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Dall’attacco alla difesa

Uli Hoeness, ex centravanti e oggi presidente del Bayern, è accusato di evasione fiscale. E la somma sottratta al fisco è mano a mano aumentata, come ammesso dallo stesso manager. 

(Scritto per Lettera 43)

(bayern.de)

di Pierluigi Mennitti

Forse Ulrich Hoeness, detto Uli, avrebbe fatto meglio ad affidare la propria difesa processuale a Pep Guardiola, l'allenatore-star che sta portando il suo Bayern Monaco sempre più in alto nel firmamento del mondo calcistico. Anche nelle 24 ore più difficili della sua vita, quelle intercorse fra la sveglia all'alba, il banco dell'accusa nel tribunale di Monaco e la tribuna vip dell'Allianz Arena, l'unico a regalargli un momento di gioia è stato lui, Pep: l'11 marzo il Bayern ha superato l'Arsenal approdando ai quarti di finale della Champions League.

Una vittoria maturata con un pareggio, niente di speciale se si guarda al travolgente ruolino di marcia dei bavaresi in questa stagione ma, dato il periodo, sempre almeno un barlume di polvere di stelle. La prossima polvere che potrebbe assaporare rischia di essere quella di un carcere.

L'altra vita di Uli, ex attaccante di talento nella Bundesliga e nella nazionale degli Anni '70 poi manager calcistico di indiscusso successo, si svolge da tre giorni nell'aula del tribunale di Monaco, di fronte a giudici impettiti, procuratori inflessibili e giornalisti morbosi. Deve difendersi dall'accusa di evasione fiscale, un reato che in Germania prevede fino a 10 anni di galera e che ora, dopo che il vaso di Pandora del tesoro svizzero è stato scoperto nella sua dimensione reale, diventano assai probabili.

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