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IL CREMLINO E IL TESORO DELL’ARTICO

La Russia non molla la presa sull'Artico. E in attesa del 2014, quando potrà presentare alla preposta commissione Onu il dossier con le proprie rivendicazioni sulle gelide acque della regione polare, decide di dislocare in zona un nutrito numero di soldati.

Mauro de Bonis / Limes

 

Ad annunciarlo il ministro della Difesa russo, Anatolij Serdjukov, che precisa trattarsi di ben due brigate al posizionamento delle quali stanno predisponendo un piano dettagliato comprendente armamenti, numero di soldati e infrastrutture. Le truppe russe faranno sicuramente base a Murmansk e Arkhangel'sk, le due grandi città a nord della Federazione, ma potranno essere piazzate anche in altri siti della regione. La presentazione di questo piano militare per l'Artico arriva appena un giorno dopo le dichiarazioni rilasciate dal primo ministro Putin. Il premier russo ha ribadito, in una conferenza ad Ekaterinburg, l'importanza strategica che Mosca assegna alla regione polare, spiegando che “la Russia è impegnata a espandere la propria presenza nell'Artico” e che pur rimanendo “aperti al dialogo con i partner stranieri” la Federazione è pronta a difendere i propri interessi geopolitici regionali “con fermezza e coerenza”.

Putin ha anche chiarito che Mosca non ha alcuna intenzione di rinunciare alle pretese territoriali nell'Artico, e alla presentazione, tra due anni, degli studi che proverebbero come la Russia abbia il diritto ad inglobare nei propri confini marittimi oltre 1,2 milioni di chilometri quadrati di gelide acque artiche. Acque che nascondo un tesoro energetico immenso e che Mosca, insieme alle altre capitali rivierasche e a quelle con interessi concreti nella regione, ha intenzione di sfruttare complice il progressivo scioglimento dei ghiacci artici. Interessi giganteschi, che potrebbero cozzare e scatenare crisi dalle conseguenze imprevedibili. Per questo la Russia ha deciso di armare e bene il suo nord.

Ma non è detto che i soldati spediti al freddo e al gelo del Nord debbano forzatamente tornare utili. C'è possibilità di dialogo e accordo tra Stati per lo sfruttamento di una regione decisamente ostica e la demarcazione di confini contesi, come sono riusciti a fare Russia e Norvegia già da tempo, firmando un trattato per la delimitazione marittima tra i due paesi e per una stretta cooperazione artica. Un accordo in vigore esattamente dal 7 luglio 2011 e che faciliterà sia la pesca delle rispettive flotte sia la cooperazione energetica tra Oslo e Mosca nel Mar di Barents e nell'Oceano Artico, perché stabilisce regole precise sullo sfruttamento comune dei preziosi idrocarburi che la regione nasconde.

(Limes)