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Spread mini, divari maxi. Tutti gli squilibri italo-tedeschi

Matteo Renzi va a Berlino. Proverà a entrare in sintonia con la Merkel e a chiederle di dosare meglio crescita e austerità. Non sarà facile convincerla. I rapporti di forza volgono totalmente a suo vantaggio, come indicano i numeri. Intanto i giornali economici tedeschi manifestano qualche dubbio sul piano riforme di Palazzo Chigi. 

(Scritto per Europa)

La East Side Gallery, sezione sopravvissuta del Muro (Archivio Rassegna Est)

articoli di Matteo Tacconi e Pierluigi Mennitti

Era arrivato quasi a quota 600, negli ultimi scorci del governo Berlusconi. Poi lo iato s’è ristretto, progressivamente ma costantemente. Oggi s’aggira sui 190 punti. Parliamo di spread, il differenziale tra i rendimenti a dieci anni dei buoni del tesoro (Btp) e dei bund, i loro equivalenti tedeschi. Il picco dello spread segnalò i momenti forse più critici vissuti in tempi recenti dall’Italia,  enfatizzando il divario crescente tra una nazione con le gomme a terra e un’altra, la Germania, bella tonica.

Oggi quello scarto è rientrato in un’ottica di normalità. Questo però non significa che Roma, specchiandosi in Berlino, possa sentirsi a posto con se stessa. Ci sono molti altri dati che esprimono molti altri differenziali. Lavoro, debito, tasse, burocrazia: almeno a leggere i numeri nudi e crudi, scremati da ogni interpretazione che se ne può dare, qualche divario balza agli occhi.

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Prima e dopo

Sempre sul quotidiano Europa è possibile leggere altri due nostri articoli sulla visita di Matteo Renzi a Berlino. Li firma Pierluigi Mennitti dalla capitale tedesca.

Il primo anticipa l'incontro e parla di come la stampa tedesca abbia descritto il presidente del consiglio (abbastanza bene) e valutato le sue riforme (con qualche perplessità).

Il secondo, a stretta di mano avvenuta, spiega invece quali possono essere le sintonie tra i due capi di governo, aprendo una finestra sulle preoccupazioni delle aziende tedesche.

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