Vai al contenuto

L’inesistente opposizione russa

Dopo la morte di Boris Nemtsov: perchè Putin continua a dormire sonne tranquilli.

Putin e i volti dell'opposizione russa (Lettera43)
Putin e i volti dell'opposizione russa (Lettera43)

Di Stefano Grazioli
Scritto per Lettera43

La marcia di domenica scorsa a Mosca, organizzata dall’opposizione extraparlamentare originariamente per protestare contro la guerra in Ucraina supportata sottotraccia dal Cremlino, si è trasformata in un corteo funebre in onore di Boris Nemtsov, la voce più rumorosa tra i critici di Vladimir Putin fatta tacere con quattro colpi di Makarov. Alle accuse di sobillare i separatisti filorussi del Donbass si sono aggiunte nei confronti del presidente russo quelle di essere il burattinaio dietro l’agguato di venerdì notte. Nella capitale sono scese in piazza circa cinquantamila persone, a Novosibirsk, una delle diverse città dove si sono tenute proteste analoghe, i dimostranti sono stati un paio di centinaia.

Guardando i numeri, e considerando il fatto che senza la morte di Nemtsov la marcia di Mosca avrebbe probabilmente raccolto meno della metà delle persone arrivate ieri, cioè ad andare bene ventimila, quante hanno visto allo stadio di Chimki Dinamo Mosca-Anderlecht lo scorso mercoledì, l’opposizione russa che piace all’Occidente appare senza speranza. Se in una metropoli di quindici milioni di abitanti il massimo potenziale dell’opposizione in un momento del genere è questo, allora Putin può dormire sonni tranquilli. Esattamente come prima.

Boris Yefimovich Nemtsov è stato presentato in Occidente, prima, ma ancor di più dopo la sua morte, come il leader, o uno dei leader, dell’opposizione: guardando sempre i numeri, quelli ad esempio forniti dal Levada Center di Mosca, si scopre invece che il capo del Rpr-Parnas in realtà contava come il due di picche nella briscola russa. In nessuno dei sondaggi recenti il suo nome e quello del suo partito spuntava tra quelli considerati dall’elettorato. Se per Putin lo scorso ottobre avrebbe votato l’87% dei russi, Alexei Navalny, un altro alfiere dell’opposizione, non arrivava all’1%. Di Nemtsov nessuna traccia. Stesso dicasi per il suo partito, sia a livello di possibilità future, che ovviamente guardando il presente. Alla Duma il Rpr-Parnas non è ovviamente rappresentato, dei 3787 consiglieri regionali dei circa 90 oblast russi solo uno appartiene alla formazione di Nemtsov. In buona sostanza, il peso specifico politico di Boris Yefimovich non corrisponde alla presentazione che ne viene fatta in Occidente.

In Russia le cose stanno diversamente da come vengono mediamente rappresentate tra Bruxelles e Washington. Per l’elettorato russo Nemtsov, che condivideva nel partito la leadership con Mikhail Kasyanov, aveva credibilità zero: il motivo è facile da spiegare, visto che la sua immagine non era quella dell’incorruttibile paladino della democrazia, ma quella del fallito riformatore liberale al tempi di Boris Eltsin. Stesso dicasi per Kasyanov, detto Misha 2% con riferimento alla percentuale che riceveva sulle tangenti, e ultimo della guardia del vecchio presidente ad essere stato sbattuto fuori dal Cremlino nel 2003 quando era primo ministro.

Le sue accuse nei confronti di Putin sulla corruzione in Russia e sui miliardi di rubli sperperati per le Olimpiadi di Soci arrivavano dal pulpito sbagliato. Anche se vere. Che piaccia o no all’Occidente Kasyanov e gli altri protagonisti più o meno rumorosi delle marce antiputiniane sono visti dai russi con diffidenza e talvolta con ilarità. Che Misha 2% parli di corruzione fa sbellicare dalle risate i russi e chiunque conosca un minimo la storia degli ultimi vent’anni a Mosca e dintorni. Il resto è propaganda. Il quadro è in definitiva questo: Alexei Navalny, popolare nella capitale e a San Pietroburgo, ma ignorato nel resto del paese, è la figura al momento relativamente più nota della variegata opposizione, che in questi anni non è mai riuscita a coagularsi né dentro né fuori il parlamento. In corsa pe diventare sindaco di Mosca un paio di anni fa ha raccolto quasi il 30%, ma a livello nazionale i sondaggi attuali lo danno sotto l’1%. E le prossime elezioni parlamentari sono comunque alla fine del 2016, le presidenziali nel marzo 2018.

Gli altri leader antiputiniani, dai vari Ilia Yashin a Garry Kasparov, sono alla stessa stregua, cioè più popolari all’estero che in Russia, il che è tutto dire. Se l’autoritarismo del Cremlino ha contribuito al blocco del sistema politico, congelando e controllando in sostanza i processi democratici, è vero però che l’opposizione extraparlamentare si è schiantata contro il muro di un elettorato che vede ancora in Vladimir Vladimirovich il salvatore della patria. All’interno della Duma un po’ di opposizione tutto sommato c’è, dai comunisti di Gennady Zyuganov ai socialdemocratici di Sergei Mironov, ma non è quella che piace in Occidente e per questo non viene nemmeno tenuta in considerazione.

La miopia occidentale, politica e mediatica, che tende a vedere in Russia non ciò che accade realmente, ma ciò che vorrebbe che succedesse, non può che condurre a problemi maggiori: l’omicidio di Boris Nemtsov rischia di trasformarsi in un altro scontro di propaganda e andare a intaccare la già fragile cornice internazionale con ripercussioni in primo luogo sulla crisi ucraina e gli accordi di Minsk, che per reggere hanno bisogno di quel solido contesto che l’assassinio dell’oppositore di Putin sta mettendo invece di nuovo in pericolo.

1 pensiero su “L’inesistente opposizione russa

  1. Pingback: Ultime da Mosca | RASSEGNA EST

Lascia un commento