Vai al contenuto

È passato alla storia come il cancelliere dell’unità. Non tanto perché gli è capitato anagraficamente di vivere, da capo del governo tedesco, la caduta del muro di Berlino, quanto perché ha determinato politicamente, con forza e convinzione, il cammino delle due metà divise dalla guerra fredda fino al ricongiungimento. Ma la storia, almeno quella successiva, non gli è stata riconoscente. Helmut Kohl si staglia nel pantheon delle figure politiche del Novecento con un profilo alto e chiaro, eppure gli eventi lo hanno costretto nell’ultimo decennio a rimanere in disparte. Quando la riunificazione tedesca compì dieci anni, era nel mezzo dello scandalo politico dei fondi neri, la mazzata definitiva dopo la sconfitta elettorale subita da Gerhard Schröder. Era divenuto d’impiccio a tutti, amici e nemici, un imbarazzante simbolo della sete di potere. Il suo successore socialdemocratico gli fece lo sgarbo di non invitarlo alle manifestazioni ufficiali e nessuno – stampa libera, opinionisti, compagni o avversari di partito – aprì bocca per stigmatizzare l’affronto, per distinguere la cronaca giudiziaria dalla storia con la s maiuscola, quella che finisce sui libri e ci resta per sempre. ...continua a leggere "KOHL, IL GRANDE VUOTO VENT’ANNI DOPO"

La festa è pronta, l’anniversario lungo un anno giunge al suo giorno più importante. Le rivoluzioni d’autunno del 1989 che cambiarono il volto dell’Europa convergono tutte nel cuore di Berlino. Il 9 novembre, dopo una confusa conferenza stampa del portavoce del politburo Günter Schabowski, il muro che aveva diviso per ventotto anni la vecchia capitale tedesca e l’intero continente venne giù, trascinandosi tutta la simbologia della guerra fredda. Polonia e Ungheria erano già sulla strada delle riforme, Cecoslovacchia, Bulgaria e Romania avrebbero seguito a breve, sul velluto o sul sangue, e più in là sarebbero giunti anche i paesi baltici, l’Albania, pezzi del vecchio impero russo e almeno una fetta dell’ex Jugoslavia. Ma tutto si concentrò qui, in quella sera umida e grigia nella quale i cittadini di Berlino Est si ammassarono ai punti di frontiera dopo aver ascoltato l’«ab sofort» di Schabowski. ...continua a leggere "BERLINO 1989-2009, È QUI LA FESTA"

Quella di Vaclav Havel è forse la parabola più bella tra quelle che la storia ha saputo scrivere nell’anno fatale del 1989. Il dissidente per eccellenza, l’intellettuale, lo scrittore e il drammaturgo che aveva pagato con il carcere l’iniziativa di Charta ’77 – «l’associazione libera e aperta di persone» che con l’appello al rispetto basilare dei diritti dell’uomo rappresentò una delle iniziative di dissenso più importanti di tutta l’Europa orientale – prese la leadership della rivoluzione di velluto e arrivò fin su al Castello, la splendida cittadella in cima alla collina di Praga, il luogo del potere. ...continua a leggere "LA DISSIDENZA COME SCELTA MORALE"

Mentre la Ddr s’infiamma, in Ungheria la transizione dal comunismo alla democrazia prende la via meno eccitante ma più rassicurante del compromesso politico. Qui dove tutto è iniziato, dove l'apertura della cortina di ferro ha accelerato l'implosione dei paesi fratelli confinanti e dove timide riforme hanno creato fin dagli anni Settanta le premesse di un post-totalitarismo avanzato, la metà di ottobre fa registrare il progresso decisivo verso la chiusura di un'epoca e la nascita di un nuovo sistema politico e istituzionale. ...continua a leggere "1989, LA RIVOLUZIONE NEGOZIATA D’UNGHERIA"

L’onda lunga é partita da qui. Oggi a Danzica, davanti ai cancelli d’ingresso dei vecchi Cantieri Lenin ormai dismessi, si erge il monumento che simboleggia la voglia di libertà dei lavoratori e dell’intero popolo polacco durante il periodo del regime comunista. Le tre ancore poste in cima alle colonne alte oltre quaranta metri ricordano i movimenti di protesta soffocati nel sangue nel 1956, 1970 e 1976. ...continua a leggere "PROSSIMA USCITA SOLIDARNOSC"