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Il balzo magiaro

Smentendo le previsioni degli analisti e delle istituzioni economiche internazionali, Il Pil ungherese, nel 2013, dovrebbe essere cresciuto del 2%. Forse persino qualcosa in più. Nostra analisi sulle ragioni di questa inaspettata ripresa. Su cui pesano, tuttavia, delle incognite. 

Budapest, il Danubio e il Parlamento (Archivio Rassegna Est)
Budapest, il Danubio e il Parlamento (Archivio Rassegna Est)

Non ci sono ancora i dati ufficiali, ma c'è l'impressione che le previsioni dei centri studi di banche, società di consulenza e istituzioni economiche internazionali verranno smentite. Il prodotto interno ungherese, nel 2013, è infatti destinato a crescere in misura maggiore rispetto a quanto anticipato negli scorsi mesi. Sembrerebbe, a leggere qualche notizia in merito, che potrebbe persino sfondare il tetto del 2%. Il Fondo monetario internazionale, originariamente, lo dava allo 0,2%. C'è una sostanziale differenza.

L'economia ungherese (2014-2018)
L'economia ungherese (2014-2018)

La progressione, se confermata dai dati definitivi, andrebbe a ribadire quanto era emerso già nel terzo trimestre del 2013, quando il Pil del paese centro-europeo era cresciuto dello 0,8% su quello precedente e dell'1,7% su base annua. L'agenzia Bloomberg aveva rilevato la netta discrepanza tra questi risultati e le stime medie tracciate da undici strutture economiche, da cui risultava una variazione dello 0,4% sul secondo trimestre e dello 0,8% sul 2012.

Ma da cosa dipende questo scatto in avanti? Ci sono più fattori in gioco. Uno è la ripresa della produzione manifatturiera, che pesa più del 70% sull'export complessivo del paese, come si evince dai dati del Wto. In modo particolare, a risultare particolarmente dinamiche  sono le attività che ruotano intorno al distretto dell'auto, che registra dal 2012 la presenza di un polo produttivo della Mercedes. Il primo che la casata tedesca, che nel 2011 e nel 2012 ha riscosso ottimi profitti, abbia mai realizzato nell'Europa centrale. Si trova a Kecskemet, Anche il settore agricolo, sui cui il governo punta molto, ha avuto un'ottima congiuntura. Nei primi nove mesi del 2013 è cresciuto del 21,7%.

Un'altra ragione che contribuisce a spiegare la crescita dell'Ungheria sta nella politica praticata dalla Banca centrale, che ha tagliato ripetutamente i tassi, portandoli dal 7% dell'agosto 2012 all'attuale 2,85%, il minimo storico. Questo, ovviamente, nell'intenzione di rilanciare i consumi interni e sostenere un'economia che ha fortemente risentito dell'impatto della crisi globale, essendo legata a filo doppio agli investimenti occidentali.

In ogni caso la ripresa ungherese non è svincolata da qualche incognita, non solo la dipendenza dagli investimenti occidentali. La principale riguarda proprio le manovre della Banca centrale, il cui governatore, Gyorgy Matolcsy, è stato in precedenza ministro delle finanze. L'uomo, quindi, che ha dato impulso alla cosiddetta politica economica "non ortodossa" del primo ministro Viktor Orban. In questi giorni diversi giornali e diversi analisti stanno mettendo in luce come questa politica dei tagli, se è vero che ha tenuto su l'economia e ridato un po' di fiducia ai consumi, è stata troppo radicale e sotto certi aspetti artificiosa. A questo s'aggiunge il fatto che la riduzione del quantitative easing da parte della Fed suggerirebbe, secondo gli esperti, di porre fine agli interventi sui tassi, anche considerando che proprio a causa delle scelte della Fed il fiorino sta perdendo valore, come tutte le monete dei paesi emergenti. Ma è molto probabile che ogni decisione verrà rimandata a dopo le elezioni di inizio aprile. I sondaggi suggeriscono una nuova vittoria di Orban.

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