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Non è nazionalista al punto giusto e ha in programma una serie di concerti in Russia. Colpe gravi per la cantante Maruv, che aveva stracciato tutti i concorrenti nella selezione per rappresentare l'Ucraina all'Eurovision Song Contest che si svolgerà a Tel Aviv ma che ora ha rinunciato dopo le critiche che le sono piovute addosso. La sua canzone, Siren Song (Bang!) in inglese e tedesco, aveva già acceso le speranze di una vittoria ucraina all'edizione israeliana, ma ora Kiev dovrà cercarsi un altro rappresentante. ...continua a leggere "AUTOGOL UCRAINO ALL’EUROVISION"

Nonostante il rientro dopo 13 anni di assenza e il successo ottenuto da Raphael Gualazzi con il secondo posto, l’Eurovision Song Contest non ha suscitato in Italia grande interesse. Diversamente dalla Germania, che a questa manifestazione canora europea tiene quasi quanto a un mondiale di calcio. Il fatto poi che quest’anno la competizione si svolgesse a Düsseldorf, ha catalizzato l’attenzione dei tedeschi per mesi e mesi. La piccola delusione per il mancato bis dell’eroina di casa Lena, finita inaspettatamente al decimo posto, è stata tuttavia velocemente assorbita dagli elogi raccolti per la perfetta organizzazione della manifestazione e dalla curiosità per il mondo misterioso dei nuovi vincitori: l’Azerbaijan.

Tralasciamo musica e contenuti del duo Ell e Nikki dall’alto dell’eleganza delle note jazz di Gualazzi (ma senza dimenticare che l’Italia per decenni ha vissuto di musica melodica e talvolta un po’ stucchevole) e immergiamoci con la Süddeutsche Zeitung in una breve ma esaustiva lezione di geografia politica sull’ex Repubblica sovietica.

«Nessuno può contraddire il cantante del duo azero per aver urlato nel microfono, dopo la vittoria, di essere in quel momento l’uomo più felice del mondo», ha esordito il quotidiano bavarese, «ma molti si sono chiesti se allo stesso tempo l’euforico Ell potesse anche considerarsi l’uomo più felice d’Europa». Per l’immenso carrozzone dell’Eurovision Song Festival, abituato a muoversi fra Dublino, Oslo e al massimo Kiev, il viaggio previsto per il prossimo anno in Azerbaijan suona già come una piccola avventura, giacché il paese vincitore ospita l’edizione dell’anno successivo. Baku, la capitale, suona già nel nome come qualcosa di esotico: più Asia che Europa.

«Il nostro Paese è stato storicamente a cavallo fra l’Asia e l’Europa», ha spiegato alla Süddeutsche l’azero Emin Mili, «quando cento anni fa la scoperta del petrolio fece di Baku una delle città più ricche del mondo, anche l’Europa si fece più vicina e presente nella nostra storia. La nostra musica, oggi, è un misto di sonorità orientali ed europee e la vittoria al Song Contest finirà con il rafforzare il lato europeo della nostra identità».

Potere della musica. A Baku la gente è scesa in strada a festeggiare davvero come fosse stato vinto un mondiale di calcio e i tre minuti di melodia un po’ stucchevole proposta dal duo Ell e Nikki sono riusciti a proiettare questo misterioso stato disteso tra gli altopiani dell’Asia Centrale fin nel cuore del nostro continente. Il segreto è nelle regole del festival, più legato alla volatilità delle onde radio che alla concretezza del territorio o dell’identità. Per statuto, chi vuol partecipare alla kermesse deve essere membro dell’Unione radiotelevisiva europea e dunque le proprie trasmissioni devono essere captabili nell’area europea. Grazie allo sviluppo delle tecnologie di comunicazione, i confini di questa zona sono meno rigidi di quelli della politica o della geografia. Anche Israele, infatti, partecipa regolarmente alle competizioni, nessuno mette in dubbio la presenza di Georgia o Armenia, la Turchia è la benvenuta e dunque anche l’Azerbaijan, grazie a una generosa interpretazione delle regole, può esaltare la metà europea della propria identità culturale.

«Una terra modellata dalla religione musulmana e nata politicamente dalla caduta dell’Unione Sovietica», ha proseguito la Süddeutsche, «che si definisce da sola come ponte fra l’Europa e l’Asia. Bruxelles ha da tempo instaurato un rapporto a due facce con Baku, giacché da un lato è interessata alle materie prime del petrolio e del gas che abbondano in tutta la regione, dall’altro rimane sospettosa per la mancanza di sviluppi democratici nell’assetto istituzionale e politico». Il solito dilemma del rapporto con i dittatori, estremamente d’attualità con quasi tutti gli stati emersi dalle rovine dell’impero sovietico, segnato dalla speranza che gli accordi commerciali possano sbloccare la situazione ma spesso deluso dalle strette autoritarie imposte dagli autocrati di turno.

Musica e sport hanno spesso rappresentato un terreno neutro, capace di stemperare le diversità politiche e di avvicinare, se non i regimi, almeno i popoli. «Anche nel calcio l’Azerbaijan si sbilancia verso l’Europa piuttosto che l’Asia», ha concluso il quotidiano di Monaco, «e proprio la nazionale tedesca si recherà all’inizio di giugno a Baku per una partita di qualificazione ai prossimi campionati europei. Nel girone è presente anche il Kazakistan, un altro stato centro-asiatico». Tra note e pallone, la marcia verso ovest di queste ex-Repubbliche sovietiche pare cominciata, in attesa che la politica segua le orme. Per ora resta la domanda che si pongono tutti gli appassionati del genere musicale: quanto costa un biglietto aereo per Baku?

(Pubblicato su Lettera 43)

Foto ripresa dal sito ufficiale dell’Eurovision Song Contest

La piena transita in queste ore sotto i ponti di Francoforte sull'Oder, la Merkel non riesce a uscire dall'angolo in cui s'è ficcata, il Nordreno Vestfalia non trova la quadratura del cerchio di un nuovo governo, due sfessati sedicenni uccidono per noia un senzatetto in un paesino della Bassa Sassonia, la nazionale prova a sostituire il carisma dell'infortunato Ballack con la diligenza del soldatino Lahm, l'I-Pad è tutto esaurito dopo il primo giorno di vendite (alla faccia della crisi), il tempo (meteorologicamente parlando) regala una piccola pausa primaverile. Storie di un ordinario sabato tedesco. Che ordinario non è. Difficile spiegarlo ai lettori italiani, che l'Eurovision Song Contest manco sanno cosa sia. Ma questa sera, milioni e milioni di tedeschi resteranno incollati alla televisione per seguire la serata finale della canzone europea con la speranza (per molti la certezza) che la candidata di casa, l'ormai onnipresente Lena Meyer-Landrut, riporterà il titolo in Germania dopo anni di magre figure. ...continua a leggere "LENA E LE ALTRE. GEOPOLITICA DELL’EUROVISION"