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“Svenduti”. È il sentimento che aleggia nelle capitali dell’Europa centro-orientale nei confronti di Joe Biden sul tema del nord stream 2. Perché a seconda che la questione si guardi dall’osservatorio di Berlino, Mosca o Varsavia-Tallin-Praga, la prospettiva cambia. L’apparente disponibilità della nuova amministrazione americana a ricercare una qualche forma di accordo con la Germania sul raddoppio del gasdotto russo-tedesco sotto il Baltico ha scombussolato le carte al di là dell’Oder-Neisse. E poco conta che nel cambio di rotta di Washington, qualora dovesse essere confermato dai futuri incontri al vertice tra cui spicca quello tra Biden e Merkel fissato per luglio, pesi una robusta dose di realismo. Gli europei centro-orientali, freschi di ritorno in Europa e (ingenuamente?) adoranti della bandiera a stelle e strisce, si sentono adesso “svenduti” [... continua su Startmag.it]

C’è frizione fra le élites tedesche, quelle politiche e quelle economiche. È una sorta di grande freddo, insinuatosi nel corso dell’ultima legislatura e consolidatosi nei lunghi mesi della pandemia. Soprattutto con le forze di governo, accusate ora di timidezze riformistiche, ora di lentezze in investimenti strutturali (specie nel digitale), ora di introdurre leggi invasive come quelle sulla moralizzazione delle filiere, sulle quote rosa nei consigli di amministrazione o sull’obbligo dell’home office durante i lockdown. Ma anche con quelle di opposizione, o almeno con una parte di esse: con la Linke i rapporti non sono mai stati cordiali, con i Verdi, nonostante i vari tentativi di confronto e dialogo, resta una grande diffidenza su accelerazione e modalità della transizione ecologica. [... continua su Startmag.it]

Qualcosa si muove nella partita a scacchi tra Stati Uniti, Germania e Russia sul Nord Stream 2, anche se le mosse non sembrano sbloccare definitivamente la partita. Secondo quanto riportato dal sito online americano Axios, il presidente Joe Biden avrebbe deciso di risparmiare dalle sanzioni previste il principale attore del progetto di raddoppio del gasdotto sotto il Baltico, la Nord Stream AG, la controllata al 100% di Gazprom che ha sede in Svizzera, e il suo amministratore delegato, il tedesco Matthias Warnig. L’indiscrezione è stata poi ripresa anche dalla Cnn. Continua su Startmag.it

Con il via libera dellaDanimarca a Nordstream 2, bloccato temporaneamente per questioni ambientali, si è chiusa, salvo imprevisti, la telenovela delgasdotto russo-tedescCo sotto il BalticoGià in dirittura d’arrivo, si era incagliato nelle acque territoriali danesi e senza la luce verde di Copenaghen avrebbe dovuto allungare il percorso. Niente chilometri in più e altri ritardi, quindi, e così il progetto trainato dal colosso Gazprom dovrebbe chiudersi nei prossimi mesi e partire a pieno regime nel 2020. Continua su Lettera43