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Oltre dieci punti in meno a testa per i partiti della Grosse Koalition nelle elezioni regionali dell’Assia, Cdu e Spd. Venti punti in due, lasciati sul terreno di uno dei Land meglio governati del Paese, con l’economia che vola e la disoccupazione ferma al di sotto della già invidiabile media nazionale. Eppure il vento velenoso di Berlino ha soffiato fin nel cuore dell’Assia. Analisi e flussi elettorali nell'approfondimento su Start Magazine.

Alla fine il sorpasso è arrivato. I sondaggi valgono quel che valgono, specie quando sono realizzati lontano dal voto, ma quello pubblicato oggi da Die Welt segna una svolta: per la prima volta, in quella parte di Germania che fino a 30 anni fa era la Ddr, la destra nazional-populista di Afd ha superato la Cdu di Angela Merkel e si afferma come primo partito. ...continua a leggere "GERMANIA, NELL’EST AFD BALZA AL PRIMO POSTO"

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È il duello a destra fra i liberali dell'Fdp e gli euroscettici di Alternativa per la Germania che potrebbe decidere le sorti del prossimo governo tedesco. I due partiti lottano per superare la soglia del 5% ed entrare nel Bundestag con programmi politici sicuramente diversi che mirano però allo stesso elettorato. Il successo di uno e il fallimento dell'altro potrebbero modificare gli equilibri dei seggi in parlamento e determinare il risultato elettorale che più conta: altri 4 anni di esecutivo cristiano-liberale o il ritorno di una Grosse Koalition fra Cdu e socialdemocratici. Angela Merkel è alla finestra, in attesa di capire con chi dovrà spartire le responsabilità di governo.

Philipp Rösler e Rainer Brüderle, rispettivamente leader del partito e front man della campagna elettorale, hanno messo in cassa un colpo mediatico andando a trovare Helmut Kohl e facendosi fotografare nel giardino della sua villetta di Ludwigshafen al fianco della sua sedia a rotelle. Lui, il vecchio cancelliere della riunificazione tedesca e per decenni leader incontrastato della Cdu, il partito di Angela Merkel, è diventato per un giorno testimonial di liberali, con i quali governò ininterrottamente per 16 anni, dal 1982 al 1998.

Che una foto con un uomo politico che appartiene ormai alla storia del Paese possa risollevare le sorti dell'Fdp è cosa dubbia ma il messaggio che i liberali hanno voluto trasmettere è tutto indirizzato all'elettorato borghese più tradizionale che ha sempre sostenuto un'alleanza di centrodestra. È un appello subliminale a favorire il secondo voto sulla scheda per l'Fdp, il voto più importante, che determina la composizione dei seggi parlamentari su base proporzionale (il primo voto decide invece l'elezione diretta dei candidati di collegio). Kohl non ha rilasciato alcuna dichiarazione ai giornalisti presenti ma la sua sola presenza accanto ai due politici liberali è servita a ricordare agli elettori di centrodestra quanto importante sia stata la fedeltà dell'Fdp per la sua attività di governo. Lo slogan non detto ma suggerito era: andate a votare e, in caso di dubbio, votate anche l'Fdp.

Un piccolo, indiretto sgarbo ad Angela Merkel, la cui campagna elettorale è stata questa volta impostata sul doppio voto per la Cdu, escludendo il soccorso elettorale agli alleati di governo, che nella recente esperienza regionale in Bassa Sassonia è costato la poltrona al candidato cristiano-democratico. La cancelliera ha preferito adottare una strategia che le consenta di fare il pieno di consensi e giocare da un punto di forza anche la carta dell'alleanza con l'Spd. Kohl invece pensa che una chiara campagna di coalizione possa definire meglio il programma di governo della Cdu: l'alleanza con l'Fdp, che è stata il suo marchio di fabbrica nei 16 anni di cancellierato, è la via giusta per la Germania di oggi.

Nello stesso bacino elettorale spera di pescare i voti la vera incognita di queste elezioni, l'Alleanza per la Germania (Afd, Alternative für Deutschland): operatori di borsa, imprenditori delusi dalla politica economica troppo sociale di Merkel, conservatori spaventati dagli obblighi finanziari dei tedeschi per salvare l'euro, ceto medio tartassato dalle gabelle che i liberali avevano promesso di togliere. Il candidato di punta di Afd ha ribadito in un'intervista alla Wirtschaftswoche i punti di forza della sua proposta politica: «Escludiamo un nuovo prestito alla Grecia da parte dell'Esm. Gli Stati in crisi devono poter andare in bancarotta e sarebbe un bene, giacchè liberi da debiti potrebbero sfruttare la chance di un nuovo inizio, con una moneta nazionale svalutata in grado di far recuperare competitività all'economia. L'Europa è qualcosa di molto più importante di una comunità monetaria e non si può dire che Danimarca o Gran Bretagna, che non hanno l'euro, non siano Stati integrati nell'Ue. La verità è che con l'introduzione dell'euro abbiamo compiuto un passo più lungo della gamba».

I sondaggi degli ultimi giorni appaiono come sismografi impazziti e contribuiscono ad accrescere la tensione. L'ultimo in ordine di tempo, sfornato dall'istituto Insa e pubblicato dalla Bild, ha indicato l'Spd al 28%, in robusta ripresa dopo il duello televisivo con Angela Merkel in cui Peer Steinbrück è sembrato aver trovato la chiave per mobilitare i suoi elettori, e i liberali al 4%, sotto la soglia di sbarramento. Cdu al 39, Verdi all'11, Linke all'8, Pirati al 3. Al 3% sarebbe bloccata anche Alternativa per la Germania ma tutti i direttori degli istituti demoscopici ammettono di non essere in grado di quantificare con esattezza il consenso ad Afd, perché è un partito nuovo e molti elettori sembrano nascondere la loro preferenza. Le sorprese potrebbero dunque essere dietro l'angolo.

