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La calamita polacca

Non dobbiamo meravigliarci se le aziende italiane guardano, anche in ottica produttiva, alla Polonia. Varsavia smentisce infatti la tesi secondo cui dove c'è costo del lavoro minore, minore è anche la competitività. Un nostro intervento su La Rassegna, testata della Confindustria di Bergamo.

Danzica, cantieri navali (Archivio Rassegna Est)
Danzica, cantieri navali (Archivio Rassegna Est)

di Matteo Ferrazzi e Matteo Tacconi

Non sono poche le aziende italiane che varcano la frontiera. La maggior parte lo fanno per trovare nuovi e più dinamici mercati di sbocco. E nella stragrande maggioranza dei casi i loro sforzi di imporsi all’estero sono stati ampiamente ripagati da ottime performance. Altre aziende, spesso in situazioni di difficoltà,  perseguono strategie di delocalizzazione. Non si tratta solo di fuga verso la Cina o altri paesi del Sud-Est asiatico. C’è ancora il fattore Est Europa, ed in particolare la Polonia. Un confronto può essere utile per capire cosa accade.

L'economia polacca (2014-2018)
L'economia polacca (2014-2018)

Membro dell’Unione Europea dal 2004 (sono passati ormai dieci anni) e membro della NATO dal 1999, con i suoi 38 milioni di abitanti la Polonia sta divenendo un mercato di sbocco rilevante e un hub di servizi. McKinsey vi ha messo lì uno dei suoi quattro knowledge center sparsi per il globo, solo per fare un esempio.  La Polonia è sì sempre più un mercato di destinazione, ma evidentemente attira ancora parecchi investimenti produttivi, spesso destinati non tanto al mercato locale quanto all’export.

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1 pensiero su “La calamita polacca

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