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Stamattina vado dal dottore. Un appuntamento già preso da tempo per un controllo. Mi aspetto la solita calca da inizio settimana, aggravata dall’effetto coronavirus. Zero: le segretarie tranquille al desk, mascherina e guanti, in sala d’aspetto un pugno di persone. Si sono organizzati: chi si presenta senza annunciarsi viene messo in lista (brevissima) d’attesa o rimandato a due ore più tardi, sino a esaurimento posti. E tempo. I casi sospetti devono telefonare prima, se arrivano vengono visitati e eventualmente si fa il tampone, secondo le linee del ministero della Sanità. Non basta avere tosse e un po’ di febbre, ci deve essere un qualche sospetto maggiore, come il contatto diretto con una persona infetta o la provenienza da zone a rischio. Continua su Lettera 43

Il mondo economico tedesco vede delinearsi gli scenari più pessimistici legati all’epidemia, ribaltando le considerazioni più tranquillizzanti diffuse solo pochi giorni fa da uno degli istituti economici più prestigiosi del paese, l’Ifo di Monaco. È la stessa associazione degli industriali (il Bundesverband der Deutschen Industrie, Bdi), a lanciare l’allarme nel rapporto quadrimestrale appena stilato. Il rischio di recessione è aumentato sensibilmente, “la crescita economica rischia di evaporare”. Se nel secondo trimestre non ci sarà una normalizzazione nei paesi colpiti dall’epidemia, i ricercatori della Bdi ipotizzano un calo della produzione per l’intero 2020. Continua su Startmag

Dopo l'addio annunciato dalla delfina Akk, il futuro dell'Unione cristiano-democratica di Germania è affare loro. Un moderato centrista nel segno della continuità, un rigido "padrone" più a destra per recuperare i voti finiti ad Afd, il 40enne outsider gay simbolo del cambio generazionale e l'ex ministro ostile ad Angela. Guida alla successione della cancelliera. Continua su Lettera43

Odio razzista, xenofobo e antisemita: nella storia della Germania riunificata, negli ultimi 30 anni, la violenza targata estrema destra, nelle sue varie ramificazioni, ha lasciato una lunga scia di sangue. Non semplice da seguire, anche per il fatto che le cifre del governo e delle varie istituzioni si discostano da quelle raccolte dalle organizzazioni che si occupano di diritti civiliBasti solo pensare che se per Berlino il numero ufficiale delle vittime dal 1990 è fissato in 94, la fondazione Antonio Amadeo Stiftung ne ha contate 198, più una dozzina di casi opachi ed escluse ancora quelle di Hanau. Continua su Lettera43 

Il 2019 si è concluso tra Russia e Ucraina con alcuni segnali positivi, che pur non riavvicinando i due paesi – in rotta di collisione dopo il regime change a Kiev, l’annessione della Crimea e l’avvio della guerra nel Donbass – hanno evitato di allargare il fossato in un momento in cui si poteva aprire una voragine e inghiottire ogni speranza di riposizione di un duello che caratterizzerà non solo l’anno appena iniziato, ma l’intero decennio. Continua su Lettera43