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Il potenziale eurasiatico

Russia, Ucraina, Bielorussia e Kazakhstan: il 2014 nelle quattro economie più interessanti dello spazio post-sovietico. Restano dei nodi, ma la regione rimane nel mirino degli investitori. 

Russia Mosca (Archivio Rassegna Est)
Il fiume Moscova (Archivio Rassegna Est)

È un po’ il pallino di Vladimir Putin e partirà fra un anno, all’inizio del 2015. L’Unione euroasiatica, già attiva come Unione doganale dal 2010 con la partecipazione di Russia, Bielorussia e Kazakistan, (Armenia e Ucraina potrebbero entrare, più o meno presto), potrebbe costituire il punto di partenza per il rilancio dello spazio ex sovietico in chiave di integrazione economica.

Pur con tutti i punti interrogativi del caso, l’area della vecchia Urss è sicuramente di grande interesse per gli investitori. Le economie del singoli paesi, nonostante abbiano risentito della congiuntura esterna non favorevole e malgrado le previsioni per il 2014 siano state ridotte, sono in ancora crescita. Si segnala inoltre qualche passo in avanti sul fronte delle regolamentazioni sull'impresa. L'ultimo Doing Business,  quello del 2014,  dice che la Russia è in ascesa di 19 posizioni (92), l’Ucraina di 28 (112), il Kazakistan di una (50), così come la Bielorussia (63). Ancora, comunque, c'è diversa strada da fare. 

In Russia, l'economia di gran lunga più importante della regione, la World Bank prevede per il 2014 una crescita del 2,5% (contro il 3% previsto nell’ultimo trimestre del 2013). La tendenza rimane comunque positiva, dopo che il 2013 si è chiuso con una crescita dell’1,4% e nel 2012 il Pil era salito solamente dello 0,7%. I problemi a Mosca rimangono sempre gli stessi degli ultimi mesi, dal calo dei consumi e degli investimenti, alla debolezza del rublo.

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Congelate le proteste di piazza dello scorso anno in seguito alla sua terza elezione, Vladimir Putin ha tempo sino al 2018, anno in cui scade il mandato al Cremlino, per raddrizzare e correggere la rotta a favore di una crescita interna sostenibile e di una maggiore integrazione economica, sia con i partner dell’ex Urss che soprattutto con l’Occidente, fornitore indispensabile di tecnologie per lo sviluppo del Paese più vasto del mondo. Nei cui confronti l’Italia si è confermata nel 2013 come il quarto partner commerciale, dopo Cina, Olanda e Germania.

L’Ucraina, attraversata recentemente da turbolenze politiche, è influenzata da un contesto economico altrettanto instabile. Anche se le previsioni di crescita per il 2014 sono ottimistiche e secondo il Fondo monetario internazionale passeranno dallo 0,4% dello scorso anno all’1,5%, il presidente Victor Yanukovich si trova di fronte alla sfida di una modernizzazione strutturale del Paese su cui pesa l’opacità del sistema oligarchico. Secondo Transparency International Kiev è alla 144° posizione al mondo in tema di corruzione. Le iniezioni di liquidità arrivate dalla Russia (15 miliardi in finanziamenti e un sensibile sconto sulla bollette del gas, passata da 400 a 270 dollari per 1000 metri cubi) in cambio del rifiuto di firmare l’Accordo di associazione con l’Unione europea, sosterranno il sistema sul breve periodo, ma sul lungo sono necessarie riforme e trasparenza.

Bielorussia e Kazakistan, che nella classifica del Doing Business 2014 occupano posizioni di metà classifica, piazzandosi davanti all’Italia (65° posto), sono le repubbliche ex sovietiche proporzionalmente più dinamiche. A Minsk, dopo la crisi finanziaria che ha colpito il paese nel 2012, è tornata la stabilità e dopo la crescita del Pil nel 2013, al 2,1%, il Fmi prevede nel 2014 un salto del 2,5%. Il sistema chiuso e rigido di Alexander Lukashenko soffre comunque ancora di gravi problemi strutturali, che ne pregiudicano lo sviluppo lineare: così dice la Banca mondiale.

Il Kazakistan di Nursultan Nazarbayev, che nell’anno catastrofico euro-atlantico del 2009 è riuscito a restare a galla, con un +1,2% in termini di Pil, continua la crescita altalenante (7,5% nel 2010, 7,3% nel 2011, 5% nel 2012, 5% nel 2013). Nel 2014 il Fmi prevede un aumento del Pil del 5,2%. Sul paese pesa sempre l’ombra della malattia olandese, anche se nel complesso l’economia appare tutto sommato solida. Come solida è la relazione commerciale con l'Italia, la seconda piazza per l'export kazakho (dati Ice).

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