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Il sabato notte, gelido e invernale, di Riga è rischiarato dalle vetrine sempre illuminate del McDonald’s, all’incrocio più centrale della città vecchia, tra la pedonale Kalku iela e il trafficatissimo Basteja bulvaris, dove auto e taxi fanno a gara con i tram ma poi inchiodano rispettosamente davanti alle strisce pedonali più lunghe che abbia mai visto. E’ un po’ il centro della movida lettone, tra il pilone illuminato della pubblicità di una famosa cioccolata locale dove le ragazze del posto danno appuntamento ai turisti dell’amore per non fargli sapere dove abitano, il ponte pedonale sul canale Pistelas, la statua della libertà simbolo dell’indipendenza e, appunto, la Kalku iela, la via dello struscio che s’infila nel dedalo di vicoli e piazzette del centro storico. Per tutta la notte, anche d’inverno, quando il gelo e la neve smorzano gli entusiasmi della nuova gioventù lettone, il McDonald’s sforna, sottoforma di cheesburger e fried chips, il mito americano della trasgressione e della libertà. Fuori c’è sempre una lunga fila e anche all’alba, quando l’ora invoglierebbe più a una prima colazione che al pollo fritto in salsa barbecue, c’è sempre qualche nottambulo che s’attarda di fronte al bancone e ai McMenù fosforescenti. Mentre in altri angoli della nuova Europa il sogno americano ha ormai consumato la sua inevitabile parabola, qui, nel cuore dei Paesi Baltici resiste più forte che mai. Più che l’Europa è l’America l’antitodo alla vicina Russia e addentare un hamburger è un po’ come immunizzarsi dal virus di Mosca. ...continua a leggere "L’INATTESO DECLINO DELLE TIGRI BALTICHE"