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GERMANIA E NUCLEARE, MA È CREDIBILE LA MERKEL?

La decisione del governo tedesco di imporre una moratoria di tre mesi, fino alla metà di giugno, alla legge sul prolungamento dell’attività delle centrali nucleari in Germania potrebbe rivelarsi un boomerang, anche dal punto di vista elettorale. Il settimanale progressista Die Zeit, uno dei magazine più autorevoli del Paese, ha criticato dal suo sito online la nuova politica atomica che nella giornata del 15 marzo ha portato allo spegnimento di 7 reattori di vecchia generazione, giudicandola frutto di emotività.

«Le motivazioni addotte dal governo per giustificare le proprie decisioni sono per la Cdu difficilmente comprensibili», ha scritto la Zeit, «dal momento che non è chiaro di quali nuovi elementi si sia venuti in possesso rispetto a quel che già non si sapesse qualche mese fa quando, nello sbandierato “autunno delle decisioni”, Angela Merkel decise di superare la legge del 2001 del governo rosso-verde che prevedeva l’uscita dal nucleare entro il 2020».

Nella riunione di ieri, la cancelliera, il ministro dell’Ambiente e i presidenti dei Länder che ospitano sul proprio territorio le centrali nucleari (tutti democristiani) hanno fatto riferimento al paragrafo 19 della legge sul nucleare, che consente allo stato federale e alle regioni di arrestare temporaneamente l’attività dei reattori in caso di pericolo incombente. Il ministro Norbert Röttgen ha spiegato che il periodo di moratoria sarà utilizzato per testare la sicurezza degli impianti, accelerare l’utilizzo delle energie rinnovabili, discutere a livello internazionale i modi di una uscita dal nucleare.

«Un cambio repentino di strategia che gli uomini della coalizione di governo argomentano con il loro stato d’animo dopo la spaventosa catastrofe in Giappone», ha proseguito il settimanale: «Il presidente del Baden-Württemberg, Stefan Mappus, fino a poco tempo fa riconosciuto sostenitore dell’energia nucleare, ha parlato di una cesura emotiva che la gente si aspetta, il suo collega bavarese, Horst Seehofer, ha detto che avvenimenti come quelli giapponesi erano finora inimmaginabili e Angela Merkel, laureata in fisica nel mito della fiducia nella tecnica, ha affermato di non voler chiudere gli occhi di fronte a tutto questo. Ma nessuno dei partecipanti ha parlato di nuove informazioni sulla mancanza di sicurezza nelle centrali: queste, semmai, emergeranno dalle prossime indagini che la commissione incaricata si appresta a compiere».

Messe in fila queste considerazioni, la Zeit ha lanciato il suo affondo: «Chi osserva i fatti, si accorge di una grande contraddizione. Se il governo fosse a conoscenza di elementi nuovi sulla mancanza di sicurezza, vorrebbe dire che la scelta compiuta in autunno di prolungare l’attività delle centrali atomiche è stata un errore. Ma la Merkel non lo vuole ammettere».

Le opposizioni sospettano che tale svolta sia dovuta alla preoccupazione di perdere le elezioni regionali in Baden-Württemberg, ma il presidente Mappus ha rigettato l’accusa: rivolgendo un sorriso alla cancelliera, ha detto di non aver compiuto alcun voltafaccia e che si tratta solo di venire incontro alle paure della gente. Ma altre contraddizioni saltano agli occhi. Ancora il 14 marzo, il vice cancelliere Guido Westerwelle aveva escluso qualsiasi collegamento tra l’età dei reattori e la loro pericolosità. Dal 15 marzo, il governo ha invece fissato una data di scadenza, quella del 1980, per giustificare lo spegnimento delle centrali considerate vecchie. E in autunno, una delle motivazioni addotte dalla Merkel per concedere alle aziende energetiche 12 anni di prolungamento, era stata la preoccupazione per la sicurezza di approvvigionamento energetico del Paese. Oggi, la cancelliera giustifica la moratoria rivelando che la Germania esporta energia e dunque possiede sufficienti riserve.

«I presidenti dei Länder avranno un bel da fare nei prossimi giorni a spiegare ai propri deputati e ai propri cittadini cosa è accaduto nella riunione di Berlino. Alcuni di loro dovranno anche confrontarsi con le preoccupazioni dei lavoratori delle centrali, che ora temono di perdere il posto di lavoro». Una politica nucleare condotta «con la pancia» più che con la ragione può minare la credibilità di un governo e rivelarsi un boomerang anche in campagna elettorale.

(Pubblicato su Lettera 43)