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RUSSIA PRONTA PER LA WTO

Mancano ancora alcuni dettagli destinati a essere chiariti nel corso della seconda settimana di novembre, ma ormai è cosa fatta: la Russia è pronta a entrare nella Wto (World trade organization, l’Organizzazione mondiale per il commercio). Con la mediazione svizzera Mosca e Tbilisi hanno trovato l’accordo che ha fatto cadere il veto della Georgia, ultimo e unico Paese a bloccare ancora l’ingresso nell'organizzazione della scomoda vicina di casa. Ufficialmente l’evento potrebbe essere datato al prossimo dicembre, come è stato comunicato il 3 novembre nella dichiarazione finale del summit del G20 a Cannes. Una data simbolica, perché coincidente con il ventesimo anniversario della dissoluzione dell’Unione sovietica o Urss (gli accordi di Belavezha sono dell’8 dicembre; la dichiarazione di Alma Ata del 21) e negli auspici capace di segnare così la fine della transizione economica postsovietica. Almeno sulla carta.

La Russia è l’ultima delle grandi potenze a entrare nell’Organizzazione, dopo che la Cina lo aveva fatto addirittura dieci anni fa, nel settembre del 2001. Il percorso di Mosca è stato però lungo e tortuoso, ancor più complicato nella fase finale per la dura opposizione della Georgia, che dopo la guerra del 2008 aveva annunciato di voler bloccare l’ingresso russo sino a che non si fosse chiarito lo status internazionale delle due repubbliche separatiste, Abkhazia e Ossezia del Sud. Una questione in apparenza semplice: Tbilisi non ha sinora riconosciuto l’indipendenza delle Regioni, che invece già da tre anni sono considerate come Stati indipendenti da Mosca (e da un altro pugno di nazioni tra le quali il Venezuela di Chavez). Il resto della comunità internazionale si è schierato con la Georgia, nel senso che ne ha sostenuta l’integrità territoriale senza riconoscere l’indipendenza di Sukhumi e Tskhinvali. Ma la realtà dei fatti, di fronte a una situazione bloccata e irrisolvibile nel breve periodo (basti guardare agli esempi di Cipro Nord o del Kosovo) ha portato l’Occidente a fare pressioni sulla Georgia perché ammorbidisse la sua posizione.

Nelle trattative per l’adesione di un paese alla Wto sono necessari negoziati bilaterali con ogni membro, per cui è sufficiente il diniego di un solo Stato per congelare il processo. È stata la presidente della Confederazione elvetica Micheline Calmy-Rey a fare la spola negli ultimi giorni tra Mosca e Tbilisi, incontrandosi con Dmitri Medvedev e Mikhail Saakashvili. Ai due ha offerta una soluzione di compromesso con controlli internazionali ai confini con Abkhazia e Ossezia; ma soprattutto ha fatto capire alle autorità georgiane che dopo tre anni di stallo era il caso di rinunciare a una posizione dannosa per tutti, soprattutto dopo che Bruxelles e Mosca avevano concluso gli ultimi negoziati. Con la Russia nella Wto e la normalizzazione dei rapporti commerciali tra i due Paesi, Tibilisi è così sulla rampa di lancio per riprendere il suo posto nel mercato russo con i prodotti georgiani fra i quali spicca soprattutto il vino, dando un po’ di respiro ai settori che durante l’embargo moscovita hanno sofferto maggiormente. Il Cremlino aveva infatti bloccato l’importazione di prodotti georgiani già prima del 2008, con il peggiorare delle relazioni politiche e gli scontri personali tra Vladimir Putin e Saakashvili.

La Russia da parte sua è destinata a entrare a far parte di quel club alla porta del quale ha bussato per la prima volta nel 1993, quando l'associazione ancora si chiamava Gatt (General agreement on tariffs and trade, cioè Accordo generale sulle tariffe e sul commercio) ed è chiamata ad adattarsi alle nuove regole. Lo Stato degli zar non se ne è mai dimostrato troppo entusiasta (lo stesso Putin un paio di settimane fa ha dichiarato che «la Wto esiste senza di noi ed esisterà anche senza di noi, ma è sicuramente meglio che la Russia ne diventi membro»), ma è conscio anche che nell’economia globalizzata le misure protezionistiche possono servire a poco. L’economia russa, dopo la devastazione degli anni Novanta e il default del 1998, può sicuramente beneficiare dell’adesione all’Organizzazione, anche se non è la bacchetta magica per risolvere i problemi cronici che ostacolano la modernizzazione del Paese. Crisi permettendo, la Banca mondiale ha calcolato un’ulteriore crescita del 3% del bilancio nazionale, legata all’entrata nella Wto: la maggiore concorrenza dovrebbe fornire ulteriore slancio interno e naturalmente opportunità anche per gli investitori stranieri, attratti da una Russia più sicura e affidabile.

(Lettera 43)