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Polonia A, Polonia B

I progressi di Varsavia dal 2004 a oggi sono stati enormi, ma non hanno ancora diluito gli squilibri regionali. L'ovest resta più sviluppato dell'est, per ragioni storiche, economiche e geografiche. La necessità di colmare il gap. 

(Da un nostro servizio per Limes)

Parco a Varsavia  (Archivio Rassegna Est)
Parco a Varsavia (Archivio Rassegna Est)

Ci sono due modi di guardare alla Polonia. Uno poggia sull'analisi di breve periodo. E qui si evidenziano, a fronte dei grandi successi ottenuti negli ultimi anni, alcuni problemi da affrontare con rapidità. Uno è lo stato sociale, che va innalzato. L'altro sono le riforme. Non che non se ne facciano. Ma, dicono molti esperti, necessiterebbero di maggiore incisività. 

Se però si prende l'altro modo di guardare la Polonia, assumendo un'ottica di lungo periodo, non si può non registrare che il paese viva il suo momento storico più felice. Ancorata all'Europa e alla Nato, con i confini blindati, in piena crescita economica, sicura di se stessa: Varsavia, negli ultimi duecento anni, non era mai stata così in salute.

L'economia polacca (2014-2018)
L'economia polacca (2014-2018)

I dati certificano questa soddisfacente congiuntura, che ha segnato uno scatto in avanti decisivo nel momento in cui il paese è entrato in Europa, nel 2004. Assumendo questo anno come punto di partenza risulta, stando al database della World Bank, che il Pil nazionale è passato da 252 miliardi a 489 miliardi di dollari, mentre quello individuale, pari a 6620 dollari, ammonta oggi a 12709. In pratica, sia sull'uno che sull'altro fronte, c'è stato un raddoppio.

Il Pil pro capite in Polonia (2006-2010) nelle NUTS 2.
Il Pil pro capite in Polonia (2006-2010) nelle NUTS 2.

Eppure la crescita polacca non è spalmata omogeneamente sul territorio. Le regioni dell'ovest e quella che si srotola intorno alla capitale Varsavia sono più prospere e sviluppate dei distretti orientali, come si può vedere nel grafico qui accanto, che mette in risalto i redditi individuali nelle NUTS 2, vale a dire le ripartizioni territoriali ricavate per l'assegnazione dei fondi strutturali e di coesione dell'Unione europea.

Da cosa dipende il ritardo dell'est polacco? Ci sono diversi fattori. Uno è geografico. Le regioni dell'ovest, infatti, beneficiano della vicinanza della Germania. Investimenti tedeschi e interscambio in crescita hanno inciso sul tasso di sviluppo di queste terre. Quanto a Varsavia, fa storia a sé. A livello geografico ricade nel quadrante est, ma è la capitale del paese e attrae una mole importante di investimenti. Il vantaggio portato dalla vicinanza con la Germania non arriva nei distretti dell'est, i cui dirimpettai, Bielorussia e Ucraina, non marciano a passo così spedito. Questo, tra l'altro, è uno dei motivi per cui Varsavia, con la leva della Eastern Partnership, punta a creare una cooperazione rafforzata tra l'Ue e il mondo ex sovietico.

Nell'ultimo numero di Limes un nostro articolo, approfondito, sui divari regionali in Polonia.

Un'altra causa del gap tra l'ovest e l'est polacchi sono le infrastrutture. Le arterie stradali, in generale non così sviluppate, tendono a coprire maggiormente la parte occidentale del paese. L'accesso a est, essendo più difficile, non favorisce la riduzione dello squilibrio. A cui contribuiscono anche altri fattori, tra cui l'indice di imprenditorialità, il peso (eccessivo) dell'agricoltura, la disoccupazione più elevata, i livelli di istruzione più bassi.

Non tutto, però, dev'essere visto in termini negativi. La Polonia ha infatti la necessità politica e strutturale di appianare il dislivello tra le sue regioni e questo, considerato tra l'altro che in quello ovest non si è più così in transizione, può favorire opportunità economiche lungo il versante est. L'agenzia polacca per gli investimenti ha recentemente creato un apposito portale per promuoverle.

1 pensiero su “Polonia A, Polonia B

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