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EX URSS, ENERGIA NUCLEARE? YES PLEASE!

È passato un quarto di secolo dal disastro di Chernobyl. L’Ucraina ha commemorato la più grande tragedia della storia del nucleare civile alla presenza del presidente Victor Yanukovich e di quello russo Dmitri Medvedev, rappresentanti delle due repubbliche che allora facevano ancora parte dell’Unione Sovietica, mentre era assente Alexander Lukashenko, capo di Stato della Bielorussia, il paese più colpito dalla nube radioattiva.

A Chernobyl sono state ricordate le ferite del passato, ma anche quelle del presente.“La tragedia di Fukushima ha dimostrato che dobbiamo prendere ulteriori misure per rendere l’energia nucleare più sicura” ha affermato Medvedev, collegandosi al fresco dramma nucleare in Giappone”. Il leader del Cremlino ha annunciato che proporrà ai Grandi della terra al prossimo G8 di stilare una convenzione internazionale sulla sicurezza nucleare. Yanukovich da parte sua ha ricordato “le immense conseguenze del disastro di venticinque anni fa sulla popolazione”.

Gli effetti di Chernobyl, sulle persone e sul territorio, durano ancora oggi Nel momento dell’esplosione nella notte tra il 25 e il 26 aprile fu liberata radioattività circa quattrocento volte maggiore rispetto a quella della bomba americana su Hiroshima nel 1945. In un’area nel raggio di 100 km dalla centrale si ebbe la maggiore contaminazione e furono evacuate oltre 350 mila persone.

A venticinque anni dal dramma atomico continua ancora il balletto sui numeri delle vittime: 4000 secondo le cifre ufficiali, decine di migliaia secondo altre fonti. E il nuovo sarcofago che dovrà seppellire per sempre lo spettro di Chernobyl deve essere ancora terminato. Lo sarà probabilmente fra cinque anni, giusto per l’appuntamento del trentesimo anniversario.

L’Ucraina, la Russia e la Bielorussia vanno avanti comunque con i loro programmi nucleari. Il primo ministro ucraino Mykola Azarov ha detto che Kiev non intende abbandonare la strada dell’atomo e non rinuncerà a costruire nuovi reattori. “Dobbiamo imparare le lezioni dalle catastrofi come quelle di Chernobyl e Fukushima. Stiamo controllando in maniera approfondita le nostre centrali e saranno stanziati fondi per aumentare la sicurezza”. Nel paese sono attive 4 centrali per complessivi 15 reattori.

Stessa linea del premier russo, Vladimir Putin, che ha chiesto maggiore attenzione: “L’incidente avvenuto 25 anni fa nella centrale nucleare di Chernobyl ha costituito una lezione per l'umanità intera. Questa catastrofe ci obbliga a riconsiderare seriamente le esigenze in materia di nucleare”. Mosca va avanti con il nucleare: ha dieci centrali con trentuno reattori, alle quali deve il 16% di tutta l’energia prodotta a livello nazionale.

In Bielorussia verrà costruita proprio dai russi la prima centrale atomica del paese. Le altre tre repubbliche dell’ex Urss non sono particolarmente attratte dal nucleare e solo in Armenia è attiva quella di Mezamor. Giudicata a rischio, dato che si trova in una zona sismica.

Ma il business va oltre i confini. La Russia, che ha in mano il 20% del mercato mondiale del nucleare, ha progetti dalla Turchia alla Cina. La grande conferenza internazionale che si è tenuta a Kiev nell’ambito delle commemorazioni di questi giorni ha avuto come titolo “Chernobyl, 25 Years. Safety for the Future”. Che tradotto vuol dire: più sicurezza e avanti con il nucleare.

(Limes)