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Tutto nasce per una scultura regalata dallo Stato francese alla città di Berlino Ovest nel 1987, che simboleggia gli stretti legami storici fra le due realtà. Più di quarant'anni dopo, artista e ambasciata di Francia hanno chiesto che otto platani, che in estate ostacolano la vista della scultura, vengano abbattuti. E le autorità politiche di Berlino asseconderanno il desiderio, abbattendo gli alberi e facendo arrabbiare i suoi abitanti. I dettagli nel post di Alexanderplatz su Lettera 43.

Un tetto di vetro che dovrebbe trasmettere l’idea del legame fra trasparenza e politica, fra cittadini e rappresentanti. La cupola del Reichstag, il palazzo che dal 1999 ospita il Bundestag tedesco, era stata immaginata con questa funzione dall’archistar Norman Foster, cui era stato demandato il compito di inventare il simbolo della nuova Germania unita. Alta 23 metri e larga 40, la cupola di Foster, che ha sostituito quella originale distrutta dall’incendio appiccato dai nazisti nel 1933, è visibile da ogni angolo del centro riunificato di Berlino: dall’esterno si osservano i visitatori arrampicarsi come formichine lungo la scala a spirale agganciata alle pareti di vetro, da dentro è possibile dare un’occhiata in basso, attraverso un gioco di specchi, ai deputati in seduta parlamentare.

La Berlino del potere. Un viaggio nel quartiere politico di Berlino, oltre a costituire un’immersione nell’architettura moderna, spiega più di mille reportage cosa sia diventata la Germania oggi, a quasi un quarto di secolo dalla riunificazione: potenza economica globale, grazie alla competitività delle sue imprese, ma timido paese dal punto di vista politico, spaventato all’idea di dover assumere una leadership europea. Alla fine di lunghe settimane di trattative, il nuovo governo di grande coalizione fra Cdu/Csu e Spd guidato da Angela Merkel riaccende i motori della politica, rimasta in sospeso dal 22 settembre scorso, giorno delle elezioni. Ci sono voluti quasi tre mesi ma ora il dado è tratto e i nuovi ministri sono al loro posto: la Germania riparte, una buona occasione per sbirciare dietro le quinte dei palazzi politici.

Il nastro che unisce Est e Ovest. I palazzi del potere, però, riflettono un’atmosfera solida e moderna, un voluto equilibrio tra la provinciale stabilità ereditata dai 40 anni di democrazia della Germania Ovest, quando la capitale era Bonn, e il gusto di una sfida orientata al futuro. La cupola del Reichstag (visitabile solo previa prenotazione) è il perfetto punto di partenza alla scoperta della Berlino politica, forse quella meno conosciuta e raccontata dalle guide turistiche. Dalla terrazza si gode un panorama preciso dell’intera area politica. I palazzi amministrativi sono dispersi un po’ in tutta la città, ma il cuore del potere è raccolto nel nuovo quartiere sorto attorno al Bundestag, a nord-est del Tiergarten, tra la Porta di Brandeburgo e la futuristica stazione ferroviaria centrale. Oltre al parlamento vi si trovano gli uffici dei gruppi parlamentari, quelli dei deputati, la biblioteca, la cancelleria, il palazzo della stampa, il castello di Bellevue (residenza del presidente federale) e un complesso mezzo vuoto chiamato il serpentone, che avrebbe dovuto ospitare gli onorevoli trapiantati da Bonn a Berlino: ma molti hanno preferito prendere casa in altri quartieri. Visto su una cartina, il quartiere richiama simbolicamente un nastro che lega due pezzi di città divisi tra est e ovest durante gli anni del Muro. Una striscia di acciottolato, che corre laddove un tempo sorgeva il Muro, si insinua zigzagando tra vie, piazze e palazzi.

L'illusione della trasparenza. Il vetro è il materiale che fa da denominatore comune. È stato utilizzato in abbondanza per tirare su i moderni edifici, quasi a moltiplicare l’idea della trasparenza: nelle poche giornate di sole riflette le onde placide della Sprea, in quelle prevalenti di grigio aiuta a risparmiare sulla bolletta della luce. La cancelleria (Bundeskanzleramt) è il dominio di Angela Merkel, il primo capo di governo donna e dell’est della storia tedesca, che siede in quelle stanze da 8 anni. È l’edificio più imponente del cosiddetto Band des Bundes, letteralmente cintura della federazione, la fila di edifici istituzionali che si susseguono da est a ovest: creato su progetto di Axel Schultes e Charlotte Frank è costituito da un cubo bianco centrale di nove piani in cui è incastonata una grande apertura circolare in vetro. I berlinesi, con il loro tipico sarcasmo, l’hanno ribattezzato la lavatrice. Non è possibile visitare l’interno, salvo negli speciali e affollatissimi appuntamenti annuali che vanno sotto il nome di “porte aperte”.

