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PUTIN-GORBACIOV, DUELLO A DISTANZA

A volte duellano. Da una parte Michail Gorbaciov, l’ultimo segretario del Pcus (Partito comunista dell’Unione sovietica), l’eroe della Perestroika, il vincitore del Nobel per la Pace, osannato da Roma a Washington. Dall’altra Vladimir Putin, l’attuale inquilino del Cremlino che ha fatto ritorno al vertice della Russia nel marzo 2012 e che molto probabilmente di premi alla carriera non ne vedrà mai. Almeno in Occidente.

A Ovest di Mosca non si perde occasione per mettere di fronte i due leader secondo lo schema manicheo del buono e del cattivo. L’ultimo episodio è stata l’intervista di Gorbaciov alla Bbc, in cui l'ex leader se l'è presa con Putin, colpevole di portare la Russia alla deriva «come un iceberg nell'Artico». Tuttavia, le critiche di Gorbaciov trovano consenso più all'estero che all'interno dei confini nazionali. L’amara realtà è che in casa propria Gorby è considerato poco più che un fallito: i russi lo ritengono peggiore persino di Joseph Stalin. E all’uomo che ha cambiato la storia non resta che sparare alto per chiamare l’attenzione su di sé: anziano, con una salute precaria, non è nemmeno stato baciato dal successo letterario.

Il declino di Gorbaciov è certificato dal centro studi sulla Pubblica opinione Vciom: l’era putiniana (che va dal 2000 sino a oggi) è giudicata in maniera positiva da oltre il 60% dei cittadini, mentre solo poco più del 10% ritiene che abbia portato peggioramenti.
La Perestroika ha condotto invece al disastro storico secondo oltre metà dei russi: solo il 20% la giudica positivamente. Un giudizio peggiore persino di quello dato al decennio di Boris Eltsin che ha separato le due epoche.

Non solo: Vladimir Putin per il 67% della popolazione è il «leader ideale della nazione». Mentre, stando ai numeri dell’istituto di ricerca, Mikhail Gorbaciov raccoglie solo il 15% dei consensi, ed è superato persino da due "mostri" del comunismo quali Leonid Breznev (43%) e Joseph Stalin (28%). Una ricerca sociologica curata dalla fondazione tedesca Friederich Ebert ha rilevato che per il 32% dei russi l'era putinana è quella che maggiormente si avvicina alla rappresentazione ideale del proprio Paese. Solo il 4% ha indicato la Perestroika e appena il 2% gli anni eltsinani.

Nel duello che tanto piace all’Occidente, Putin insomma manda Gorbaciov al tappeto senza troppi problemi e rimpianti. Il nodo della questione è quello che già Winston Churchill chiarì mezzo secolo fa: «La Russia è un rebus avvolto in un mistero che sta dentro a un enigma». E cioè che difficilmente fuori da Mosca si capisce realmente cosa succede nel Paese. Dicono sempre i numeri, di cui ci si può fidare anche dalle nostre parti visto che provengono da un istituto finanziato dal Congresso americano (Levada Center), che le preoccupazioni dei russi oggi non sono tanto quelle evocate da Gorbaciov nella sua intervista relative ai deficit democratici, ma ben altre.

In cima alla lista dei problemi più urgenti del 2013 si collocano l’aumento dei prezzi (67% della popolazione), la povertà (48%), la corruzione (35%), la disoccupazione (33%), la crisi economica (32%) e quella morale (31%). Per trovare i temi che hanno invece grande eco in Occidente si deve andare verso il basso della classifica, oltrepassando tra l’altro droga, terrorismo e criminalità. E così si scopre che la mancanza della giustizia è considerata un problema per il 5% della popolazione, mentre la riduzione delle libertà civili e democratiche solo dal 4%.

L’intervento sulla rete britannica di Gorbaciov è avvenuto in occasione del suo 82esimo compleanno, il 2 marzo. In Occidente, dove peraltro i libri di memorie e di consigli dell’ex presidente sovietico vendono infinitamente più copie che in patria, le parole dell'ex presidente sono andate a cementare la pessima immagine di cui gode Vladimir Vladimirovich. Mentre a Mosca questi festeggiava il primo anno del terzo mandato alla presidenza, il nono complessivo al Cremlino: gli indicatori segnalano che è destinato a rimanerci fino alla fine del mandato.

A più di un anno delle manifestazioni che avevano accompagnato il ritorno dello Zar nella sala dei bottoni e che avevano lasciato fantasticare di una primavera sulla rive della Moscova, lo scranno di Putin è ben saldo. I rating sono addirittura in ascesa: non si tratta certo dei valori record che negli anni passati hanno superato l’85%, ma il 65% registrato a febbraio 2013 (ultima rilevazione a gennaio era del 62%) indica che ai russi il presidente tutto sommato va bene. È vero che a Mosca il capo dello Stato ha perso smalto e che i tempi d’oro, come ha detto lo stesso Gorbaciov, sono finiti. Ed è vero che il dissenso è aumentato (quasi raddoppiato e intorno al 30%), ma il presidente gode ancora di quella congiuntura interna favorevole che non ha ancora sfornato un’opposizione solida e credibile.
Se infatti i moti di protesta tra 2011 e 2012 non hanno portato nessuna novità, l’orizzonte rimane piatto facendo il gioco del Cremlino.

(Lettera 43)