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PUTIN, CREMLINO 2.0

Non cinguetta né ha un profilo su Facebook, ma Vladimir Putin non poteva che iniziare la sua campagna elettorale su internet. Le elezioni presidenziali del 4 marzo non sono poi così lontane e anche se l’opposizione dormicchia ancora dopo le due manifestazioni di dicembre che hanno portato in piazza decine di migliaia di persone, i tempi per il recupero non sono affatto lunghi. I sondaggi danno ancora il premier senza rivali (al 36%, secondo l’ultima indagine di dicembre del Levada center, seguito dal nazionalista Vladimir Zhirinovsky al 7% e dal comunista Gennady Zyuganov al 6%), ma i piani dell’opposizione extraparlamentare, quella che si organizza in Rete, di portare 1 milione di persone in piazza il 4 febbraio, non fa certo dormire sonni tranquilli a Putin, destinato comunque a diventare il prossimo inquilino del Cremlino.

La battaglia che corre su Twitter e sui social network è fittizia e interessa solo un’esigua minoranza dell’elettorato, coloro cioè che hanno veramente intenzione di andare alle urne. Il premier non può però sottrarsi al duello e mentre il blogger Alexei Navalny si prepara a trasferire la protesta dai meandri virtuali di tutta la Russia per le vie di Mosca, Putin ha fatto il suo primo passo in un terreno a lui poco congeniale e con il programma per la sua candidatura in internet si è guadagnato una buona dose di insulti dagli internauti indignati. Risultato prevedibile, ma poco significativo, visto che l’elezione non si gioca qui.

Su una popolazione di 140 milioni di abitanti (quasi 110 milioni quelli con diritto al voto) hanno accesso al web solo meno della metà (circa 59 milioni) e sono certamente pochi quelli che hanno intenzione di andarsi a leggersi i piani del futuro presidente direttamente sul sito: di questi molti probabilmente gli vogliono suggerire di andarsene in pensione. Eppure sono sempre pochi per essere rappresentativi, nonostante l’eco che rimbalza dalla Rete e diventa un boccone goloso per chi scambia, consapevolmente o no, la realtà virtuale con il Paese reale. In Russia c’è una percentuale di penetrazione internet nella popolazione pari al 43%, molto inferiore a quella dell’Unione europea (67%). Differenza che si nota ancora di più guardando quella di Facebook, visto che a fonte degli oltre 170 milioni di utenti a livello europeo (34,1%), in Russia ce ne sono solo poco più di 5 milioni (3,8%).

È chiaro quindi che, almeno per queste elezioni - per le prossime tra sei anni è destinata a essere un’altra questione - il Cremlino può permettersi di trascurare la Rete. Lo stesso Navalny, considerato dai media occidentali come il nuovo anti Putin senza avere un programma se non quello del populismo un po’ nazionalista che urla contro «il partito di ladri e malfattori», ha cassato ogni speranza dei rivoluzionari virtuali, perché il suo nome non è tra quelli che chi ha intenzione di andare a votare il 4 marzo ha la possibilità di scegliere.
Il blogger anticorruzione aveva già detto di non volersi presentare alle elezioni (a dire il vero anche fuori tempo, dato che se avesse voluto avrebbe dovuto seguire per tempo l’iter amministrativo) e ora non gli resta che inventarsi altro nell’attesa del 2016, anno delle prossime parlamentari e prima occasione per convincere gli elettori a votare per lui, sempre che decida di formare un partito.

Per il 2012 anche il viso fresco e pulito dell’oligarca Mikhail Prokhorov difficilmente è destinato a convincere i duri del web, constatando anche il fatto che il miliardario convertitosi alla politica pare essere in missione per Putin e ha parlato di una Russia che ha bisogno di un'evoluzione e non di una rivoluzione. Né nelle strade, né su internet. Così al premier, che ha iniziato a spostare qualche pedina tra governo e amministrazione, non resta che cercare di spiegare proprio sulla Rete che la Russia sotto il suo segno non è poi così male, anche se ci sono stati errori e nel prossimo mandato ci sono cose da migliorare.

Sul suo sito si può leggere il programma per il mandato 2012-18, fatto di diversi punti che vanno dalla crescita interna al rafforzamento della Russia sul piano internazionale, con le novità del potere responsabile nei confronti della società e la rinuncia alle tendenze eccessivamente repressive. Putin si accolla il merito di aver portato una stabilità politica che ha condotto negli anni passati a un periodo di crescita economica, ma ammette che problemi come la corruzione e l’inefficienza della burocrazia non sono ancora stati risolti. Sul piano interno il futuro presidente promette ancora miglioramenti per gli standard di vita (aumento di salari e stipendi, politiche per la famiglia, riforme nel settore della scuola e della salute) e uno sviluppo economico sostenibile (modernizzazione, innovazione, sostegno all’iniziativa privata, politica fiscale equa ed efficace).

È insomma la prospettiva di proseguire su un binario conosciuto, con qualche correzione di rotta. Anche se la Rete lo ha già bocciato, resta da vedere cosa possa davvero accadere nelle urne. Altri programmi in giro, in fondo, non ce ne sono.

(Lettera43)