In battello sulla Sprea. La prospettiva migliore da cui osservare l’architettura moderna del quartiere politico è quella del fiume, le cui anse si insinuano tra le varie costruzioni. Dal ponte di Friedrichstrasse partono i battelli di diverse compagnie di navigazione. Il giro più breve, della durata di un’ora, si snoda proprio attraverso cancelleria e Reichstag, uffici parlamentari e stazione centrale, fino al limite del castello di Bellevue, il palazzo neoclassico di gesso bianco che converrà però andare a vedere da vicino a piedi.

I fondamenti della Bundesrepublik. Tre luoghi per approfondire la conoscenza della storia politica tedesca dopo la caduta del nazismo. Il primo è l’esauriente e gratuito museo allestito dal Bundestag nelle sale del Duomo tedesco, sulla Gendarmenmarkt: cinque cenni di evoluzione democratica, dalla catastrofe bellica alla riunificazione, che incrocia anche le vicende di quella metà di paese rimasto sotto il regime totalitario della Ddr. Gli altri due sono il memoriale dell’olocausto e allo sterminio di sinti e rom, quest’ultimo inaugurato pochi mesi fa. Si trovano a destra e a sinistra della Porta di Brandeburgo, proprio nel cuore della nuova Berlino, perché la Germania democratica ha fondato la propria legittimazione sulla memoria dei suoi torti storici.

A tavola con i deputati. Un gossip su Angela Merkel o le ultime indiscrezioni sulla formazione del governo potrete orecchiarle al Café Einstein sulla Unter den Linden, il luogo di ritrovo principale per deputati e assistenti. Tra una schnitzel con patate, una birra e un espresso viennese (si chiama Braun ed è quasi buono come quello italiano) al prezzo di 20 euro. Un altro ristorante curioso è la Ständige Vertretung: il nome richiama il modo in cui era definita la rappresentanza diplomatica di Bonn nella Ddr. Qui tutto ricorda con nostalgia i tempi passati della vecchia capitale ed è il luogo di ritrovo di molti deputati fuorisede, oltre che di tanti turisti. La cucina è rigidamente renana: stinco di maiale lesso con crauti e patate, Riesling del Reno e, per chiudere, un goccio di Williams Birne, la grappa tedesca alla pera: prezzo, 18 euro.

Arrivare e dormire a Berlino. Il Melia Hotel offre camere a partire da 150 euro, proprio di fronte al molo da cui partono i battelli sulla Sprea: i prezzi variano di giorno in giorno ed è possibile strappare qualche occasione. Una soluzione più economica è quella del Motel One, appena inaugurato accanto alla stazione, a due passi dalla cancelleria: stanze a partire da 69 euro. Berlino è facilmente raggiungibile da molti aeroporti italiani con voli diretti: Roma, Milano, Bergamo, Venezia, Pisa, Bari, Napoli e Catania. Le compagnie aeree: Easy Jet, Ryanair, Air Berlin, Lufthansa. Si parte da 60 euro ma si può arrivare fino a 300.

(Pubblicato su OggiViaggi.it)

Un cappello a falde larghe sulla testa, un movimento deciso e al tempo stesso disinvolto delle braccia e un po' di pancetta, che fa tanto simpatia: l' Ampelmännchen, l'omino del semaforo dell'ex Germania est con cui molti turisti europei hanno familiarizzato scambiandolo ormai per un simbolo di Berlino, al pari della torre della televisione e della Porta di Brandeburgo, è stato indicato dagli scienziati dell'università privata Jacobs di Brema come il più efficacie segnale stradale d'Europa e presto potrebbe dilagare in tutte le città dell'Ue.

