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Il miracolo bosniaco (in 14 passi)

Un think-tank lancia un piano di riforme per Sarajevo. La tabella di marcia mira a scalare l'Ease of Doing Business, punto dopo punto.  

Il centro di Sarajevo (Archivio Rassegna Est)
Il centro di Sarajevo (Archivio Rassegna Est)

di Rodolfo Toè

L'Iniziativa europea di stabilità (Esi), in una lettera scritta alla presidenza bosniaca, evidenzia quali sono le misure da intraprendere per trasformare l'economia del paese e rendere la Bosnia Erzegovina la prossima meraviglia economica della regione balcanica. Una necessità inevitabile, dal momento che l'economia è ritornata al centro dell'attenzione dopo il rinnovato slancio per l'integrazione europea, frutto delle ripresa del dialogo tra Bruxelles e Sarajevo.

Il piano dell'Esi si struttura intorno all'esigenza di scalare la classifica dell'Ease of doing business, indice eleborato dalla Banca mondiale che misura la facilità di fare impresa nel mondo. La Bosnia Erzegovina è 107esma, complessivamente, la peggiore in Europa - anche rispetto all'Ucraina, che è in guerra.

Questi i quattordici punti su cui agire, secondo la proposta dell'Esi, per migliorare l'economia bosniaca già nel breve arco di un anno.

1) La Bosnia Erzegovina deve eliminare almeno una delle quindici procedure necessarie a costruire un edificio commerciale, possibilmente con lo scopo finale di diminuire il tempo d'attesa per la sua realizzazione. Nel resto della regione, le procedure necessarie ad acquisire la proprietà di un immobile sono quattordici. La Bosnia Erzegovina, attualmente, per quanto riguarda l'indicatore su questo punto è 182esima su un totale di 189 economie mondiali recensite;

2) Diminuire l'importo medio degli affitti commerciali e i costi di costruzione;

3) Facilitare l'accesso all'energia elettrica, snellendo la procedura e facendo in modo che i giorni medi di attesa per ottenere l'allacciamento passino da 125 (valore attuale) a 97.

4) Rendere più semplice il pagamento delle imposte, soprattutto per quanto riguarda la tassa per il turismo, che risulta particolarmente gravosa soprattutto per i soggetti economici della Federacija (una delle due entità in cui risulta suddiviso il paese).

5) Semplificare le procedure di pagamento dell'IVA, per fare in modo che le imprese impieghino in media non più di 94 ore all'anno (la media della regione è di 114 ore, attualmente la BiH ha un valore di 258 ore).

6) Abbassare le tasse e i contributi a carico del datore di lavoro (che ora rappresentano il 13,5% del profitto totale, a fronte di una media regionale di 11,5).

7) La Federacija dovrebbe diminuire il numero di procedure amministrative necessarie per aprire una attività economica, facendole passare da 11 a 5, come già fatto dalla Republika Srpska.

8) Diminuire i costi di registrazione, con l'istituzione di un'agenzia unica di registrazione delle imprese a Sarajevo.

9) Diminuire la documentazione necessaria per esportare e importare dal/nel paese (in Bosnia Erzegovina sono richiesti attualmente otto diversi documenti, la media della regione è sette);

10) Ridurre di due giorni i tempi di attesa per l'ottenimento dei documenti necessari a effettuare delle esportazioni via mare.

11) Diminuire le procedure necessarie alla registrazione della proprietà.

12) Diminuire i costi di registrazione notarile per i cambiamenti di proprietà per quanto riguarda le attività commerciali.

13) Migliorare la  protezione legale degli investitori di minoranza.

14) Migliorare la procedura per l'ottenimento del credito.

Come si vede, si tratta soprattutto di misure burocratiche e amministrative, in molti casi possibili anche senza grandi interventi da parte delle autorità legislative. Secondo l'Esi, esse dovrebbero permettere agilmente al paese di ripartire e di attirare nuovi investimenti internazionali. Potrebbe nascerne un "miracolo economico bosniaco" a costi decisamente contenuti, se la classe dirigente avrà volontà e coraggio di cambiare.

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