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Ripresa alla romena

A Bucarest si è ormai usciti dal pantano della crisi, anche se la crescita, nei prossimi anni, non avrà ritmi impetuosi. Ma i conti pubblici sono in ordine e il rischio è molto basso. Resta l'incognita delle riforme, non così facili da dispiegare, visti gli attriti a livello politico. Analisi e grafici. 

Il palazzo presidenziale di Nicolae Ceasescu a Bucarest (Vlastula, Flickr)
Il palazzo presidenziale di Nicolae Ceasescu a Bucarest (Vlastula, Flickr)

Migliorano i fondamentali dell’economia romena. Non mancano segnali di ottimismo nell’outlook sul paese, la meta dell’est più gettonata per le imprese italiane, recentemente pubblicato dall’Institute of International Finance (Iif). Eccone alcuni passaggi.

La crescita economica ha ripreso vigore, trainata dall’export. Gli anni del boom sono ormai un lontano ricordo, ma il Pil è tornato a crescere. Per i prossimi anni si prevede un tasso di espansione tra il 2 e il 3%, con la previsione che sarà anche la domanda interna, ora un po’ ferma, a mostrare segni di vitalità.

Gli squilibri macroeconomici sono stati parzialmente riassorbiti. L’inflazione è sotto controllo e ha toccato recentemente un minimo storico (+1.1% in termini annuali). Questo ha permesso una sere di tagli ai tassi di interesse da parte della Banca centrale. Il debito estero è diminuito, così come la dipendenza dai capitali stranieri. È sempre più consistente la rilevanza dei fondi Ue.

I nostri grafici sulla ripresa romena

Con il deficit di bilancio inferiore al 3% e il debito intorno al 40% del Pil, la Romania appare attualmente come uno dei paesi più solidi della regione in termini di rischio. Lo dimostrano indicatori di rischio come i credit default swaps, significativamente inferiori a quelli di Ungheria e Croazia.

La Romania non dovrebbe risentire della crisi russo-ucraina, quanto meno non più di tanto, essendo meno dipendente di altri dall'energia di Mosca. Il commercio delle imprese rumene con Russia e Ucraina è alquanto ristretto, benché il paese confini con l’ex repubblica sovietica. Ne consegue che sono relativamente limitati i meccanismi di potenziale trasmissione della crisi.

Le tensioni sul fronte politico rappresentano il principale rischio del medio-lungo termine, secondo gli economisti dell’Iif. Il governo è alquanto instabile e ci sono scontri costanti tra il primo ministro Victor Ponta e il presidente Traian Basescu. Si vota a maggio per le europee e poi a novembre per le presidenziali. Entrambi i test elettorali faranno capire quanto spazio c’è per attuare le necessarie riforme.

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