Come sempre in Germania, un sigillo accademico apre la strada a futuri radiosi e la certificazione dei professori di psicologia dell'istituto anseatico appare ineluttabile: la riconoscibilità dei segnali proiettati dall'omino dell'est è di gran lunga superiore a quelli del corrispettivo simbolo occidentale. Motivo più che sufficiente per proporre ufficialmente, prima al governo tedesco e poi alla commissione europea, di adottarlo a tutti gli incroci del continente, dal Portogallo alla Svezia, dall'Estonia all'Italia.

Per giungere al risultato clamoroso, gli psicologi hanno realizzato una serie di test utilizzando la cosiddetta tecnica dello Stroop-Versuchsanordnung, un parolone tedesco di difficile traduzione: consiste nel proiettare a un gruppo di partecipanti le immagini gli omini dello stop e dell'andare con i colori invertiti rispetto al solito. Verde per quello che indica lo stop, rosso per quello che invita ad attraversare. E solo nel caso dell'omino dell'est, coloro che hanno partecipato al test non hanno avuto esitazioni a riconoscere l'esortazione del segnale, senza farsi trarre in inganno dai colori invertiti.

«La figura dell'omino orientale è rimasta senza dubbio più impressa», ha detto Claudia Peschke, coordinatrice del gruppo di ricerca, «e la sua funzione è risultata di gran lunga più energica rispetto al suo parente occidentale». Da qui l'invito degli esperti a disseminare di omini col cappello a falde larghe tutti gli incroci della Germania e a estendere la proposta ai palazzi istituzionali di Bruxelles, dove si sta studiando l'ipotesi di unificare su tutto il continente la segnaletica stradale, semafori compresi. I burocrati europei hanno elaborato un prototipo stilizzato piuttosto amorfo e i docenti di Brema hanno opposto la convinzione che il disegno sia troppo simile agli omini presenti nella vecchia Germania ovest: algidi, poco espressivi, per nulla comunicativi. Meglio dunque quelli orientali, tanto più che i partecipanti che si sono sottoposti ai test di brema erano stati selezionati secondo differenti nazionalità europee.

Il segreto dell'Ampelmännchen non starebbe però nella sua simpatia o nell'apparente rilassatezza dei gesti. I movimenti dell'omino, sia nella versione stop che del via libera, richiamano quelli che erano in vigore tra i Vopos della Ddr: quando c'era da fermare il traffico su una corsia, il poliziotto del popolo addetto alla sicurezza stradale si alzava lievemente sui tacchi, ruotava il corpo con uno scatto marziale di 90 gradi e apriva le braccia perpendicolarmente alla strada, intimando alle Trabant l'arresto. «Anche l'omino dell'ovest replica le movenze che i poliziotti adottavano per regolare il traffico a occidente», ha osservato Peschke, «ma il risultato tradotto sulla segnaletica dei semafori non ha prodotto la stessa efficacia.

La rivincita per l'omino dell'est è arrivata dopo esser sopravvissuto a molte disavventure. Con la riunificazione tedesca, ha rischiato di essere triturato nel processo di occidentalizzazione subito dalla Ddr: i vecchi segnali stradali furono progressivamente sostituiti da cartelloni realizzati nelle fabbriche dell'Ovest e la stessa sorte era stata stabilita anche per l'Ampelmännchen, fino a quando una petizione popolare ne chiese a gran voce il salvataggio e riuscì anche ad ottenerlo. Da quel momento, l'invasione degli omini occidentali, con le loro braccia insulsamente aderenti al corpo nella versione in rosso e appena staccate in quella verde, venne arrestata e piano piano l'omino dell'est riguadagnò le posizioni perdute, riversandosi a sua volta prima nei quartieri occidentali di Berlino e poi in altre città dell'ovest tedesco: la normativa in vigore prevede infatti che siano le singole comunità amministrative a scegliere quale dei due simboli utilizzare per i propri semafori.

Poi fu la volta dell'aggressione commerciale. Visto che il marchio funzionava, un imprenditore tedesco decise di appropriarsene, piazzandolo su borse e magliette, felpe e portachiavi, gomme e matite, quaderni e lampadari: un merchandising milionario di cui non rimase neppure una briciola all'inventore della figura, tale Karl Peglau, scomparso nel 2009 tra molti rimpianti dei cultori dell'ostalgia e senza aver mai visto il becco di un quattrino per la sua invenzione. Nel frattempo la famiglia dei pupazzetti si è anche infittita: a Dresda è comparsa qualche anno fa anche l'Ampelmädchen, la ragazza dei semafori, perchè in Germania l'uguaglianza di genere è un obiettivo da raggiungere anche in modi bizzarri. Ma a presidiare gli incroci di Sicilia, gli scienziati di Brema consigliano sia mandato solo il maschio.

