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EAST SIDE BISTRO, L’AMICO PUTIN

"Molti pensano che la coppia stia portando avanti la vecchia parte del poliziotto cattivo – Putin – e del poliziotto buono – Medvedev – per ingannare l’Occidente e i circoli liberali russi. Se il presidente richiama all’ordine il primo ministro ricordandogli che non sono ammessi giudizi sommari prima di una sentenza, manda un messaggio rassicurante sull’equità del sistema giudiziario. Allo stesso tempo, le sprezzanti parole di Putin eccitano il consenso della pancia del Paese, quella che si ritiene frustrata e diseredata dai “cattivi” oligarchi come Khodorkovsky. Stesso gioco di scacchi ipotizzabile nel caso della Libia: il Cremlino non voleva uno scontro con l’Occidente ma allo stesso tempo non aveva alcuna intenzione di appoggiare l’intervento militare a Tripoli. Anche in questo caso Medvedev parla un linguaggio a uso degli occidentali e Putin si rivolge invece al vasto elettorato rude e ignorante dei nazionalisti russi.

Se questa interpretazione fosse corretta si dovrebbe concludere che il tandem non scricchiola affatto, anzi funziona perfettamente, con ruoli diversi per i due. Cresce tuttavia il partito di coloro secondo i quali Medvedev si starebbe preparando a fare lo sgambetto al suo mentore e a trattenere per sé il trono del Cremlino, libero da ogni tutela putiniana. Anche se gli analisti interni considerano molto improbabile che ciò possa accadere: non si arriva al Cremlino senza l’appoggio dei clan ed è impensabile che questi abbandonino Putin per passare dalla parte di Medvedev.

Il rompicapo si complica perché c’è chi è convinto che Putin e Medvedev siano d’accordo nel restare fermi dove sono anche al prossimo giro – Medvedev debole presidente e Putin forte primo ministro – perché questa formula ha funzionato alla perfezione e vale il detto «squadra che vince non si cambia». Secondo questa tesi Putin è soddisfatto così, visto che il suo prestigio e la sua popolarità restano ai massimi storici. Inoltre, come primo ministro avrebbe minori responsabilità e contemporaneamente entrambe le mani libere. Su un solo punto sono comunque tutti d’accordo: non esiste il minimo spazio per un autentico terzo candidato, un avversario in grado di giocare la partita con qualche possibilità di vittoria. Ormai per una vera opposizione non c’è più posto in Russia".

Francesca Mereu

L'amico Putin - L'invenzione della dittatura democratica

Aliberti, 347 pagine, 18 Euro