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"Il Caucaso è ritornato a essere un’area ad alta tensione e non solo per la guerra dello scorso anno tra Russia e Georgia. Il conflitto dei cinque giorni nell’estate del 2008 è servito a Mosca per dare un segnale forte: il Cremlino non accetta di ridurre la propria influenza nella regione e traccia una linea rossa che gli Stati Uniti con l’amministrazione Bush e Mikhail Saakashvili hanno oltrepassato. Ma nel Grande Gioco che coinvolge le potenze tra Caucaso e Asia Centrale questa è solo una faccia della medaglia. La Russia è tornata a giocare sulla scacchiera internazionale, sfruttando le mosse sconsiderate del presidente georgiano, ma all’interno dei propri confini non ha ancora scovato il bandolo della matassa. ...continua a leggere "UNA SPOLVERATINA A KADYROV?"

C’era vita su Marte. C’erano i giorni che scorrevano forse tutti uguali, c’erano le kneipe dove andare ad annegare la monotonia, c’erano le auto un po’ scassate, le Trabant, con le quali fare gite fuori porta e c’erano le partite di calcio, competizioni agonistiche ma anche surrogati di battaglie e conflitti che in una società totalitaria erano ancora più latenti. E poi i negozi, i locali da ballo, la scuola, le fabbriche e le miniere, perfino la moda, con i modelli creati dai designer dell’istituto statale che non erano poi così male ma, chissà perché, non raggiungevano mai le boutique e i clienti, solo le pagine della rivista di settore, una sola, Sybille. Tutto era più povero e più grigio rispetto all’occidente ma insomma, sul pianeta rosso del comunismo tedesco c’era vita. ...continua a leggere "LA VITA PRIMA DEL MURO"

Kurmanbek Bakiyev è stato rieletto presidente del Kirghizistan. A quattro anni dalla rivoluzione dei tulipani che ha detronizzato Askar Akayev e lo ha condotto al potere a Bishkek, il leader della piccola e povera repubblica centroasiatica sembra però aver perso la bussola. Da un pezzo. La tornata elettorale di giovedi scorso gli ha regalato come previsto la solita strabordante maggioranza - che come in tutti gli altri stati postsovietici dal Caucaso al Pamir non va sotto i due terzi - ma non è per nulla chiaro se gli servirà a trovare la retta via. Quella per risollevare il Paese dal baratro.Al momento la sua preoccupazione è comunque di mettere a tacere le proteste dell’opposizione: “Bakiyev ha perso le elezioni. Il Kirghizistan non ha un presidente legittimo. Potrebbe anche essergli assegnato il 190 per cento. Queste elezioni non sono regolari e noi lo dimostreremo chiaramente”, parole del principale rivale Almazbek Atambayev, fermo a un misero 6 per cento. In realtà la possibilità che la storia si ripeta è oggi abbastanza lontana. ...continua a leggere "GREAT GAME IN SALSA KIRGHISA"

Era esattamente vent’anni fa. Era il febbraio del 1989, e in una Varsavia che viaggiava da tempo in anticipo rispetto al calendario gorbacioviano della perestrojka, si apriva la tavola rotonda. Intorno, i nemici di un tempo: gli uomini del governo comunista in carica, il sindacato fantoccio di regime, gli eroi di Solidarnosc, i gruppi di opposizione sorti clandestinamente dopo gli scioperi sedati del 1981 e ora riemersi dalla penombra. In tutto cinquantasette persone. La transizione polacca maturò lì, in quelle stanze anonime e burocratiche, così lontane dai rumorosi cantieri di Danzica dove tutto era iniziato nove anni prima. Il capitolo polacco della rivoluzione del 1989 si distacca dall’epopea che vissero tedeschi dell’est e cecoslovacchi, e poi rumeni e baltici e albanesi nei mesi e negli anni a seguire. Fu un passaggio politico, un lavoro di trattative e accordi, una battaglia sul filo sottile della retorica e del braccio di ferro, giocato però sul tavolo della diplomazia. Fu la tavola rotonda. Lo storico François Feitö la definì “la rivoluzione stanca”. ...continua a leggere "LA RIVOLUZIONE STANCA"