Fu un inverno di fuoco e violenze quello che si abbattè su Berlino nel 1933, anno dell'ascesa al potere di Adolf Hitler. Dopo aver ottenuto l'incarico di cancelliere dal presidente del Reich Paul von Hindenburg e aver giurato al Reichstag il 30 gennaio, il Führer scatenò un'ondata di disordini che da cui avrebbe tratto l'occasione, in nome della sicurezza nazionale, di abrogare gran parte dei diritti civili e delle libertà politiche e di cementare il suo nuovo regime totalitario. Si svolse tutto nel breve arco di poche settimane. A febbraio bruciò la cupola del Reichstag, un attentato da cui scaturì il decreto di emergenza che assegnò a Hitler poteri straordinari. Le settimane successive furono insanguinate dagli attacchi delle squadre di SA contro oppositori politici, sindacalisti ed ebrei. Le elezioni di marzo consegnarono al partito nazista il 44% dei voti. Il conseguente governo di coalizione con i nazionalisti varò il decreto dei pieni poteri, che investiva Hitler di un'autorità dittatoriale. In poche settimane vennero banditi tutti i partiti politici ad eccezione di quello nazista e le forme di opposizione.

Sul luogo dei delitti. Berlino, la metropoli rossa e operaia che Hitler non amava, fu in quanto capitale del Reich il palcoscenico della sua fulminante presa del potere. Ottanta anni dopo, la città ricorda gli avvenimenti da cui nacque la dittatura nazista con un programma di 500 eventi, fra mostre, installazioni e rassegne disseminato in 100 luoghi e lungo tutto l'arco del 2013, e alla cui realizzazione hanno collaborato 120 istituzioni e associazioni cittadine. È l'occasione giusta per rispolverare la memoria su una delle pagine più tragiche della storia europea del Ventesimo secolo proprio laddove gli avvenimenti si svolsero, ripercorrere le tappe della fine di una democrazia e della nascita di una dittatura e visitare i pochi luoghi storici sopravvissuti alle macerie della seconda guerra mondiale. A partire dall'esposizione all'aperto sotto la Porta di Brandeburgo, dove è possibile ripercorrere le storie di cittadini ebrei tedeschi perseguitati durante l'olocausto.

Il museo storico tedesco. Il punto centrale del progetto Zestörte Vielfalt (la varietà distrutta), il suggestivo titolo assegnato al ciclo di rassegne, è rappresentato dalla mostra al Deutsches Historisches Museum sulla Unter den Linden (per informazioni, link in basso) aperta ogni giorno, dalle 10 alle 18, fino al mese di novembre. L'esposizione si apre con le immagini, fotografiche e filmate, della Berlino di fine Weimar, brulicante di folla elegante, caffé gremiti, tram affollati. Su una parete scorrono i fotogrammi del film di Walter Ruttmann, Sinfonia di una metropoli, il capolavoro del cinema muto che celebrò l'epopea della Berlino degli anni Venti: frammenti di una città dinamica e serena, che non aveva sentore di quel cui andava incontro. Pochi metri dopo lo scenario cambia: i manifesti della propaganda nazista descrivono un clima improvvisamente divenuto velenoso, gli slogan degli opposti estremismi riflettono una competizione politica sempre più violenta. Il museo ha tirato fuori dai suoi fondi tutto il materiale originale dell'epoca accumulato negli anni, lasciando che a raccontare la discesa agli inferi fossero gli oggetti della realtà quotidiana di quei tempi.

