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PUTIN ALLA GUERRA DEL CIOCCOLATO

Dopo il gas é la volta del cioccolato. Il fronte di guerra tra Ucraina e Russia, che era già passato dal settore energetico a quello alimentare con il blocco temporaneo delle importazioni russe di alcuni prodotti caseari ucraini, si è allargato ora ai dolci. Rospotrebnadzor, l'Agenzia federale russa per la protezione dei consumatori, ha annunciato di aver rilevato sostanze cancerogene in alcuni prodotti dolciari dell'azienda ucraina Roshen e ha imposto il divieto di importazione su tutto il territorio della Federazione.

Tracce di benzopirene sarebbero state trovate nel cioccolato al latte di marca Roshen e oggi il capo del servizio sanitario russo Gennady Onishchenko ha messo sotto controllo le farine dolciarie affermando che "non si può dire ora così si troverà", lasciando però intendere che la nuova crociata contro i prodotti ucraini è solo all'inizio. La guerra del cioccolato arriva appena dopo l'ultima visita in Ucraina del presidente russo Vladimir Putin, che lo scorso fine settimana durante l'incontro con il suo omologo Victor Yanukovich si era espresso chiaramente per un riavvicinamento tra Mosca e Kiev a scapito dell'integrazione europea.

La linea dura del Cremlino era già stata annunciata nel contesto più ampio della disputa tra Ucraina e Wto sulle nuove tariffe protezionistiche introdotte nell'ex repubblica sovietica per difendere il proprio mercato automobilistico. Da marzo in Ucraina vigono infatti nuovi dazi per l'importazione di automobili e la Russia, così come altri paesi extraeuropei, si é appellata all'Organizzazione mondiale per il commercio sostenendo l'illegalità di misure che danneggerebbero il proprio export. Mosca aveva avvertito di voler ripagare Kiev con la stessa moneta e ora, con la minaccia del blocco di importazioni ucraine in altri settori industriali come quello del carbone e del vetro, è l'Ucraina a protestare alla corte della Wto.

In questa cornice è però il braccio di ferro tra Cremlino e Bankova sul posizionamento dell'Ucraina sulla scacchiera continentale a giocare il ruolo principale. Le pressioni economiche e commerciali russe sono lo strumento principe per convincere l'Ucraina a non prendere la via di Bruxelles e a entrare invece nell'Unione Euroasiatica.

La bacchettata russa a Roshen, di proprietà di uno dei maggiori oligarchi del Paese, Petro Poroshenko, è l'antipasto per quello che potrebbe succedere a molti altri. Per Poroshenko, re del cioccolato ed equilibrista nell'arena politica, prima sponsor della rivoluzione arancione accanto a Yulia Tymoshenko, poi ministro del governo filo Yanukovich, il mercato russo è il più importante, dato che la metà delle esportazioni se ne va verso la Federazione. Su un fatturato di circa 1,2 miliardi di dollari nel 2012, Roshen ha esportato in Russia dolci per circa 200 milioni di dollari.

Resta però da chiarire se le intimidazioni e i divieti russi avranno davvero il loro effetto, visto che anche per il cioccolato la dipendenza dalla Russia è in fase discendente e l'orizzonte europeo è diventato sempre più importante per gli industriali ucraini. Poroshenko, che ha quattro centri di produzione in Ucraina e uno in Russia, ha aperto già nel 2007 una fabbrica in Lituania e da marzo 2013 ha iniziato a produrre a Budapest in collaborazione con lo storico gruppo ungherese Bombonetti.

Un po come per il gas, dove da qualche anno l'Ucraina è alla ricerca di una diversificazione sia per quel che riguarda le fonti che le vie di trasporto, ma non è ancora chiaro chi sarà tra Mosca e Kiev ad averlo vinta sul lungo periodo, anche quella sul cioccolato rischia di diventare una guerra lacerante dagli esiti tutt'altro che certi. Ukrkondprom, l'Associazione degli industriali dolciari ucraini ha accusato ieri la Russia di creare dannose barriere artificiali tra i due paesi, Rospotrebnadzor ha risposto oggi che la politica non c'entra nulla. Secondo il politologo ucraino Volodymyr Fesenko la decisione di bloccare le importazioni di cioccolato è comunque il segnale che la Russia vuole usare la mano pesante contro gli oligarchi più europeisti, a partire proprio da Poroshenko. Il duello continua.

(TMNews)