostituzione e contro la censura. Contro Euro 2012 e pure contro Berlusconi (un paio di mesetti fa, di fronte all’Ambasciata a Kiev). Contro la giustizia che non fa giustizia e la politica che non fa la politica. Non solo in Ucraina. Contro la corruzione e contro il traffico di bambini. Contro il turismo sessuale e contro Putin. Contro le pensioni basse e contro Lukashenko.

Insomma si farebbe prima a dire contro cosa le amazzoni di Kiev non hanno protestato. Ecco, ma dietro le tette e le urla di quando regolarmente vengono arrestate da imbarazzati poliziotti che non sanno come afferrarle?

Il nulla. Ideali, battaglie degne, slogan forti, il tutto si perde però dietro capezzoli e culi. Il medium è il messaggio. Lo diceva McLuhan qualche decennio fa. Le belle fanciulle ucraine (duri criteri di selezione per finire davanti alle telecamere?) hanno sicuramente capito come funziona il villaggio globale.

Protestano contro il sesso a pagamento e vendono sul loro sito tazze e magliette con i loro seni stampati. Dai. Il loro Dio è donna, la loro missione è la protesta, le loro armi le tette. Dicono. E c’è gente che le prende sul serio.

(Linkiesta)