Sulle macerie della Gestapo. L'ampio complesso documentale denominato Topografia del Terrore (per informazioni, link in basso), a due passi dalla Potsdamer Platz, sorge sui luoghi dove negli anni Trenta si trovavano la sede della Gestapo, la polizia segreta, del servizio di sicurezza (SD), delle SS e l'ufficio di Heinrich Himmler. Di quegli edifici non è rimasto nulla, ma dal 2010 un centro di documentazione nuovo di zecca, progettato da due architetti berlinesi, ospita una mostra permanente sugli anni del nazismo. Per l'anniversario, il centro ha inaugurato un'esposizione speciale focalizzata su un aspetto finora poco indagato dalla storiografia: la manipolazione del mito dell'ascesa nazista. Molte delle immagini che hanno segnato l'immaginario della presa del potere da parte di Hitler sono infatti state rielaborate dopo che gli avvenimenti si svolsero realmente. È il caso della famosa fiaccolata delle truppe nazionalsocialiste sotto la Porta di Brandeburgo e lungo il vialone dell'Unter den Linden: si svolse il 30 gennaio 1933, ma l'effetto non deve essere stato un granché se la propaganda di Joseph Gobbels decise di far ripetere e immortalare la scena qualche mese dopo, per consegnare a futura memoria un'immagine grandiosa che riscattasse quella delle truppe tedesche sbandate sulla Pariser Platz dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale. Questa e altre foto della sofisticata macchina di propaganda nazista corredate da ampia documentazione storica sono presenti nella mostra, aperta fino al 9 novembre, ogni giorno dalle 10 alle 20.

Eroi silenziosi. Nascosto in un cortile della Rosenthaler Strasse, nel cuore di quello che un tempo era il quartiere ebraico di Berlino e oggi è diventato il nuovo centro turistico tra l'Hackescher Markt e gli Hachische Höfe, si trova il piccolo memoriale intitolato agli Stille Helden (per informazioni, link in basso), gli eroi silenziosi. Era la piccola sede della fabbrica di Otto Weidt, un modesto produttore di scope e spazzole dal cuore tanto grande da rischiare la vita impiegando operai ebrei non vedenti e non udenti salvandoli dalle deportazioni nei campi di concentramento. Una sorta di Oskar Schindler non premiato dall'attenzione cinematografica di uno Steven Spielberg. Ma al suo coraggio è dedicato questo piccolo gioiello nascosto che ripercorre la storia dell'azienda e la vita sacrificata dei suoi operai ebrei.

A tavola atmosfere mitteleuropee. È probabile che alcune delle immagini viste o delle storie lette vi chiudano lo stomaco. Prima o poi bisognerà comunque mangiare. Schnitzel e altri classici della cucina austriaca al ristorante Ottenthal (per informazioni, link in basso), ambiente elegante e cibi raffinati: ottime anche le insalate, da non perdere lo strudel di mele finale. Nel centro occidentale della città a partire da 25 euro. Sempre ad ovest, ma nel quartiere di Schöneberg, il bistrò Joseph Roth Diele (per informazioni, link in basso) offre gli spätzle al formaggio da accompagnare con birra o vino in un'atmosfera letteraria mitteleuropea: sorprendenti i prezzi, a partire da 10 euro.

Dove dormire, come arrivare. Lusso e posizione invidiabile, a due passi dallo Zoo, nel nuovo albergo Waldorf Astoria. È l'ultima novità nella scena alberghiera berlinese, avendo aperto lo scorso gennaio. Scegliendo bene il periodo di permanenza, si possono trovare le camere più economiche a partire da 195 euro. A due passi dal Kurfürstendamm, l'Hotel Q! offre camere pulite e di design a partire da 84 euro. la gentilezza del personale è inclusa nel prezzo. Easy Jet, Ryanair, Air Berlin, Lufthansa: per arrivare a Berlino con voli non stop da Roma, Milano, Bergamo, Venezia, Pisa, Bari, Napoli e Catania c'è solo l'imbarazzo della scelta. Occhio ai prezzi, che possono variare anche sensibilmente a seconda del periodo prescelto. Si parte da 60 euro ma si arriva a superare anche i 400.

(Pubblicato su OggiViaggi)

Berlino continua a rappresentare un'eccezione rispetto al resto della Germania, nel bene e nel male. Il suo fascino di metropoli moderna e dinamica attira sempre più giovani e turisti da tutto il mondo, contribuendo a migliorare l'immagine di un Paese ancora legata a cliché di serietà e rigidità. Ma quando si scende nei dettagli dei dati economici, la capitale mostra segni di arretratezza rispetto alle altre regioni tedesche. L'ultimo spunto alla riflessione è stato fornito dal rapporto sul lavoro nero, realizzato in collaborazione dai ricercatori dell'Università di Linz e dall'Istituto economico di Tubinga (Iaw) e presentato il 6 febbraio proprio a Berlino. «Mentre il fenomeno ha mostrato in tutta la Germania una contrazione nell'ultimo biennio, nella capitale i numeri sono ancora in crescita», ha riportato il Tagesspiegel.

