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Matteo Renzi e la lezione dell’Est

Il presidente del consiglio Matteo Renzi annuncia: da qui al 2018 l'Italia dovrà scalare cinquanta posizioni nell'Ease of Doing Business, il ranking della World Bank sulla facilità nel fare impresa. Sfida molto ardua. Ma non è l'unico indice sulla competitività in cui il paese arranca. Nei nostri grafici il raffronto tra Italia, mondo e paesi dell'Est. Che forse offrono una lezione, su questo tema.

Renzi e Napolitano (wikipedia)

L'Italia fatica a essere competitiva. Sugli indici elaborati dai principali istituti e pensatoi economici globali il paese si piazza in posizioni non così entusiasmanti.

Non è solo l'Ease of Doing Business, redatto dalla Banca mondiale e preso da Renzi (qui le slide del primo ministro) come fronte da attaccare, a denunciare i ritardi del paese. Anche il Global Competetiveness Index, prodotto dal World Economic Forum, ci vede indietro.  Siamo 49°, la Polonia ci precede di sette posizioni. Ma Varsavia non è l'unica capitale dell'Est che, in questi anni, ha registrato notevoli passi in avanti sul terreno della competitività.

Indici di competitività: Italia, mondo ed Est a confronto

L'Index of Economic Freedom, cucito da Heritage Foundation e Wall Street Journal, ci vede faticare ancora di più: 86° posto. Sono quattordici i paesi dell'Est che ci precedono. Solo quelli dell'area post-sovietica, gravati da sistemi economici un po' farraginosi e da una transizione incompleta, non ci superano: su questo come sugli altri indici.

Quanto al Corruption Perceptions Index, di Transparency International,  siamo al 69° posto, appaiati alla Romania, il cui ingresso nell'Ue, nel 2007, è stato regolato da un meccanismo di monitoraggio sui processi di lotta alla corruzione e sul sistema della giustizia. Dodici, in tutto, i paesi dell'Est che ci sono davanti anche in questa graduatoria.

Tutto questo tende a indicare che gli investimenti italiani in quest'area si motivano non solo sulla base dei costi del lavoro, ma anche - come ormai evidente a tutti gli operatori - in virtù di sistemi economici elastici e competitivi.

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