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Mai così ricchi

Una ricerca di Allianz dimostra, in controtendenza rispetto allo studio della Bce di sei mesi fa, che i tedeschi, quanto a patrimonio privato, non sono mai stati tanto bene. Di questo passo il divario tra nord e sud, in Europa, rischia di crescere ancora. 

(Scritto per Lettera 43)

La East Side Gallery, una parte sopravvissuta del Muro di Berlino (Archivio Rassegna Est)
La East Side Gallery, una parte sopravvissuta del Muro di Berlino
(Archivio Rassegna Est)

di Pierluigi Mennitti

Sei mesi fa un rapporto della Banca centrale europea (Bce) sulla ricchezza privata nei Paesi membri sollevò un mare di polemiche: italiani, spagnoli, francesi e addirittura greci risultavano più ricchi dei tedeschi. Ma tutti affogavano nella crisi debitoria dei propri bilanci pubblici e alla Germania era richiesto di impegnare il denaro per salvare gli altri dalla bancarotta. Era il tempo in cui i governi si azzuffavano attorno all'ennesimo pacchetto di salvataggio europeo, una trattativa che il rapporto della Bce rese ancora più difficile.

Il patrimonio in crescita

Ora uno studio realizzato dalla società di assicurazioni e servizi finanziari Allianz di Monaco di Baviera e reso noto dalla Süddeutsche Zeitung mercoledì 25 settembre ha relativizzato quei dati: «Il patrimonio privato dei tedeschi è in crescita e la crisi degli ultimi anni ha accentuato il divario fra il Nord e il Sud dell'Europa». Se la tendenza dovesse proseguire anche nei prossimi anni, è l'allarme lanciato dal capo economista di Allianz Michael Heise, potrebbe saltare la coesione dell'Unione europea.

Global Wealth Report è il nome del rapporto realizzato dall'azienda tedesca, che ha analizzato la situazione dei patrimoni privati in 50 Paesi sparsi per il globo al 2012. E questa è la prima differenza con lo studio pubblicato sei mesi fa dalla Bce: i dati dell'istituto di Francoforte si riferivano al 2008 e monitoravano la situazione precedente non solo alla crisi europea, ma anche a quella finanziaria globale che investì le economie nel biennio 2008-09. Dati superati, sui quali si innestò una polemica dal sapore strumentale.

I cinque anni di crisi hanno invece lasciato il segno e modificato i rapporti di forza. «Italiani e francesi continuano ad avere un patrimonio privato più alto dei tedeschi», ha riportato la Süddeutsche, «ma la distanza si è ridotta e spagnoli e greci sono stati sorpassati».

Un'altra differenza con i dati forniti dalla Bce è rappresentata dal fatto che lo studio di Allianz si riferisce solo al patrimonio in denaro (contanti, crediti in banca, depositi a vista), mentre quello di Francoforte includeva anche le proprietà immobiliari, calcolate per di più sui valori del 2008, prima della svalutazione determinata dalla crisi dei mercati immobiliari nazionali: ed è nota la maggiore propensione degli europei del Sud alla casa di proprietà rispetto ai tedeschi.

I numeri più attuali hanno rivelato invece «che il patrimonio in denaro netto dei greci è sceso a un quarto della media di quello europeo mentre la Spagna è crollata dal 61 al 44%». In Germania la tendenza è stata opposta: «Alla fine del 2012 ogni cittadino poteva mediamente disporre di un patrimonio netto di 41.950 euro, una crescita del 6,8%», ha scritto ancora il quotidiano bavarese, «testimonianza del fatto che i tedeschi non sono mai stati ricchi come ora».

I motivi principali di questa crescita sono stati in ordine il Boom delle borse, l'aumento dei redditi e una maggiore propensione al risparmio. Negli ultimi anni i tedeschi hanno investito i propri soldi soprattutto in depositi bancari vincolati e depositi di risparmio.

Ricchezza relativa e perdita di interessi

Particolarmente sorprendente resta il fatto che la Germania, considerata una delle nazioni più prosperose del mondo, si piazzi solo al 17esimo posto nella classifica degli Stati più ricchi: «Questa posizione mediana non è però una novità», ha osservato Heise, «e la costruzione di un patrimonio a lunga scadenza è un tema dell'agenda politica anche tenuto conto del forte invecchiamento della popolazione».

Lo studio di Allianz è destinato a rappresentare probabilmente anche una base per le trattative fra i partiti nella formazione del nuovo governo: Spd e Verdi in particolare, possono attingervi munizioni per insistere su misure fiscali che colpiscano i redditi più elevati.

Ma la situazione attuale presenta anche il lato negativo della medaglia: «Con i tassi di interesse al minimo storico, in nessun altro Paese europeo si è registrata una perdita sugli interessi così alta come in Germania». Mettendo in relazione i minori interessi sui depositi di risparmio e per l'accesso al credito, Allianz ha conteggiato che «nel 2012 i risparmiatori tedeschi hanno dovuto rinunciare a 5,8 miliardi di euro, pari a 761 euro a testa, mentre i cittadini degli altri Paesi dell'Eurozona sono stati alleggeriti di 34 miliardi di euro, pari a 134 euro a testa, proprio perché il meccanismo ha suggerito loro di risparmiare meno e accedere di più al credito». Uno squilibrio destinato ad accentuarsi quanto più lunga è destinata a essere la fase dei bassi tassi di interesse. Evidentemente, non si può avere tutto.

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