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Due anni fa il comico inglese Sasha Cohen ha portato sugli schermi il baffuto, volgare e un po’ strambo Borat e in Kazakistan qualcuno si è arrabbiato. Essere rappresentati in tutto il mondo come un popolo di rozzi imbranati non piacerebbe a nessuno.  Quando però ad Astana mi hanno confermato che i flussi turistici cominciavano a salire grazie anche alla pubblicità gratuita, allora hanno capito che non tutto il male, o il peggio, viene per nuocere.  Certo, da queste parti devono ancora comprendere che gli standard ai quali sono abituati i viaggiatori occidentali (dagli hotel ai trasporti) sono ben altri da quelli ora offerti, ma il tempo e la buona volontà sono a favore dei kazaki. ...continua a leggere "SULLE TRACCE DI BORAT"

Nello stesso giorno l’ultima mano di vernice allo stadio, il taglio del nastro e l’amichevole di lusso. Per gli outsider orientali del calcio berlinese comincia una nuova storia. Parliamo della seconda squadra di Berlino, l’1. Fc Union Berlin, messa in ombra nell’ultimo ventennio dall’ascesa dei cugini occidentali dell’Hertha, tornati a disputare campionati di buon livello in Bundesliga grazie ai potenti investimenti di grandi gruppi industriali tedeschi. Ai supporter dell’Union, invece, bastano le mani e l’orgoglio. Il secondo è servito a tener duro negli anni bui, le prime hanno lavorato duramente per ristrutturare lo stadio di casa. Ha un nome romantico, An der Alten Försterei, letteralmente “alla vecchia foresteria”, un nido del football che sembra uscito dagli almanacchi storici del calcio inglese, con le tribune a ridosso del terreno di gioco e un tabellone azionato a mano, con i numeri dei gol stampati sul cartone che scorrono come su un vecchio calendario ingiallito. Un pezzo originale di Ostalgie rivisitato però vent’anni dopo la caduta del muro, tempi in cui anche all’est, se si vuole, è possibile realizzare i propri sogni. ...continua a leggere "UNION BERLIN E IL MIRACOLO DI KÖPENICK"

Günter Schabowski, si può dire, è l’uomo che aprì il muro. La sera del 9 novembre 1989, in una conferenza di fronte alla stampa estera, mentre fuori il regime già vacillava e i cittadini dell’intera Ddr avevano ormai occupato le piazze e le strade del paese, e premevano su quel muro e su quelle frontiere perché cadessero, una volta per tutte, lui, Günter Schabowski, uno dei triumviri che qualche settimana prima avevano defenestrato Erich Honecker, quel muro lo aprì. Con due parole divenute leggendarie anche nella loro versione tedesca: “Ab sofort, da subito”. Da subito i cittadini della Ddr avrebbero potuto lasciare il proprio paese: due parole in risposta alle domande dell’ex corrispondente italiano dell’Ansa, Riccardo Ehrmann, giunto in ritardo alla conferenza e per questo appollaiatosi sulle scale sotto il palco. Sono passati venti anni e una lunga catena di vicende personali ha portato Schabowski su lidi distanti da quelli che aveva frequentato fino a quella notte. Oggi come allora, si ritrova in una sala gremita di giornalisti. Ancora una volta, giornalisti stranieri, affiliati all’Associazione stampa estera tedesca. C’è un ventennio da raccontare, gli anni passati in carcere, la voglia di capire, lo sforzo della riflessione, i libri scritti, l’abbandono del comunismo, il viaggio intellettuale in mare aperto chissà dove ma sicuramente lontano dal molo di partenza. ...continua a leggere "SCHABOWSKI, L’UOMO CHE FECE CADERE IL MURO"

Il sabato notte, gelido e invernale, di Riga è rischiarato dalle vetrine sempre illuminate del McDonald’s, all’incrocio più centrale della città vecchia, tra la pedonale Kalku iela e il trafficatissimo Basteja bulvaris, dove auto e taxi fanno a gara con i tram ma poi inchiodano rispettosamente davanti alle strisce pedonali più lunghe che abbia mai visto. E’ un po’ il centro della movida lettone, tra il pilone illuminato della pubblicità di una famosa cioccolata locale dove le ragazze del posto danno appuntamento ai turisti dell’amore per non fargli sapere dove abitano, il ponte pedonale sul canale Pistelas, la statua della libertà simbolo dell’indipendenza e, appunto, la Kalku iela, la via dello struscio che s’infila nel dedalo di vicoli e piazzette del centro storico. Per tutta la notte, anche d’inverno, quando il gelo e la neve smorzano gli entusiasmi della nuova gioventù lettone, il McDonald’s sforna, sottoforma di cheesburger e fried chips, il mito americano della trasgressione e della libertà. Fuori c’è sempre una lunga fila e anche all’alba, quando l’ora invoglierebbe più a una prima colazione che al pollo fritto in salsa barbecue, c’è sempre qualche nottambulo che s’attarda di fronte al bancone e ai McMenù fosforescenti. Mentre in altri angoli della nuova Europa il sogno americano ha ormai consumato la sua inevitabile parabola, qui, nel cuore dei Paesi Baltici resiste più forte che mai. Più che l’Europa è l’America l’antitodo alla vicina Russia e addentare un hamburger è un po’ come immunizzarsi dal virus di Mosca. ...continua a leggere "L’INATTESO DECLINO DELLE TIGRI BALTICHE"

L’ennesima edizione della crisi del gas con la Russia dimostra che l’Ucraina non ha ancora trovato non solo una soluzione alla questione della propria sicurezza energetica (problema che coinvolge ovviamente anche altri e come si è visto apre rischiose reazioni a catena), ma nemmeno un’elite politica in grado di sollevare il Paese ormai arrivato sull’orlo dell’abisso. Il background del duello è stato spesso definito politico, molti osservatori hanno scomodato Brzezinski e la sua Scacchiera, sono però i risvolti economici che al di là dello sfondo da Grande Gioco determinano sin dall’inizio degli anni novanta i conflitti tra Mosca e Kiev. Che l’Europa abbia scoperto il tutto nel freddo inverno del 2006 è un altro discorso. E nemmeno quest’anno, con l’intervento di Bruxelles e l’invio di osservatori per monitorare che qualcuno non sifoni illegalmente gas, non si può certo dire che sul piatto della bilancia ci sia qualcosa di più pesante che il conto della bolletta. Negli ultimi quindici anni Gazprom ha chiuso i rubinetti diverse volte (1993, 1997, 2000, 2006, 2009) mentre a Kiev Leonid Kuchma prima e Viktor Yushchenko poi hanno dovuto regolarmente mettere mano al portafoglio e saldare i debiti a Boris Eltsin e Vladimir Putin. Ora l’Ucraina, finita l’era dei prezzi di favore, dovrà incominciare a pagare per il gas russo prezzi di mercato. Dura lex, sed lex. ...continua a leggere "L’UCRAINA SULL’ORLO DEL COLLASSO"