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BERLINO DOPO IL NUCLEARE, PROFUMO DI GAS RUSSO

Di Fulvio Scaglione

 

"Quando la cancelliera Angela Merkel ha annunciato, nel maggio di quest’anno, la rinuncia della Germania alla produzione di energia nucleare, che oggi costituisce il 22% del fabbisogno energetico del Paese, si è pensato a molte cose: una decisione presa per accompagnare l’ondata emotiva, assai forte in Germania, dopo il disastro di Fukushima e riguadagnare terreno elettorale; un’illuminata presa di posizione a favore delle energie pulite e un investimento sul futuro. Si è forse trascurata, però, la valenza di politica internazionale di quella decisione.

Due giorni fa, il presidente russo Vladimir Putin ha fatto partire, dalla città di Vyborg sulle coste del Mar Baltico, l’attività di North Stream, il gasdotto lungo 1.224 chilometri che dovrà portare fino alla città tedesca di Greifswald, attraversando le acque territoriali di Russia, Finlandia, Svezia, Danimarca e Germania, 55 miliardi di metri cubi di gas l’anno. Il gasdotto (i cui azionisti sono il russo Gazprom al 51%, le tedesche Wintershall Holding e E. ON Ruhrgas al 15,5% ciascuna, la francese GDF Suez e la franco-olandese Gasunie al 9% ciascuna) è costato 8,8 miliardi di euro ma consente alla Russia di scavalcare in un colpo Belorussia e Ucraina, vere forche caudine per le sue esportazioni di gas. E offre alla Germania…

La Germania mette a segno una serie di colpi che sono, appunto, politici ed economici insieme e che sono alla radice della decisione di spegnere, entro il 2020, i 17 reattori nucleari del Paese. Proviamo a elencarli.

1) Stringe un’alleanza fortissima con il primo produttore ed esportatore di gas naturale del mondo, la Russia appunto. Ed è appunto un’alleanza, non una dipendenza: il gas è vitale per le aziende tedesche ma i quattrini tedeschi sono linfa vitale per la sempre travagliata economia russa. Quindi…

2) La Germania diventa, grazie a North Stream, il distributore del gas russo in Europa. Il che significa che ai tedeschi il gas non mancherà mai. Per le ragioni del punto 1, sarà proprio la Russia a farsi garante delle forniture. E’ la stessa posizione che l’Italia dovrebbe ottenere se andrà in porto la costruzione di South Stream, il gasdotto in cui Gazprom ha il 50%, Eni il 20%, Edf il 15% e Wintershall Holding il 15%. Con una differenza: un’azienda tedesca (e una francese, Edf) è presente sia nel consorzio North Stream sia in quello South Stream.

3) Attraverso i gasdotti la Germania ribadisce non solo l’asse con la Russia ma anche quello con la Francia, e proprio in un settore delicatissimo come quello energetico. Il che significa, già nel breve periodo, continuare a condizionare in modo decisivo le politiche della Ue.

4) Ultimo ma non ultimo: così facendo, la Germania conferma la sua recente ma nettissima vocazione a spostare verso Est il baricentro della propria economia. Nel periodo 2006-2009 gli investimenti diretti tedeschi sono cresciuti del 132% in Russia, del 51% in Cina,dell’11,2% in Giappone, del 5,9% in Polonia. A Ovest un aumento solo per il Brasile (più 35,9%) e per il resto (Italia, Francia e Spagna comprese) solo cali.

L’economia tedesca, insomma, ha già piantato solide basi nei Paesi che hanno generato la crescita economica dell’ultimo decennio e del prossimo futuro. Anche, anzi soprattutto così si spiega la rinuncia totale alla produzione di energia nucleare.

(Fulvio Scaglione)