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Orbanomics, mezzo fiasco?

L'Ungheria chiude il 2012 in recessione. Il governo blinda il controllo sulla Banca centrale e "manovra" in vista del voto del 2014. 

Tram a Budapest (Archivio Rassegna Est)
Tram a Budapest (Archivio Rassegna Est)

L’Istituto ungherese di statistica ha rilasciato il dato sull’andamento dell’economia nell’ultimo trimestre del 2012. Il Pil è calato del 2.8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In tutto il 2012, invece, è sceso dell’1.7%. È recessione, dunque. Questo è l’aspetto più evidente per l’economia magiara. Sono andate male, in particolare, l’industria e l’agricoltura.

Il dato 2012 arriva dopo due anni (2010 e 2011) di crescita modesta e il tonfo del 2009, con il Pil che scese del -6.8% e il crollo degli investimenti provenienti dall’estero. Nel periodo post-Leheman le cose non sono andate per il verso giusto, a Budapest. Non c’è dubbio. I consumi sono attualmente più bassi del 10% rispetto al 2008 (mentre Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia hanno già recuperato o superato i livelli di cinque anni fa), mentre gli investimenti fanno segnare un -27%.

Budapest è la capitale dell'Est più esposta alla crisi. Regge l'export, ma solo grazie agli investimenti della Mercedes.

L’Ungheria è il paese dell’Est più esposto alle intemperie dell’economia internazionale. Il motivo principale, ma non l’unico, è il fardello del debito pubblico, che veleggia intorno all’80% del Pil. Si tratta dal valore più elevato tra i paesi della regione.

L’export ha rappresentato la nota positiva, in questo arco di tempo, anche se il 2012 non è stato un anno facile neppure su questo fronte. Un terzo dei beni che varcano in uscita la frontiera magiara hanno a che fare con l’automotive e in questo ambito gli ungheresi se la sono cavata bene, grazie anche agli investimenti della Mercedes. Ma gli alti settori non hanno tenuto il passo.

Nel frattempo gli investimenti esteri sono calati del 5.2% nel corso dell'anno appena trascorso. Tale trend è peggiorato nell’ultimo trimestre: -7.9%. Non sorprende, questo dato, visto l’andamento dell’economia e il clima meno generoso che in passato verso gli investitori esteri, nei cui confronti l'esecutivo conservatore guidato da Viktor Orban, fautore di una politica statalista e anti-austerity, ha aumentato le tasse.

La nomina dell'ex ministro dell'Economia a governatore della Banca centrale porta nelle mani del governo tutta la politica economica. Ma Orban sa che deve evitare lo scontro con l'Ue.

Il 2013 potrebbe essere un anno migliore del precedente e questo potrebbe favorire la volata di Orban verso le elezioni del 2014, che si terranno in primavera (e i sondaggi dicono che Orban potrebbe essere rieletto). La Orbanomics in versione pre-elettorale è un misto di spesa pubblica, supporto ai consumi (calo delle tariffe di alcune utilities e aumenti per i pensionati), qualche progetto infrastrutturale (linea di metro, autostrade) e maggiore controllo sulla Banca centrale. Gyorgy Matolcsy, finora titolare del ministero dell'Economia e dunque primo esecutore delle politiche "non ortodosse" di Orban, ne è appena stato nominato governatore. Uno dei suoi primi atti è stato declassare due vicepresidenti nominati dal suo predecessore. La reazione dei mercati è stata negativa, portando al deprezzamento del fiorino. Intanto, i tassi sono ai minimi storici.

Eppure, ultimamente Orban, Matolcsy e i responsabili della politica economica magiara sembrano più cauti. Non è più il tempo di spesa pubblica fuori controllo. Il deficit fiscale deve essere portato sotto il 3%, per far sì che la Commissione Ue cancelli la procedura di infrazione per sfondamento, appunto, del deficit, aperta nel lontano 2004. Il rientro nei parametri dovrà essere strutturale e non avvenire con le manovre una tantum che hanno caratterizzato il recente passato. In caso contrario – la decisione è attesa a giugno di quest’anno – verrebbero bloccati i fondi strutturali erogati dall'Ue. Il che aggraverebbe la situazione ungherese.

1 pensiero su “Orbanomics, mezzo fiasco?

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