La dimensione del lavoro nero misurata in percentuale sul Prodotto interno lordo in Germania è stata nel 2012 del 13,4%, il dato più basso negli ultimi venti anni e la tendenza al riassorbimento proseguirà anche nell'anno in corso: per il 2013 gli esperti di Linz e Tubinga prevedono un ulteriore calo di 2,7 miliardi di euro, che porterà la somma totale prodotta da questo particolare settore economico a 340 miliardi di euro. In percentuale si arriverà al 13,2%, contro il 24,&% della Grecia, il 21,1% dell'Italia, il 19% del Portogallo e il 18,6% della Spagna.

Non è un caso che i Paesi colpiti dalla crisi economica e finanziaria europea siano in cima alla lista nera: «Il calo del ricorso al lavoro nero in Germania è da addebitarsi al favorevole andamento del mercato del lavoro e alla crescita economica complessiva degli ultimi anni», ha spiegato il direttore dell'Iaw Bernhard Boockmann, «le persone hanno buone possibilità di trovare un posto nell'ambito dell'economia regolare ed è venuta meno la motivazione di rivolgersi al mondo del lavoro nero». Le cause che spingono imprese e lavoratori nella zona ombra che sfugge al fisco e alle casse previdenziali e sanitarie sono da ricercare nell'eccessivo carico fiscale e nelle alte somme dei contributi per la sicurezza sociale. Il picco massimo registrato in terra tedesca risale infatti al 2003 (17,1%), quando il Paese viveva un periodo di stagnazione economica e le riforme avviate dal governo rosso-verde di Gerhard Schröder non avevano ancora dispiegato il loro effetto positivo. «La riduzione del contributo pensionistico dal 19,6 al 18,9% a partire dal 1° gennaio 2013 dovrebbe aiutare a ridurre ulteriormente la tentazione di scivolare nel mercato nero», ha concluso Boockmann.

Per la cronaca, il rapporto degli esperti ha confermato che il fenomeno del lavoro nero non risparmia neppure gli Stati scandinavi, tradizionalmente noti per avere un sano mercato del lavoro: Svezia, Norvegia, Danimarca e Finlandia galleggiano attorno al dato tedesco nelle stime per il 2013, oscillando dal 13,9% di quota sul Pil di Stoccolma al 13% di Copenhagen ed Helsinki. Solo la Francia brilla con un 9,9%.

Ma per tornare alla Germania, quando si passa dalla visione complessiva del Paese a quella particolare della sua capitale, la musica cambia. «Berlino è e rimane la capitale del lavoro nero tedesco», ha proseguito il Tagesspiegel, «tanto che nel 2012 la Società delle piccole e medie imprese del settore edile di Berlino e Brandeburgo ha denunciato alle autorità fiscali 44 cantieri sospettati di utilizzare lavoratori in nero sui 334 ispezionati». Il settore delle costruzioni, nel quale al lavoro nero quasi sempre si accompagna una scarsa attenzione per le misure di sicurezza dei lavoratori, è il maggiore indiziato: si calcola che più di un terzo delle aziende operi illegalmente evadendo il fisco. Seguono le attività alberghiere e ristorazione e le officine di riparazione di auto e camion, dove la percentuale del lavoro nero si attesta al 17% e le attività di servizio legate alle famiglie (15%): lavoratori domestici, assistenza agli anziani, lezioni di ripetizione, babysitter. «Si tratta di ambiti nei quali si può lavorare abbastanza facilmente, perché non serve altro che la propria forza lavoro», ha spiegato Friedrich Schneider, ricercatore a Linz. Secondo le sue stime, circa 8 milioni di tedeschi utilizzano saltuariamente il lavoro nero per arrotondare uno stipendio ufficiale, mentre il numero dei lavoratori completamente in nero raggiungerebbe il milione: in questo caso si tratta principalmente di disoccupati e pensionati, che integrano in quasto modo sussidi e pensioni.

I costi economici e sociali del lavoro nero sono difficilmente quantificabili. In un rapporto governativo del 2011, i finanzieri tedeschi avevano stimato danni per 660 milioni di euro sulla base di controlli in tutto il Paese su 68 mila imprese e 524 mila persone, elevando sanzioni pari a 2100 anni complessivi di pena detentiva e 49 milioni di euro. Ora si attendono dal ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble i dati del 2012.

(Pubblicato su Lettera43)