Solo qualche settimana fa, il nuovo partito anti-euro annunciato da un gruppo di economisti per le elezioni federali tedesche del 22 settembre sembrava in grado di minacciare gli equilibri politici della Germania. Ora che quel partito è stato ufficialmente fondato, nel congresso inaugurale di Berlino del 14 aprile, quei propositi di sfacelo appaiono molto meno probabili.

Nel tempo intercorso fra l'annuncio e la fondazione, due sondaggi realizzati dall'autorevole istituto Forsa hanno raffreddato gli entusiasmi  dei professori euroscettici. Il primo, pubblicato la settimana scorsa dall'Handelsblatt, ha rivelato che la stragrande maggioranza dei tedeschi sembra essersi convinta della bontà della moneta unica: il 69% degli interpellati si è detto favorevole al mantenimento dell'euro, contro il 27% di nostalgici del marco tedesco. Solo un anno fa le forze erano divise esattamente a metà e i contrari all'euro avevano raggiunto il 50%. Un calo ancor più sorprendente, se si tiene conto che l'approfondirsi dell'eurocrisi (prelievo forzoso a Cipro, stallo politico in Italia, blocco delle riforme in Portogallo, maggiore impegno di garanzia da parte della Bce) avrebbe teoricamente dovuto rafforzare le posizioni di coloro i quali ritengono il ritorno al marco l'unica via per evitare di essere risucchiati nel gorgo delle crisi altrui. Il secondo sondaggio, tutto politico, è quello di cui abbiamo dato conto qualche giorno fa e segnalava una forte ripresa elettorale dei partiti di governo, la Cdu e la Fdp, che dopo mesi di affanni sembrerebbero ora in grado di confermare la maggioranza assoluta al Bundestag.

Non partono dunque con il vento in poppa i promotori di Alleanza per la Germania (Alternative für Deutschland, Adf): la strategia di abbandonare l'euro per tornare al marco ha perso suggestione fra gli elettori, che invece sono tornati ad aver fiducia proprio in quei partiti cui i professori euroscettici vorrebbero far concorrenza. Eppure il loro congresso fondativo ha monopolizzato i commenti della stampa tedesca, curiosa di capire se il nuovo partito sarà capace di superare quella che ad oggi appare come una felice anomalia tedesca nel panorama partitico continentale: l'assenza di una forza populista a destra dei partiti liberal-conservatori tradizionali.

Tutto si deciderà nei prossimi mesi, quando i sondaggisti potranno valutare il gradimento degli elettori per le tesi e le azioni concrete dei nuovi attori politici, e non per i loro annunci. Secondo l'agenzia Infratest-Dimap, il 24% dei tedeschi potrebbe prendere in considerazione il voto ad Adf. In verità, basterebbe che i professori raggiungessero la soglia del 5% necessaria a entrare in parlamento per scombinare gli equlibri politici del Paese.

«Magari non riusciranno a imporre il punto principale del loro programma, e cioè la fine dell'euro», ha scritto la Süddeutsche Zeitung, «ma potrebbero determinare la fine del governo liberal-conservatore di Angela Merkel». Anche una percentuale più bassa potrebbe essere fatale alla cancelliera, dal momento che il recupero elettorale dei partiti dell'attuale coalizione assicurerebbe un successo pieno solo sul filo di lana. «È già accaduto altre volte che la fondazione di nuovi partiti sia stata commentata con sufficienza da parte di esponenti dei partiti tradizionali», ha proseguito il quotidiano bavarese, «salvo poi dover fare i conti con le conseguenze dei loro successi, anche quando effimeri». Tra i casi più recenti, quello della Linke che nel 2005 costò la cancelleria a Gerhard Schröder, e quelli ripetuti dei Pirati nelle elezioni regionali dell'ultimo biennio, fenomeno quest'ultimo che parrebbe già riassorbito.

I professori scesi (o saliti) in politica dalle loro cattedre universitarie (e che qualcuno ha già bollato spregiativamente come saputelli e saccenti) hanno qualche carta da giocare. Innanzitutto, il nome scelto per la nuova formazione è di fatto un grido di battaglia contro Angela Merkel: Alternativa per la Germania vorrebbe smentire uno dei mantra che la cancelliera ama ripetere agli oppositori della sua politica europea, basata sull'idea che a essa non vi siano alternative praticabili. Costruirsi un avversario chiaro e autorevole può consentire al nuovo partito di schivare le vischiosità del dibattito elettorale e conquistare un profilo definito e riconoscibile.

In secondo luogo, proprio l'autorevolezza professorale dei suoi promotori potrebbe suscitare qualche fascino in un elettorato mediamente attento e istruito come quello tedesco: per la prima volta, un movimento che non disdegna toni populistici è costituito da rinomati accademici e stimati giornalisti economici, in grado di sfidare i politici tradizionali con numeri, grafici e tabelle. Tuttavia, per tornare ai dati del sondaggio di Forsa sull'euro, quel 67% di tedeschi che non ne vuol sapere di tornare al marco sale al 79% tra gli elettori che dichiarano un reddito mensile superiore ai 3 mila euro: proprio quella fascia sociale che teoricamente dovrebbe essere più sensibile a un linguaggio forbito come quello dei professori. E qualche volta la realtà è molto diversa da come viene rappresentata nelle aule universitarie.