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MIKHAIL PROKHOROV, L’ALA DESTRA

È alto più di due metri e per questo, solo per questo, si può permettere di guardare dall’alto in basso Vladimir Putin che piccoletto è, ma non si lascia intimorire da nessuno. Tantomeno dallo spilungone Mikhail Dmitrievich Prokhorov, oligarca che si butta in politica non tanto per sfidare veramente il potere, quanto per arricchire lo spettro partitico russo con una nuova formazione di stampo liberale. Almeno sulla carta.

Il Partito Pravoe Delo, Giusta Causa, è stato battezzato lo scorso fine settimana e il terzo uomo più ricco del Paese è stato eletto alla sua testa. Obiettivo dichiarato quello di entrare in parlamento, superando la soglia si sbarramento del 7%. E, senza mettere limiti alla Provvidenza, sogna di raggiungere il 15. Il punto è che in Russia la Provvidenza è di genere maschile e di nome fa Vladimir Vladimirovic. Putin, in fondo il vero padrone del Cremlino senza nulla togliere all’inquilino temporaneo Dmitri Medvedev, ha approvato la discesa in campo di Prohkorov e il nuovo partito potrebbe davvero diventare la seconda forza alla Duma, dietro al partito di governo, Russia unita, guidato ovviamente dall’attuale primo ministro.

La sfida per Pravoe Delo è quella di scavalcare i comunisti di Gennady Zyiuganov (11,5% del 2007), i liberaldemocratici - più di nome che di fatto - guidati da Vladimir Zhirinovski (8,1%) e Russia Giusta (7,7%) del segretario del Consiglio della Federazione Sergei Mironov. Prokhorov attacca insomma da destra, visto che a parte Russia Unita, che racchiude due anime - una più progressista e liberale, l’altra più conservatrice - gli altri partiti stanno tutti a sinistra. Tra i quali il Lpdr, che segue più gli istinti ribelli e nazionalisti di Zhirinovski che non schemi ideologici.

Certo Pravoe Delo è una novità, ma è una novità costruita dall’alto, con il benestare del Cremlino che da sempre è abituato a scegliersi i suoi sfidanti, meglio se nati dalle costole del sistema, da cooptare magari poi al governo.
È questa infatti la storia di tutti i partiti nati negli ultimi 20 anni, eccezion fatta per quello comunista, destinato a fermarsi sempre sui banchi dell’opposizione. Prokhorov vuole insomma riempire un vuoto che esiste dal 2003, anno in cui gli ultimi partiti cosiddetti liberali sono usciti dalla Duma. E lo fa appunto con la benedizione di Vladimir Putin, quella che non è arrivata per esempio ad altri concorrenti sul lato destro: Mikhail Kasyanov e Boris Nemtsov hanno visto respingere la scorsa settimana la registrazione della loro nuova creatura dal ministero della Giustizia.

La lista presentata dal Parnas (Partito della libertà del popolo) è stata giudicata irregolare, mettendo una pietra sopra alle speranze delle due vecchie conoscenze di Boris Eltsin di concorrere per un seggio in parlamento.
A dire il vero i russi non hanno avuto mai grande simpatia né per i liberali come i due personaggi in questione (il primo, ex premier, conosciuto come Misha 2% in riferimento alla sua quota standard sulle tangenti, il secondo, ex vice primo ministro, dimessosi con il default del 1998), né per gli oligarchi. E se nessuno in Russia si straccia le vesti per Mikhail Khodorkovski ancora in galera, pochi sono quelli che si entusiasmano davvero per Prokhorov. Raccogliere il 15% dell’elettorato significa mettere insieme 15 milioni di voti, non certo noccioline, dato che l’abbuffata la farà il partito putiniano e sempre meno russi vanno al voto.

Ma alle elezioni mancano ancora sei mesi. Che saranno decisivi non tanto per l’oligarca che si imbarca nella nuova avventura, quanto per il tandem che ora comanda. Si dovrà sciogliere il dubbio sul quale dei due pedalatori farà la vera corsa alla presidenza nel marzo 2012. Nonostante le differenze di opinioni su alcune questioni, Medvedev e Putin fanno parte dello stesso team. Anzi, per meglio dire: Vladimir Vladimirovic è l’allenatore che ha permesso a Dmitri Anatolevich di entrare in campo e bisognerà dunque aspettare cosa deciderà il trainer per la nuova stagione. Intanto è arrivata la nuova ala destra capeggiata dall'oligarca Prokhorov. Una variante nella strategia che non scombina certo la squadra. L’autunno porterà chiarezza.

(Lettera 43)