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ZYUGANOV E I NOSTALGICI DEL COMUNISMO

Non sarà certo un’onda anomala rossa, ma è un fatto certo che i comunisti russi stanno di nuovo tornando alla carica. Secondo i sondaggi alle prossime elezioni parlamentari potrebbero sfondare la soglia del 20%, sempre lontani dal partito del potere guidato da Vladimir Putin contro il quale nulla si può, ma lanciati per rinverdire i fasti degli anni Novanta, quando costituivano ancora la maggioranza relativa. Oggi come allora li guida Gennady Zyuganov, fisico convertitosi alla politica, da diciotto anni membro della Duma della Federazione Russa e per quasi trent’anni del Partito comunista dell’Urss.

Nel novembre del 1991 Boris Eltsin, in seguito al putsch di agosto e alla vigilia della dissoluzione dell’Impero che sarebbe stata sancita a dicembre, mise al bando il Pc sovietico e Zyuganov fu uno dei fondatori della nuova formazione rinata nel 1993 e di cui poi prese la testa nel 1995. Da allora Gennady Andreevich non perde un colpo e tra alti e bassi è sempre stato la punta di diamante dell’opposizione, sia ai tempi di Corvo Bianco che nell’ultimo decennio, dominato dal tandem Putin-Medvedev.

La perdita di appeal dei due signori in questione ha riportato alla ribalta Zyuganov e compagni, capaci di agganciare non solo il solito zoccolo duro di nostalgici, ma anche qualche forza fresca, oltre naturalmente alla protesta di sinistra (quella di destra si dirige verso i liberaldemocratici del Lpdr, ossia verso Vladimir Zhirinovsky). Alle elezioni del 2007 il Kprf (Kommunističeskaja Partija Rossijskoj Federacii) aveva raggiunto l’11,57% dei voti e 57 seggi, domenica sera gliene potrebbero essere assegnati una novantina. Non sarebbe certo il record della sua storia, ma il miglior risultato nell’era putiniana.

Se i sondaggi verranno dunque confermati sarà ancora una volta Zyuganov a ricoprire il ruolo di anti-Putin, anche in vista delle presidenziali del 4 marzo 2012 quando i due si ritroveranno di fronte, questa volta personalmente e non solo come candidati di punta dei rispettivi partiti alle legislative. Il quasi settantenne Gennady Andreevich è uno abituato agli scontri. Soprattutto a perderli, sia per il fatto che i seguaci del comunismo nella Russia di oggi sono comunque una minoranza, sia perché i suoi rivali, sia negli scontri diretti per il Cremlino, sia in quelli per la Duma, non hanno rinunciato a utilizzare ogni possibile risorsa, anche sporca.

Non è solo la storia di queste elezioni, pilotate dall’alto per non lasciare troppo spazio a sfoghi indesiderati, ma di tutte quelle del passato. Una storia che dimostra come la via della democrazia della Russia è stata smarrita quasi prima di essere stata imboccata. La differenza, tra gli anni Novanta e oggi, è nella percezione occidentale: allora i brogli per tener buoni i comunisti erano giudicati a fin di bene e le manipolazioni dei media erano giustificate dal fatto che bisognava evitare mali ben peggiori.

Quando Zyuganov nel 1996 arrivò al ballottaggio delle presidenziali contro Boris Eltsin dovette soccombere di fronte al capo di stato in carica alla fine di una campagna elettorale che fu il segnale, secondo il leader del partito liberale Yabloko Grigori Yavlinski, della morte della libertà di stampa in Russia. Quindici anni fa si trattava di impedire che i comunisti, primo partito alle parlamentari del 1995 con il 22%, riprendessero il comando in un Paese in crisi dopo la prima guerra cecena (1994-1996) e saccheggiato dalle bande di oligarchi. Gennady Andreevich prese al primo turno il 33% contro il 35% di Eltsin, che prima del ballottaggio “comprò” i voti del terzo incomodo, il generale Alexander Lebed, nominato in seguito segretario del Consiglio della Federazione. Nonostante la sconfitta e l’ostracismo del potere, Zyuganov portò i comunisti a confermare maggioranza relativa alla Duma eletta nel dicembre del 1999, davanti al primo partito di Putin Unità e a Patria-Tutta la Russia, che poi in parlamento si allearono mettendo ancora una volta i rossi in castigo.

Il 24,3% di allora è rimasto il miglior risultato alle elezioni parlamentari. Nel 2003 il Kprf ha ottenuto il 12,8%, poco più di quello che avrebbe conquistato quattro anni dopo. Ora Zyuganov vuole quasi raddoppiare, anche se il suo ruolo non cambierà. Confinato ai banchi dell’opposizione, lontano dai centri di potere, espressione di un passato che non passa e che qualcuno delle vecchie generazioni in Russia guarda ancora con un pizzico di nostalgia.

(Lettera 43)