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Donbass, terra di nessuno

Un anno fa i referendum per l'autonomia a Lugansk e Donetsk. La regione resta in bilico tra Ucraina e Russia.

Non c'è pace in Ucraina (Askanews)
Non c'è pace in Ucraina (Askanews)

Scritto per Askanews

Esattamente un anno fa, l'11 maggio 2014, si tennero nelle regioni del Donbass occupate dai separatisti i referendum sull'autonomia che costituirono il primo passo formale per il distacco da Kiev. In dodici mesi la situazione politica ed economica è profondamente cambiata e questo lembo del Sud-Est è diventato una realtà a se stante, in bilico tra Ucraina e Russia.

Il processo di pacificazione fissato con gli accordi di Minsk procede a singhiozzo e il futuro della regione appare incerto. Nei referendum dello scorso anno secondo le cifre ufficiali dei poteri locali circa l'80% degli aventi diritto al voto si recò alle urne e il 90% si espresse per l'indipendenza. Non riconosciuti né dal governo ucraino né dalla Comunità internazionale, le consultazioni popolari tra Lugansk e Donetsk furono utilizzate dagli insorti filorussi per dare consistenza e legittimità ai proclami avvenuti nelle settimane precedenti.

Previsioni di crescita Ucraina 2015 2020
L'economia ucraina (2015-2020)

Il modello doveva essere quello della Crimea, che dopo il referendum del 16 marzo, fu annessa dalla Russia. Nel Donbass però l'11 maggio si votò solo per l'autonomia da Kiev, mentre i progetti iniziali di abbracciare subito Mosca furono rallentati dallo stesso Vladimir Putin, che fece abortire l'idea dell'annessione immediata come avvenuto per la penisola sul Mar Nero. Gli sforzi della Comunità internazionale per trovare una via d'uscita alla crisi nella regione sono fino ad ora in sostanza falliti e il congelamento momentaneo del conflitto rischia di diventare una sorta di soluzione permanente. La situazione nel Donbass è a dir poco incerta, sia dal punto di vista istituzionale che economico e sociale, oltre che in termini di status.

Allo stato attuale un terzo del territorio del Donbass, quasi metà della popolazione e dell'economia non sono più controllati dal governo ucraino. Gli oblast di Lugansk e Donetsk, corrispondenti all'incirca a territori grandi come il Piemonte e la Lombardia, sono scenari di una guerra che ha fatto ufficialmente oltre 7.000 morti e più di un milione di profughi, ma le cifre dovranno essere corrette al rialzo. Le repubbliche popolari hanno una superficie di circa 18 mila kmq, che corrisponde più a meno a poco più del 30% di quella originaria dell'intera regione. Nelle zone filorusse abita circa il 45% della popolazione rimasta, meno di tre milioni, concentrati nei capoluoghi.

Alcune città si sono letteralmente svuotate e se Gorlivka prima dell'inizio della guerra contava 276 mila abitanti, oggi ne ha 180 mila. A Debaltsevo, teatro dell'ultima offensiva prima della tregua di febbraio, sono rimasti circa 5 mila del più di 27 mila abitanti. L'economia del Donbass, basata sull'industria dell'acciaio e del carbone è di fatto bloccata, con riflessi non solo sulle zone occupate, ma sull'intero paese. Prima del conflitto il Donbass contribuiva per oltre il 20% alla produzione industriale nazionale, oggi la guerra ha paralizzato l'intero sistema. Rinat Akhmetov, l'oligarca più ricco del paese che del Donbass aveva fatto il suo regno, ha visto il suo impero prosciugarsi da 22 a 7 miliardi di dollari nel giro dell'ultimo anno.

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